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Questo articolo è stato pubblicato il 09 giugno 2015 alle ore 06:39.

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Le società di noleggio studiano le prossime mosse in attesa della pronuncia del Tar del Lazio prevista per il 9 luglio (rinvio deciso il 28 maggio scorso), che dovrà esprimersi ancora sul comma 4 dell’articolo 94 del Codice della Strada.

L’articolo vieta l’intestazione fittizia di un veicolo a motore e impone di riportare sui suoi documenti il nome del conducente, se diverso dall’intestatario, qualora il primo lo utilizzi per più di 30 giorni. Questa disposizione, introdotta nel 2010 soprattutto per scoraggiare l’elusione fiscale costituita dall’utilizzo di veicoli con targa e polizza assicurativa estere noleggiati da utilizzatori italiani, è oggetto da allora di un contenzioso che vede le società di noleggio, costrette a un laborioso lavoro per rispettare le regole, opporsi con ricorsi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al ministero degli Interni, all’Aci e alla Motorizzazione civile.

Dopo il pronunciamento del 28 maggio, il giudizio di merito arriverà dal Tar all’udienza fissata per il 9 luglio, cosa che, dopo gli eventuali rilievi dell’Aniasa, l’associazione di categoria delle società di noleggio, allungherà ulteriormente i tempi per una soluzione definitiva della questione.

Dopo lo stop che ha seguito le sentenze del Tar dell’ottobre scorso, e le successive circolari del ministero dell’Interno e dei Trasporti si è venuta a creare una situazione fumosa in cui il comma 4 dell’articolo 94, non modificato né abrogato, non viene però di fatto applicato alle società di noleggio. Ma queste ultime non sono ancora soddisfatte poichè il settore chiede chiarezza delle leggi e semplificazione delle procedure.

Per quanto riguarda il primo aspetto, l’incertezza generata dall’assenza temporanea di normative precise si presta a interpretazioni che potrebbero portare all’applicazione di sanzioni «a macchia di leopardo». Infine, la situazione attuale potrebbe portare al mantenimento dell’obbligo di annotazione a carico delle sole aziende clienti dei noleggiatori.

Le società di noleggio, quindi, si battono contro l’annotazione e sostengono che la tracciabilità desiderata dalle autorità per contrastare elusione ed evasione fiscali può essere perseguita consultando i vari database esistenti, alimentabili con segnalazioni delle transazioni solo per via informatica e a costo zero. «Il problema dell’intestazione fittizia - sostiene Pietro Teofilatto, direttore del settore noleggio a lungo termine di Aniasa – potrebbe essere risolto dalla Polizia Stradale proprio incrociando i dati dei vari database, per esempio quelli degli associati Aniasa. La Polizia Stradale, che ha compreso l’importanza di questi archivi, è già sulla buona strada che le può permettere di tracciare informaticamente ogni situazione non chiara riguardante le intestazioni dei veicoli. La pubblica amministrazione parla di dematerializzare tutto, ma contemporaneamente una sua frangia, costituita dalle nostre controparti, punta ancora all’annotazione, che costituisce un appesantimento incredibile e inutile delle nostre procedure». Inoltre, va detto che quello dell’annotazione è comunque un adempimento solo parziale che non risolve l’annoso problema dell’identificazione del vero utilizzatore del veicolo poiché, nel caso del noleggio a lungo termine, prevede l’annotazione negli archivi del locatario del veicolo («avente causa»), e non del conducente.

Tornando al 9 luglio le società di noleggio sanno che la pronuncia del Tar potrebbe non mettere fine alla questione, perché il comma 4, pur non applicato ancora esiste.

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