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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2014 alle ore 16:38.

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In fondo alle classifiche mondiali per povertà e analfabetismo (71%) il Niger è balzato negli ultimi anni in cima alla priorità strategiche della comunità internazionale. Lo si intuisce fin dall'atterraggio a Niamey, la capitale, osservando le infrastrutture campali che francesi e statunitensi hanno eretto con discrezione tra la scarsa vegetazione posta a lato della pista dell'aeroporto Diori Hamani.

Qui le forze aeree francesi hanno dislocato 6 cacciabombardieri Mirage 2000 e Rafale e 5 droni Reaper e Harfang che compiono missioni quotidiane sul vicino Malì. Anche gli statunitensi hanno trasferito in Niger i loro Reaper (armati) le cui missioni coprirebbero una vasta area che include Malì, nord del Niger e meridione libico e algerino e recentemente anche il nord della Nigeria. Territori caratterizzati dalla forte presenza di gruppi terroristico-criminali islamisti da Boko Haram (Nigeria) ad Aqmi (Algeria) al Movimento per l'Unicità del Jihad in Africa Occidentale - Mujao e Ansar Din (Malì) ai trafficanti di al-Morabitum guidati dal famigerato Mokhtar Belmokhtar e alle milizie che imperversano nel sud libico.

Gli americani non vogliono sentir parlare di basi militari, preferiscono il termine "punti d'appoggio", ma la loro presenza militare è in crescita e comprende anche forze speciali e istruttori che addestrano ed equipaggiano interi battaglioni dell'esercito nigerino inclusi gli 800 soldati schierati in Malì nell'ambito della missione dell'Onu Minusma. Ad Arlit, nel nord desertico vicino ai confini algerini le forze speciali di Washington hanno istituito una base avanzata per compiere incursioni contro i jihadisti (si dice che unità americane siano attive anche al di là del confine libico) e addestrare il battaglione di paracadutisti di Niamey nell'ambito di un programma che vede Berretti Verdi e Delta Force formare le unità d'élite di quattro Paesi del Sahel.

Nella bollente e polverosa Niamey, attraversata placidamente dal fiume Niger lungo il quale si concentrano gran parte dei 17 milioni di abitanti del Paese, la presenza internazionale è cresciuta considerevolmente e non è più limitata agli ex colonizzatori francesi dopo che la caduta del regime di Muammar Gheddafi ha scatenato caos e destabilizzazione in tutto il Sahel e buona parte dell'Africa Occidentale. Basta osservare una mappa per notare che il Niger è circondato da Paesi o da regioni fuori controllo e la sua eventuale destabilizzazione comprometterebbe le possibilità d'intervento della comunità internazionale.

Nonostante le difficoltà e le tensioni politiche interne il governo nigerino, dal 2011 guidato dal Partito per la democrazia e il Socialismo del presidente Issofou Mahmadou, ha gestito con equilibrio le diversità etniche a la questione tuareg offrendo a tutte le comunità accesso alla politica - il premier Brigi Rafini è tuareg - e vantaggi dallo sfruttamento delle risorse, specie uranio e petrolio. Il governo ha accordato la massima priorità alla sicurezza come si evince anche dalla massiccia presenza di militari e poliziotti nei punti nevralgici di Niamey anche e l'incremento della spesa militare ha suscitato qualche malumore in un Paese dove sanità, infrastrutture e accesso all'alfabetizzazione necessitano di importanti investimenti e dove è in atto un aspro confronto tra il governo e il presidente del Parlamento, l'ex primo ministro Hama Amadou leader del Movimento democratico Nigerino per una federazione Africana. Un confronto acutizzatosi dopo l'arresto di sei esponenti del partito d'opposizione (tra i quali un ex ministro e l'ex sindaco di Niamey) sospettati di aver ordito due attacchi intimidatori contro la casa di un deputato della maggioranza e la sede del Partito di governo avvenuti in maggio.

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