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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2014 alle ore 16:38.

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Pericolo jihad
La minaccia jihadista in Niger non è un concetto astratto. Le infiltrazioni dai confini sono all'ordine del giorno, nel maggio dell'anno scorso autobombe sono esplose contro una caserma ad Agadez e la base della società mineraria francese Areva ad Arlit provocando 35 morti mentre nella capitale un'evasione di massa dal carcere ha permesso a decine di terroristi di tornare in libertà.
Forse anche per questo il bilancio della Difesa è in costante aumento e anche se il suo ammontare non viene reso pubblico fonti diplomatiche ben informate a Niamey lo stimano vicino ai 300 milioni di dollari annui.

"Abbiamo acquistato aerei ed elicotteri da combattimento e ricognizione (Sukhoi 25 e Mil 24 ucraini, elicotteri Gazelle francesi, ndr) e molte armi e veicoli Toyota. L'obiettivo è garantire la pace perché senza la stabilità nessun investimento sociale avrebbe senso" dice al Sole 24 Ore il ministro degli Esteri Mohamed Bazoum che dopo aver sostenuto con forza alle Nazioni Unite la necessità di un intervento internazionale in Malì oggi ne auspica uno simile in Libia, principale causa della destabilizzazione regionale, anche se ammette "sarà difficile che si verifichi poiché le forze che oggi provocano il caos in Libia sono molte e molto forti, con grandi capacità di opporre resistenza".

Stimato e molto considerato dagli Occidentali, Bazoum non usa mezzi termini nel ricordare che circa la guerra a Gheddafi "noi avevamo messo in guardia l'Occidente che la società libica è parcellizzata, tribalizzata e distruggendo lo Stato le tribù sarebbero diventate entità autonome in un confronto interno caratterizzato da fattori criminali. L'unica forza politica organizzata in Libia è quella islamista, sia quella moderata sia quella estremista. Noi avevamo detto all'Occidente di non perdere di vista la realtà tenendo conto della società libica ma non siamo stati ascoltati".

Il controllo del territorio e dei 5.500 chilometri di confini è oggi una priorità per il Niger che schiera 11 mila militari e altrettanti tra gendarmi, poliziotti e membri della Guardia Nazionale. "Da Agadez al confine abbiamo 600 mila chilometri quadrati di deserto controllati da meno di mille militari" precisa Bazoum. "Per monitorare i movimenti di guerriglieri, terroristi, trafficanti di droga, armi ed esseri umani occorre molta tecnologia: veicoli, GPS, telefoni satellitari per occupare fisicamente il deserto. Finché non avremo costruito eliporti, basi, aeroporti noi avremo bisogno dei nostri partner stranieri, ma solo il tempo necessario a permetterci di diventare autonomi nella gestione della sicurezza".

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