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Quattro anni senza il Sic: in ricordo di Marco Simoncelli

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Quattro anni senza il Sic: in ricordo di Marco Simoncelli

Davvero quel 9 ottobre ce l'hai stampato nel cervello, come il 1 maggio di Senna, il 14 febbraio di Pantani, l'8 maggio di Villeneuve. I giorni in cui quel pezzo del tuo cuore che avevi delegato al tuo idolo, al tuo campione, se n'è andato irrimediabilmente con lui. Perché Marco Simoncelli apparteneva a quella razza. Non tanto e non solo dei campioni (chissà dove sarebbe oggi Marco nell'immaginaria griglia di partenza di questa MotoGp: quel che è certo è che con i big aveva dimostrato di poterci stare alla grande…).

Il Sic apparteneva a quella rara stirpe di fenomeni che ti entrano sotto pelle, ti portano in moto o in auto o in bici con loro, ti entrano in casa e diventano parte di te, della tua quotidianità.
Lo abbiamo capito dopo, ahinoi, che cosa era diventato Marco, per i suoi tifosi, per i suoi fan, ad uno ad uno, in centinaia di migliaia, aggrappati ai suoi riccioli biondi e castani per provare invano a invertire il senso di un destino infame e avverso, che invece il Sic ce lo aveva portato via, in quell'umido pomeriggio di quattro anni fa, a Sepang: Marco che cade, le moto di Edwards e Rossi che lo urtano, l'immediata percezione che quanto avevamo appena visto era troppo grave per sperare in un miracolo.
Fu in quell'istante che scoprimmo la “generazione Sic”: quella di quei giovani che nel sorriso bonario, nell'accento, nei riccioli di Marco s'identificavano, come lo facevano twettando all'impazzata, o ascoltando le note di Vasco Rossi. Un popolo immenso e dolente, che abbracciò l'amico e l'idolo al ritorno del feretro dalla Malesia fino alla sua Coriano.

Certo tante cose sono cambiate e cresciute, da quel 9 ottobre di quattro anni fa: la Fondazione intitolata a Marco è nata, poi cresciuta, sotto la spinta della famiglia e della fidanzata di Marco, Kate; c'è la Sic58 Squadra Corse, che nel 2017 sbarcherà nel Motomondiale; c'è l'amore infinito della gente, che sul serio Marco non s'è lo può scordare neppure per un istante. E poi c'è un clima, un'atmosfera che è cambiata: ora in MotoGp non si urla, non si sbraita, non si offende: le schermaglie tra i big sono a colpi d'astuzia e di fioretto, non con quella clava che curva dopo curva il clan degli spagnoli e il Sic di volta in volta si diedero metaforicamente sulla testa, dopo gli infuocati duelli in pista. Un'atmosfera rancida e velenosa che avvelenò l'annata, che pure Marco stava chiudendo alla grande, fresco del podio conquistato in Australia, secondo alle spalle del solo Casey Stoner, fresco campione del mondo.

Poi arrivò Sepang, l'incidente, i soccorsi inutili, la tragedia, le lacrime, il cordoglio: un Paese intero si scoprì affratellato nello strazio, per aver perso, insieme a quei riccioli, un pezzetto del proprio futuro, della propria fantasia, della propria immaginazione. Perché Marco era soprattutto questo: un frammento maledettamente prezioso e nascosto del nostro domani, dei nostri sogni, delle nostre attese. E' allora – come faranno molti suoi fan radunati a Bologna – ricordiamolo con una bella sgasata, pronto a scattare dal via, destinazione infinito.

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