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Riforme costituzionali, ok della Camera al testo definitivo. 126…

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Riforme costituzionali, ok della Camera al testo definitivo. 126 deputati pronti a chiedere il referendum

Con 367 favorevoli e 194 contrari la Camera ha dato il via libera in quarta lettura al ddl riforme costituzionali, all’esame dell’Aula senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato ad ottobre . Un voto scontato che conclude la prima fase della riforma e non scoraggia i 126 deputati pronti a chiedere il referendum confermativo. Secondo quanto prescrive l'articolo 138 della Costituzione, occorreranno due altri brevi passaggi nei due rami del Parlamento, dove però senatori e deputati dovranno pronunciarsi, a maggioranza assoluta, con un “sì” o un “no” secchi, senza possibilità di ulteriori emendamenti.

L’iter del provvedimento
I due passaggi avverranno intorno al 20 gennaio in Senato e a metà aprile alla Camera. A quel punto, se la riforma non otterrà i due terzi dei consensi in Parlamento (come è scontato che sia, visto il fronte compatto delle opposizioni contro il testo), su di essa potrà essere chiesto un referendum, previsto a ottobre. È stato lo stesso Renzi ad annunciare infatti che a chiedere il referendum saranno proprio i parlamentari del Pd, per conferire piena legittimazione popolare a una riforma alla quale il premier ha legato il suo destino («se perdiamo il referendum - ha dichiarato - considererò fallita la mia esperienza politica»). Una decisione questa che ha spinto i contrari alla riforma a criticare Renzi accusandolo di voler trasformare il referendum in un “plebiscito”.

Boschi: soddisfatta ma mancano ancora due passaggi
A favore hanno votato Pd, Ap-Ncd, Scelta Civica, Ala, Democrazia solidale-Centro democratico, e Psi. Voto contrario da M5s, Sinistra italiana-Sel, Lega nord, Forza Italia, Fdi-An, Alternativa libera-Possibile, Conservatori e riformisti. Cauto il primo commento a caldo della ministra alla Riforme Maria Elena Boschi, che l’asciando l’Aula di Montecitorio dopo il voto si è detta «soddisfatta» del risultato, ma ha ricordato che «mancano ancora due passaggi e ora ci prepariamo al Senato».

Il premier esulta su Facebook: «Per l’Italia niente è impossibile»
Molto meno prudente il commento del premier, che esulta con un post sul suo profilo Facebook in cui sottolinea la «maggioranza schiacciante» registrata a Montecitorio «in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno». Per Renzi «stiamo dimostrando che per l'Italia niente è impossibile. Con fiducia e coraggio, #avantitutta». Due anni fa, prosegue il ragionamento del premier «nessuno scommetteva un centesimo sul fatto che questo Parlamento facesse le riforme. E invece è tornata la politica, è tornata l'Italia».

Lo schieramento dei contrari
Lo schieramento dei contrari alla riforma vede in prima fila il Movimento 5 Stelle, che in Aula ha annunciato di non voler aderire formalmente al comitato per il No «perché vogliamo sia una battaglia trasversale e non di parte», ma promuoverà comunque le ragionid i chi si oppone al Ddl Boschi. «Raccoglieremo le firme alla Camera e al Senato per il referendum e faremo di tutto - banchetti in piazza, eventi - per affossare questa riforma costituzionale e Renzi che l'ha promossa», ha garantito Danilo Toninelli. Contraria al ddl anche Sinistra Italiana, che arriva a parlare di «tenuta democratica del Paese a rischio». Per il capogruppo Arturo Scotto la riforma «introduce surrettiziamente il presidenzialismo di fatto, creando squilibrio fra i poteri» e rafforza troppo il premier e l'Esecutivo a scapito del Parlamento.

Il no del centrodestra d’opposizione
Da destra, all’opposizione, il no al ddl arriva sia da Fratelli d’Italia che da Forza Italia. «Con il combinato disposto di riforme costituzionali e legge elettorale» il governo fa sì che «con il solo voto di un terzo degli elettori si governi il paese e si eleggano gli organismi di garanzia», per di più il ddl nasce grazie alla sola maggioranza, e questo è il «metodo peggiore di riscrivere la Carta costituzionale», ha spiegato in dichiarazione di voto l’azzurra Mariastella Gelmini, confermando il voto contrario dei berlusconiani. «La Lega Nord ad ottobre farà di tutto per fare in modo che una Costituzione di questo tipo non sia quella sulla quale si svilupperà la nostra comunità». Anche la Lega voterà contro. Per il deputato del Carroccio Cristian Invernizzi il prossimo referendum confermativo «è l'unica nota positiva di questo percorso, che mancano solo dieci mesi alla parola fine».

Pd a favore: «Si chiude seconda Repubblica»
Il Pd, per bocca del deputato Matteo Orfini, presidente del partito, ha ovviamente difeso il ddl Boschi. Nell’annunciare il voto positivo dei dem, Orfini ha parlato di « momento decisivo per ka legislatura, un momento storico per questo paese» perchè siamo «a pochi passi dall'approvazione» di quelle riforme «che l'Italia attende da decenni». Con il via libera al Nuovo Senato «si chiude la stagione della seconda repubblica, che proietta il Paese nel futuro», con istituzioni più forti», ha poi concluso, «consapevoli che l'ultima parola l'avranno i cittadini italiani».

Il Comitato per il no: raggiunta quota 126 per chiedere referendum
La riforma, contro la quale il comitato promotore del No la referendum ha annunciato questo pomeriggio il raggiungimento della quota di 126 deputati prevista per richiedere il referendum confermativo, modifica e completa quella del Titolo V del marzo 2001. Al Comitato aderiscono tutti i parlamentari di Sinistra italiana-Sel e i civatiani di “Possibile”, mentre il M5s ha annunciato il suo “appoggio esterno”.

La fine del bicameralismo perfetto
In base al testo del ddl Boschi, la Camera sarà l'unica a votare la fiducia. I deputati restano 630 e verranno eletti a suffragio universale, come oggi. Il Senato continuerà a chiamarsi Senato della Repubblica, ma sarà composto da 95 membri eletti dai Consigli Regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), più 5 nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni. Avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle, ma Montecitorio non sarà tenuta a dar seguito alla richiesta. Se il Senato chiede alla Camera di modificare una legge che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, l' assemblea di Montecitorio può respingere la richiesta solo a maggioranza assoluta.

Elezione indiretta, ma con legittimazione popolare
La novità introdotta in Senato su richiesta della minoranza Pd è che saranno comunque i cittadini, al momento di eleggere i Consigli Regionali a indicare quali consiglieri saranno anche senatori. I consigli, una volta insediati, saranno tenuti a ratificare la scelta. I 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico. I Consigli Regionali eleggeranno con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti; uno per ciascuna Regione dovrà essere un sindaco.

Più poteri allo Stato
Sono riportate in capo allo Stato alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile. Inoltre, su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi anche nei campi di competenza delle Regioni, «quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale».

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