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Renzi a Bruxelles, sfida su manovra e migranti

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Renzi a Bruxelles, sfida su manovra e migranti

Fare dell’Italia «il motore del rilancio dell'Europa», anche e soprattutto in Parlamento europeo, dove passano tutti i dossier della politica comune. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha voluto dettare la linea alla truppa degli europarlamentari Pd a Bruxelles, in una riunione straordinaria organizzata a margine del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue. Un incontro insolito, che ha visto il capo del governo stravolgere l’agenda degli impegni istituzionali. Renzi non si è recato al tradizionale prevertice dei leader del Pse, per incontrare i parlamentari europei del Partito democratico, la delegazione più numerosa del gruppo parlamentare dei Socialisti e democratici (S&D): una trentina compreso il presidente del gruppo Gianni Pittella.

Renzi: troppi paesi Ue non fanno la propria parte su rifugiati
L’Italia sta facendo la propria parte, troppi paesi europei no. È stato questo l’annunciato 'leitmotiv' dell'intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi alla prima giornata del Vertice Ue dei capi di stato e di governo (presente anche la premier britannica Theresa May). «In termini di solidarietà da parte di troppi paesi non ho visto altrettanto impegno», ha detto Renzi. Non si è parlato ufficialmente della manovra 2017, tuttavia nell’incontro con gli europarlamentari del Pd, Renzi ha indicato la necessità di una «svolta sui parametri» economici su cui si sorregge la sorveglianza delle politiche di bilancio Ue. Il che significa, hanno riportato degli europarlamentari, dare battaglia perché si affermi una politica non centrata sull’austerità.

Ue: se necessario pronti a bilaterale Juncker-Renzi
Tra il premier Matteo Renzi e il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker non è previsto per ora un incontro bilaterale, ma non ce ne è bisogno dal momento che i due stanno seduti attorno allo stesso tavolo per i lavori del Consiglio europeo a Bruxelles oggi e domani.

«L'Europa preoccupa Obama», giallo per battuta
A Bruxelles oggi da registrare anche un piccolo giallo su una presunta battuta del presidente del Consiglio Matteo Renzi alla riunione con gli europarlamentari del Pd, a cui ha partecipato oggi prima di recarsi al vertice Ue: secondo diverse fonti, il premier, reduce dalla sua visita alla Casa Bianca a Washington, avrebbe detto che il presidente degli Stati Uniti Barak Obama è preoccupato per la crisi europea più ancora che per la situazione in Siria. Palazzo Chigi nel tardo pomeriggio ha smentito questa circostanza («Fonti di Palazzo Chigi smentiscono le ricostruzioni dell'incontro del Presidente del Consiglio con un gruppo di europarlamentari italiani. In particolare, sui temi globali della crisi siriana e del ruolo dell'Europa»).

Padoan: con Ue dialogo aperto e costruttivo
Tornando ai rapporti con Bruxelles, il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan in un’intervista all’Handelsblatt ha dichiarato: «Abbiamo con la Commissione Ue un dialogo aperto e costruttivo». Lo ha detto rispondendo alla domanda sulle attese per la decisione di Bruxelles sulla manovra di bilancio 2017. «Talvolta non siamo d'accordo sull'interpretazione di alcune regole ma alla fine noi la rispettiamo sempre», ha aggiunto Padoan.

Le obiezioni di Bruxelles sul saldo strutturale
Le obiezioni della Commissione Ue sulla manovra dell’Italia si concentrano sul saldo strutturale, cioè sul saldo di bilancio al netto di una tantum ed effetti del ciclo economico, che senza le esclusioni dal Patto chieste dall'Italia peggiorerebbe rispetto al -1,2% di quest'anno attestandosi nel 2017 a -1,6 per cento. Due le voci di spesa che catalizzano la battaglia interpretativa sulle regole ingaggiata dal documento italiano.

Partita in corso su migranti e sisma
La prima è rappresentata dal fenomeno migranti la cui gestione, secondo le previsioni scritte dal governo, costerà il prossimo anno 3,8 miliardi. Rispetto ai 3,3 miliardi spesi quest'anno, si tratta di un aumento da 500 milioni, e in base a una lettura rigida delle norme Ue solo questa somma andrebbe sottratta al deficit strutturale. A giustificare l'esclusione dal Patto sono infatti le “circostanze eccezionali”, è il presupposto, e per essere “eccezionali” non si possono verificare tutti gli anni. Quella dei migranti, però, più che un'emergenza temporanea è ormai un fenomeno storico, e su questa base l'Italia, in prima fila nel soccorso e nella prima accoglienza, chiede di scontare dai vincoli tutte le spese aggiuntive rispetto a una situazione ordinaria: 2,8 miliardi, secondo i calcoli di Roma, cioè 2,3 miliardi in più rispetto a quelli sui quali la Ue già concorda.

L'altra spesa “eccezionale” è quella prodotta dal terremoto, e qui le divergenze fra l'Italia e la Ue sono geografiche e non cronologiche. Secondo la tabella con i singoli ambiti di intervento, la ricostruzione e gli aiuti nelle aree terremotate valgono poco meno di 600 milioni, cioè lo 0,035% del Pil, ma l'Italia chiede di liberare tutti i fondi necessari al piano nazionale di riqualificazione antisismica reso “indifferibile” dai tre terremoti che hanno colpito il Paese negli ultimi sette anni: si tratta di 3,4 miliardi, due decimali di Pil, quindi 2,8 miliardi in più rispetto al dato più commestibile per la Ue.


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