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La miopia che allontana l’Italia dall’Europa

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L'Analisi|l’analisi

La miopia che allontana l’Italia dall’Europa

Un Paese che non investe è un Paese miope. Un Paese che non investe nello sport lo è doppiamente.
La retromarcia del Comune di Roma sulle Olimpiadi del 2024 , e il conseguente addio alla candidatura formalizzato ieri dal presidente del Coni Giovanni Malagò, è solo l’ultimo degli appuntamenti mancati dall’Italia. In uno scenario di stagnazione, in cui la carenza di risorse pubbliche fa il paio con l’assenza di iniziative private (salvo sparute eccezioni), agganciare grandi eventi internazionali sarebbe indispensabile per dare linfa a un programma di ammodernamento del patrimonio infrastrutturale in ambito sportivo (e non solo).

Negli ultimi anni invece l’Italia ha perso una dopo l’altra le sfide per gli Europei di calcio del 2012 (disputati in Polonia e Ucraina) e del 2016 (ospitati dalla Francia). E prima il Governo Monti, poi la giunta Cinque Stelle del Campidoglio (in contesti e con motivazioni differenti) hanno detto no ai Giochi Olimpici. Manifestazioni per accaparrarsi le quali, a livello globale, vanno puntualmente in scena agguerrite contese (a volte anche tracimando dagli argini della legalità).

Appare poco più che un pannicello caldo il fatto che Roma sarà una delle sedi dell’Europeo “itinerante“ del 2020 e che la Figc si sia da poco candidata ad ospitare la fase finale dell’Europeo Under 21 del 2019 (con il coinvolgimento di Bologna, Cesena, Reggio Emilia e Udine e della Federcalcio Sanmarinese). Eppure di club interessati a costruire uno stadio ce ne sarebbero, come ha ricordato Paolo D’Alessio, Commissario Straordinario dell’Istituto per il Credito Sportivo: «C’è la Roma con la quale stiamo lavorando. Poi c’è il Frosinone, che dovrebbe essere pronto per fine anno o per l’inizio del 2017. Poi c’è il progetto dell’Empoli, c’è Cagliari, Pescara, Crotone.

Di progetti ce ne sono tanti, ma ora dobbiamo passare alla realizzazione». A questi si possono aggiungere anche i piani in fase di approvazione di Fiorentina e Bologna. Ma il problema italiano non sono mai stati i “plastici”, quanto i cantieri. Quelli per la Ryder Cup di golf per il 2022 e per i Mondiali di sci a Cortina d’Ampezzo nel 2021, per quanto importanti, non sono certo sufficienti a segnare una svolta positiva. Fa bene il presidente Malagò a ribadire quanto sia «falso e scorretto dire che sarebbero state le Olimpiadi del mattone». Ma è inutile girarci intorno: la legge sugli stadi (Stabilità 2014) non funziona perché l’edilizia residenziale è stata espunta dalle misure compensative.

Per questo non si riesce ad attivare proficui project financing su stadi e impianti. Nessuno auspica la cementificazione selvaggia. Ma sul versante urbanistico-sportivo bisognerebbe fare le cose con oculatezza, anziché non farle . Il Governo Renzi dovrebbe rafforzare il suo ruolo di promotore. Anche questo, in fondo, è un “Ponte sullo stretto” che ci tiene divisi dall’Europa migliore.

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