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Una poltrona per due: Salvini e Parisi in guerra per la leadership

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centrodestra diviso

Una poltrona per due: Salvini e Parisi in guerra per la leadership

Giorni complicati per il centrodestra, segnati nell'ultimo fine settimana da una doppia spaccatura: tra Forza Italia e la Lega, con le nuove, dure schermaglie tra Stefano Parisi e Matteo Salvini per la leadership del “popolo azzurro”, e all'interno di Forza Italia. Qui la divisione riguarda il gruppo dirigente, al bivio tra due progetti in concorrenza tra loro: il partito “sovranista” che dovrebbe avere il sostegno di tutte le anime del centrodestra, prospettato dal segretario della Lega Nord in piazza a Firenze, e quello “moderato” confermato sabato da Stefano Parisi dal palco di Padova. E Berlusconi? Ancora una volta il leader “in stand by” per ragioni di salute sceglie di stare alla finestra. L'ex Cavaliere sostiene quindi con una lettera il “progetto Parisi” ma evita lo strappo con Salvini. In attesa del referendum che darà molte risposte sia a destra che a sinistra.

Salvini, il candidato leader esce allo scoperto
L'appuntamento con le urne del 4 dicembre è considerato cruciale sia nel centrosinistra che nel centrodestra, con delle differenze. Nel primo caso, una vittoria del Sì confermerebbe la leadership del premier nel Pd e nella sinistra, con il rilancio dell'esecutivo e un rafforzamento della linea renziana nel partito. A destra, una vittoria del No riproporrebbe ancora una volta il tema della leadership in vista di una campagna elettorale più che probabile. Un appuntamento che Salvini non vuole mancare, e che due giorni fa lo ha indotto a uscire allo scoperto candidandosi alla guida del centrodestra in alternativa al progetto berlusconiano. Obiettivo ambizioso, soprattutto dopo il risultato deludente per il Carroccio delle ultime amministrative, ma che Salvini ritiene a portata di mano sfruttando il vento “trumpista” che arriva dall'America. Per centrarlo le alleanze sono importanti: al margine del comizio fiorentino il leader leghista si scatta un selfie con Giorgia Meloni e Giovanni Toti, che si mostra accanto a Salvini evidenziando le divisioni di Forza Italia.

L’opzione primarie per scegliere il leader
A urne referendarie chiuse, per rafforzare la sua autoproclamata leadership del centrodestra Salvini potrebbe imboccare la strada delle primarie, ipotesi da sempre osteggiata da Silvio Berlusconi, ma che raccoglie ampi consensi tra acuni dei movimenti che compongono il puzzle del centrodestra. A favore si sono finora schierati i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni (pronta a candidarsi in prima persona), il governatore azzurro della Liguria Toti, e il leader dei Conservatori e Riformisti Raffaelle Fitto che auspica la «trasformazione delle liti sui giornali» in una «virtuosa gara delle primarie per sbloccare, finalmente, uno schieramento che è fermo da troppo tempo».

Parisi: elettori centrodestra scelgano tra populismo e rinnovamento
In questo scenario, la linea ufficiale di Forza Italia è al momento quella di Stefano Parisi, che oggi a “Repubblica” ribadisce la frattura all'interno della destra divisa tra «lepenisti e populisti» rappresentati da Salvini, e «liberali e riformisti», rappresentati dall'ex city manager di Milano, anche lui ufficialmente in corsa: «Sono pronto a guidarli». Parisi esclude l'ipotesi di primarie, strada percorribile «solo se saranno disciplinate per legge, altrimenti non mi interessano». Per Parisi gli “altri” «stanno facendo solo il gioco di Grillo. Io mi candido a guidare l'Italia dei moderati per vincere le elezioni, non per urlare slogan». «Sono tranquillissimo - prosegue - è il momento propizio, le elezioni americane hanno accentuato la crisi di Renzi. Io so che la maggioranza dell'elettorato è liberale e popolare e non certo populista. I primi, cioè noi, siamo radicali ma pragmatici, capaci di trasformare il malessere in progetti politici e in soluzioni, gli altri sanno produrre solo slogan». «Il partito - spiega Parisi - deve capire se vuole seguire Toti e l'avventura populista o se vuole seguire un percorso di profondo rinnovamento qual è quello che io propongo».

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