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Bei: l’84% delle imprese investe, ma difficoltà…

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RAPPORTO 2016

Bei: l’84% delle imprese investe, ma difficoltà nell’accesso al credito

Più di 4 imprese su 5 (l'84%) delle imprese italiane investono, ma quasi una su dieci ha difficoltà a ottenere finanziamenti: si tratta del 9%, ovvero quasi il doppio della media Ue (5%). È quanto emerge dall'indagine della Bei su investimenti e finanza 2016. Leggendo il rapporto, condotto su scala Ue con il coinvolgimento di oltre 12.500 imprese, è il contesto politico e normativo in Italia a venire considerato dalle aziende il principale ostacolo alla realizzazione degli investimenti.

Come ha evidenziato il vicepresidente della Banca europea degli Investimenti Dario Scannapieco, dal lato del credito «la propensione ad assumere rischi da parte delle banche italiane rimane prudente, nonostante gli stimoli della politica monetaria fortemente espansiva». E per quanto riguarda la Bei, in particolare, «abbiamo strumenti, possiamo assumere più rischio, vogliamo più imprese che bussino alla nostra porta, sempre però con progetti di qualità».

Stima a +2,4% nel 2017
Gli investimenti fissi lordi nel 2016 in Italia sono cresciuti del 2% confermando un andamento positivo avviato nel 2015, e le previsioni sono di un aumento del 2,4% nel 2017. Secondo Scannapieco «il rischio di un prolungato periodo di
sottoinvestimento in termini relativi, ossia rispetto ad altri Paesi, è quello di minare la competitività a medio e lungo termine dell'economia italiana».

In base alle rilvazioni, l'intensità degli investimenti in Italia è più elevata di quella in Europa, con una propensione accentuata nella manifattura, nelle infrastrutture e per le grandi aziende; il 40% delle imprese ritiene di mantenere invariato il livello di investimenti rispetto all'anno precedente, il 36% prevede un aumento; il 45% degli investimenti è destinato a macchine e impianti, seguono terreni, edifici commerciali e infrastrutture, software, dati e siti; il 12% ha investito all'estero; il 42% ritiene che i propri edifici rispettino standard elevati di efficienza energetica.
Tra gli ostacoli ad investire sono indicati, più nello specifico: l'incertezza sul futuro, i regolamenti del mercato del lavoro e sulle attività commerciali, la disponibilità di finanziamenti. Le imprese italiane dipendono più di quelle europee (45% contro 36%) da fonti di finanziamento esterno: i mutui sono la fonte più comune; il settore costruzioni registra il 12% di imprese carenti di finanziamenti.

Signorini (Bankitalia): aggredire il debito
Ritorno alla crescita degli investimenti, con la necessità di rendere efficiente la Pa e alleggerire gli oneri burocratici. Tenendo sempre in primo piano l'esigenza di «aggredire il debito pubblico». È l’insieme delle priorità disegnato dal vicedirettore generale della Banca d'Italia Luigi Federico Signorini, alla presentazione del rapporto Bei 2016. A fine 2014, gli investimenti hanno ripreso a crescere, con un incremento nell'ultimo triennio dell'11%. Signorini ha sottolineato che tagliare il debito «è un obiettivo fondamentale, perciò in Italia più che altrove è necessario assicurare la qualità della spesa pubblica e la qualità dell'investimenti pubblici». (Ni.Ba.)

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