
«Il reddito di inclusione per due milioni di persone è un impegno per la dignità e la libertà dal bisogno». Lo ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni firmando a Palazzo Chigi il Memorandum d’intesa sul Reddito di inclusione. «Questa sala - ha detto il premier - ci dice che governo e Alleanza contro la povertà, un arcipelago molto vasto di forze sociali e sindacali, sono insieme per un impegno rilevante e si ripromettono di lavorare insieme». Ha sottolienato che «oggi è un primo risultato ma è la prima volta che l'Italia si dota di uno strumento universale».
Il 9 marzo è stata approvata in Parlamento la legge delega contro la povertà. Ora il premier ha reso noto che i decreti legislativi della legge delega arriveranno entro fine mese. Sono nel Mezzogiorno le percentuali più elevate di povertà, ma l’aspetto più preoccupante è l’allargamento della forbice fra ricchi e poveri. La povertà è, infatti, trasversale alle aree geografiche, alle generazioni, alle tipologie familiari, alle nazionalità e alle condizioni occupazionali.
Gentiloni: «La crisi ha lasciato un incremento della povertà»
«La crisi - ha detto il premier - che abbiamo attraversato, la più grave dal dopo-guerra, ci ha lasciato un incremento della povertà, ci sono 1,5 milioni di famiglie povere. Chi governa deve riconoscere il problema e tra i meriti dell’Alleanza c’è il merito di aver alimentato un atteggiamento esigente verso questo problema».
La cerimonia di firma del Memorandum d'intesa sul reddito di inclusione
Poletti: costruire un percorso per le famiglie in difficoltà
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha osservato che con il Reddito di inclusione che partirà a breve non ci si limiterà a dare un sostegno economico alle famiglie in condizione di povertà ma si prenderanno un carico questi nuclei con l'obiettivo dell’uscita da questa condizione guardando anche al lavoro e all'insieme dei servizi sociali. «Il trasferimento monetario è semplice - ha detto - ma è più complesso costruire un percorso per queste famiglie che faticano a uscire da questa condizione». Poletti ha ringraziato il Governo Letta e il suo predecessore Giovannini, che hanno fatto sì che fosse costruito il Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva che se pur sperimentale è stata la prima forma di misura contro la povertà.
Cosa è il Rei
Il reddito di inclusione sarà un aiuto non solo economico, ma più ampio e finalizzato all’uscita dalla povertà. Interessa una platea di circa 400mila famiglie, per un totale di circa 1,5 milioni di persone . Famiglie con figli minori, disabili, donne in gravidanza e over 55 disoccupati in condizioni di disagio. Per l'accesso sarà importante il reddito disponibile (si considererà la parte reddituale dell’Isee.
Questo permetterà di tenere conto delle famiglie che pagano l'affitto. Potranno accedere al beneficio anche alcuni proprietari di prima casa in povertà mentre ci sono limiti al possesso di beni immobili diversi dalla prima casa. La soglia per ottenere il beneficio sarà indicata nei decreti attuativi ma non dovrebbe essere inferiore a 6.mila euro, quindi superiore a quella usata per il Sostegno per l'inclusione attiva (Sia) in vigore ora.
L’importo dell’aiuto non potrà supertare i 485 euro al mese
L’importo dell’aiuto non dovrà superare i 485 euro mensili, cifra che corrisponde al massimo a quello dell’assegno sociale per gli over 65,7 senza reddito (5.824 euro l'anno). L’importo sarà legato al numero dei componenti della famiglia e alla situazione familiare e reddituale.
Per evitare che sia un disincentivo alla ricerca di lavoro l’assegno viene dato almeno in parte e per un periodo anche dopo un eventuale incremento di reddito. Il Rei sarà assegnato solo con l'adesione a un progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa. Le risorse stanziate per il piano sono di 1,18 miliardi per il 2017 e di 1,7 miliardi per il 2018.
Istat: in Italia 4,5 milioni in povertà assoluta
La povertà assoluta in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui), si legge nel rapporto “Noi Italia” dell'Istat. I valori sono stabili sul 2014 sia per l’incidenza di povertà assoluta sia per quella relativa. Rispetto al 2014 peggiorano soprattutto le condizioni delle famiglie con 4 componenti (dal 6,7% al 9,5%). Il 10,4% delle famiglie è relativamente povero (2 milioni 678 mila); le persone in povertà relativa sono 8 milioni 307 mila (13,7% della popolazione).
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