Italia

Giovani e lavoro, i tetti ai bonus frenano le assunzioni

  • Abbonati
  • Accedi
verso la manovra

Giovani e lavoro, i tetti ai bonus frenano le assunzioni

Un intervento stabile di riduzione del costo del lavoro per favorire l’assunzione dei giovani: intorno a questa misura, in vista della legge di Bilancio, stanno lavorando i tecnici di Palazzo Chigi, del Mef e del ministero del Lavoro. Nel governo c’è la consapevolezza che sono i giovani ad aver pagato il prezzo più alto della crisi. La disoccupazione giovanile rappresenta una vera e propria emergenza, è al 35,4% (al 22,3% nel 2004) oltre il doppio della media dei 28 Paesi Ue (16,7%), una delle peggiori performance in Europa (terzultima posizione).

Se dunque il taglio del cuneo fiscale nei piani del governo serve per ridurre una zavorra che frena la competitività delle imprese, considerando che in Italia nel 2015 era pari al 49% del costo del lavoro, tra i più elevati nell’area dei Paesi avanzati - 52,6% se si aggiungono Tfr e contributi Inail, secondo solo a quello del Belgio -, c’è convergenza sulla volontà di mirare l’incentivo alle imprese che assumono giovani.

Le ipotesi allo studio del Governo
Sono diverse le ipotesi in campo, che devono inevitabilmente fare i conti con le risorse disponibili; si prevede l’abbattimento del 50% dei contributi per una durata triennale per gli under 35, che si stima abbia un costo di 900 milioni per il 2018, e di circa 2 miliardi a regime. In sostanza, l’attuale aliquota che mediamente si attesta al 33% verrebbe sostituita per sempre da un’aliquota del 17%, con un limite di esonero fino a 3mila euro l’anno (in linea con lo sgravio del 2016 pari a 3.250 euro annui). Il governo sta anche ipotizzando di introdurre, al termine del triennio, il taglio permanente del 3% dei contributi. Ovviamente, in entrambi i casi, vi sarebbe una fiscalizzazione dei contributi. Cioè i contributi non versati dalle imprese sarebbero coperti dalla fiscalità generale, per non gravare sui giovani che andranno in pensione con il sistema contributivo. I tecnici stanno ancora elaborando le simulazioni per capire il costo di questa misura. Che varia, in base a dove verrà fissata l’asticella per incentivare le assunzioni dei giovani fino a 29 anni, fino a 35, o come qualcuno ipotizza, fino a 32 anni.

Assunzioni incentivate deludenti per gli under 24
Tutte le simulazioni partono, comunque, dall’analisi dei risultati del bonus occupazione, a tre anni dall’avvio. Ebbene nel 2015, quando fu introdotto il bonus generalizzato pieno, sotto forma di uno sgravio contributivo fino a 8.060 euro annui per una durata triennale, ci sono state oltre 1,4 milioni tra assunzioni a tempo indeterminato e stabilizzazioni di contratti a termine. Senza tetti stringenti, l’agevolazione ha dimostrato di funzionare. Delle assunzioni agevolate, 386mila hanno riguardato la platea fino a 29 anni (26,78%). Nel 2016, quando l’incentivo generalizzato è stato ridotto, con un tetto di 3.250 euro annui e una durata biennale, le assunzioni sono drasticamente scese a 616mila; di queste 188mila erano di giovani under 29 (30,50%). Da notare che le fasce d’età che hanno tratto maggiori vantaggi nel 2015 dalle assunzioni con l’esonero contributivo quella da 30 a 39 anni, seguita da quella 40-49 anni, da 50 e oltre, in penultima posizione la fascia da 25 a 29 anni e ultima fino a 24 anni. Nel 2016 il quadro non è cambiato di molto: la fascia fino a 24 anni occupa sempre l’ultima posizione per le assunzioni incentivate. Di qui la scelta di un incentivo dedicato ai giovani.

LA DISOCCUPAZIONE UNDER 25 IN EUROPA
Tasso di disoccupazione giovanile. Giugno 2017

Bilancio “magro” per il 2017
Quest’anno, però, il bilancio del bonus è più magro: l’incentivo ha una durata di un anno ed è mirato, riguarda cioè le assunzioni di giovani fino a 29 anni registrati al programma Garanzia giovani, e le assunzioni nelle otto regioni del Sud di giovani fino a 24 anni o di disoccupati da almeno 6 mesi con almeno 25 anni. I contributi previdenziali sono ridotti fino a 8.060 euro per una durata massima di 12 mesi. La terza misura riguarda il 2017 e il 2018 e consiste nell’esonero contributivo fino a 3.250 euro per l’assunzione di giovani nel sistema di alternanza scuola-lavoro.

GLI EFFETTI DEGLI SGRAVI

Assunzioni stabili instaurate con la fruizione dell'esonero contributivo. Numero complessivo e per i giovanifino a 29 anni

Passo indietro rispetto al 2015
Tra gennaio e maggio l’Inps ha registrato poco meno di 66mila assunzioni incentivate, di queste poco meno di 22mila riguardano nello specifico il bonus giovani. Siamo lontanissimi dai livelli raggiunti nel 2015. Una spiegazione la fornisce il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte: «L’incentivo per il 2017 è rivolto a soggetti particolarmente svantaggiati - sostiene - i cosiddetti Neet (giovani che non cercano un impiego, non frequentano una scuola o un corso di formazione) o disoccupati del Sud. Si è scelto di non sospendere la decontribuzione, ma di proseguirla per un anno, mirata a determinate categorie. È una misura ponte, in previsione di un intervento strutturale di riduzione del cuneo fiscale, che dal 2018 servirà per dare un quadro di certezze alle imprese che devono assumere».

© Riproduzione riservata