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Gare d’appalto internazionali, l’Italia insegue Francia,…

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Gare d’appalto internazionali, l’Italia insegue Francia, Germania e Spagna

(Reuters)
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Il passivo è pesante, sa di “goleada”. Dal confronto tra le gare di appalto bandite a livello internazionale da Nazioni Unite, Banca mondiale e Unione Europea e vinte dai principali paesi europei viene fuori che l’Italia perde la sfida con la Francia con un secco cinque a zero. Con la Germania e la Spagna sono sempre sconfitte, ma con appena un goal di scarto. Insomma, i numeri dimostrano che, a fronte di un elevato potenziale di opportunità da cogliere, la partecipazione italiana alle gare d’appalto è ancora molto debole rispetto alle capacità che in linea di principio, le aziende italiane potrebbero esprimere sul piano della competizione internazionale.

Il progetto Farnesina-Ice per recuperare il gap
Insomma, il paese è fanalino di coda in Europa, in un canale che è considerato strategico per crescere e fare utili. È per fare fronte a questa situazione che nasce il progetto “In Gara con Noi - Tender Lab”: promosso dalla Farnesina, in collaborazione con l'Ice, sarà presentato nel pomeriggio nella sede del miistero. L’obiettivo è assistere e sostenere le Pmi che sognano di essere più competitive nelle gare internazionali.

Alfano: strumento per colmare il gap di conoscenza
«La consapevolezza che molto si può ancora fare per migliorare il posizionamento italiano nel mercato delle gare internazionali, ci ha spinti a ideare uno strumento concreto e operativo che possa colmare il gap di conoscenza sui meccanismi, sulle regole e procedure di partecipazione, fattori che ancora oggi scoraggiano la presenza, in particolare delle PMI, nella competizione internazionale», spiega il ministro degli Affari esteri Angelino Alfano.

Dalle commesse Onu appena 338 milioni di dollari su 17 miliardi
Da dove partiamo? Da lontano, non certo dalla prima fila. Nel 2016, ultimo dato a disposizione, il valore degli acquisti di beni e servizi delle Nazioni Unite è stato pari a 17 miliardi di dollari (poco più di 13 miliardi e 587 milioni di euro). Di questa torta, l’Italia ha “portato a casa” 338 milioni. Briciole. Nella classifica europea il paese è al settimo posto, alle spalle di Francia (terza con 609 milioni) e Regno Unito (quarto con 605) ma – per la prima e unica volta, come vedremo - davanti alla Germania (nona con 206 milioni). Distanziata la Spagna: Madrid è quattordicesima con 56 milioni di dollari. A comandare la classifica il Belgio con all'attivo oltre 905 milioni di appalti.

Sui 6mila contratti finanziati dalla Banca mondiale l’Italia insegue
Se guardiamo all’altro filone delle gare internazionali, quello rappresentato dai bandi pubblicati dalla Banca mondiale, il rapporto tra Italia e Germania si inverte: su circa 6mila contratti approvati nel 2017, per un ammontare di circa 11,1 miliardi di dollari, l’Italia ne ha vinti 38: siamo venticinquesimi, con un valore di 71 milioni, pari allo 0,63% del totale. Il confronto con gli altri player europei ci vede sotto. Non solo - come al solito - rispetto alla Francia (settima, 208 milioni di dollari), ma questa volta anche nei confronti della Germania (è decima, 165 milioni). Anche la Spagna si piazza davanti: ventunesima (91 milioni). Il quadro migliora (e non poco) se si analizza la performance cumulata nel periodo 2011-2017: l’Italia si colloca al quarto posto per valore totale dopo Cina, India e Spagna (4,3 miliardi di dollari), prima di Francia (decima con 2,25 miliardi di dollari), Germania (undicesima con 2,21 miliardi di dollari) e Regno Unito (ventesima posizione con 1,14 miliardi di dollari).

Italia debole anche sui programmi Ue
Infine, i dati mettono in evidenza una debolezza della presenza italiana anche nelle gare d’appalto Ue. Se si considera il Fes (Fondo europeo di sviluppo) con riferimento al 2016, ad esempio, viene fuori che su un totale di contratti di appalto di poco superiore a 327 milioni e 729mila euro (servizi, forniture e lavori) il paese se ne è visti aggiudicare l'11%, oltre 36 milioni. Anche in questo caso, così come è avvenuto per i bandi Onu e Banca mondiale, l’Italia insegue la Francia (53,2%, oltre 174 milioni di euro), ma si lascia alle spalle ancora una volta la Germania (5,63%, poco più di 18 milioni), la Spagna (sette milioni di euro circa) e, per la prima volta, il Regno Unito (4,03%, poco più di 13 milioni di euro). Su questo risultato pesa però Brexit. Per quanto riguarda lo Strumento per la cooperazione allo sviluppo (Dci) nell’anno finanziario 2016 su un importo totale di finanziamenti erogati di oltre 135 milioni di euro gli operatori italiani se ne sono visti aggiudicare poco più di 54 milioni, contro gli 86 milioni del Regno Unito, i quasi 74 della Germania, i quasi 69 della Francia e i 69milioni e 400mila euro circa della Spagna. Infine, se guardiamo allo Strumento europeo per il vicinato (Eni) vediamo che su un importo totale di finanziamenti erogati che ha superato i 31 milioni di euro gli operatori italiani se ne sono visti aggiudicare cinque milioni e 811mila euro circa, contro poco più di 39 milioni 895mila euro della Francia, gli oltre 17 milioni della Germania. Davanti all’Italia anche la Spagna (8,664,191). L’unica a fare peggio dell’Italia è ancora una volta il Regno Unito: 4,710,169 euro.

Le difficoltà delle aziende: dimensione e scarsa conoscenza delle regole
A influire sulle difficoltà delle imprese italiane di vincere le gare d’appalto internazionali sono diversi fattori: sicuramente la dimensione delle aziende, in gran parte Pmi. Ma anche mancanza di expertise e di approccio, scarsa conoscenza di meccanismi, regole e procedure di partecipazione alle gare, mancanza di strategie mirate, senza contare le difficoltà di saper intercettare le opportunità che possono generare dai grandi eventi internazionali (come le Expo, le manifestazioni sportive, ecc.) e dal procurement delle istituzioni finanziarie internazionali.

La possibilità di entrare in contatto con le stazioni appaltanti
Il programma/pacchetto di formazione del ministero degli Affari esteri prevede una consulenza gratuita di circa 10 ore per le aziende italiane interessate a partecipare ai bandi internazionali una consulenza gratuita di circa 10 ore. La formazione verterà su aspetti chiave quali consulenza tecnico legale, ricerca di partner, revisione delle offerte eccetera. Il progetto è articolato in 3 diversi moduli “itineranti”, ovvero distribuiti su tutto il territorio nazionale. Il primo modulo verrà erogato in sei città italiane. Si comincia il 20 e 21 febbraio ad Ancona, dopodiché sarà la volta di Napoli, Torino, Vicenza, Bologna e Bari. Le aziende che prenderanno parte al programma, una volta formate potranno entrare direttamente in contatto con specialisti di settore e responsabili delle stazioni appaltanti.

Borgogelli (Ice): 300 ore di coaching
«È un pacchetto ad alto valore aggiunto con 7 tappe sul territorio e 300 ore di coaching realizzate con il supporto dei migliori profili della faculty Ice, rappresentanti degli organismi internazionali e figure chiave delle stazioni appaltanti internazionali - spiega Piergiorgio Borgogelli, direttore generale dell'Ice -. Oltre cento imprese hanno già aderito al modulo formativo.»

Oltre 21 miliardi di valore dalla diplomazia economica
L'iniziativa che affianca le aziende italiane in questa sfida nasce dalla constatazione che questo tipo di sostegno può dare una spinta importante all'intero sistema del made in Italy. Secondo uno studio commissionato dalla Farnesina alla società Prometeia, infatti, l'azione di sostegno da parte del ministero all'attività internazionale delle aziende italiane nel 2016 - in particolare nell'aggiudicazione di commesse - ha contribuito a produrre 21,4 miliardi di valore aggiunto (pari a 1,4% del PIL) e a sostenere circa 307mila posti di lavoro

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