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50 anni di Schumacher: ritratto di una leggenda della F1

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campione sfortunato

50 anni di Schumacher: ritratto di una leggenda della F1

Il 3 gennaio 1969 nella Renania Settentrionale-Vestfalia, cioè nella periferia Sud Ovest di Colonia, nasceva uno dei piloti che più hanno impressionato la storia dell'automobilismo moderno. Michael Schumacher è un nome (e ormai anche un brand) che tutti conoscono quasi a qualunque latitudine e longitudine nel mondo, perché nel pieno della sua carriera sportiva si è distinto per aver riportato la Ferrari alla vittoria dopo un ventennio di digiuno, mantenendo una fame di vittorie e una costanza di risultati eccellenti paragonabile al “cannibale” Merckx nel ciclismo di qualche decennio prima.

Per i suoi 50 anni si sono registrate molte dichiarazioni di stima e speranza da alcuni conoscenti molto stretti e noti; d'altro canto, a partire dalla Bild, continuano ad alternarsi messaggi affettuosi a pareri medici inesorabilmente nefasti, perché i danni neurologici che pare aver subito sarebbero di quella specie ed entità meno diffusamente “riparabili” o “rimediabili” da altre cellule cerebrali. Il tutto, per ironia della sorte, dopo quarant'anni oltre al limite nelle corse, in cui gli era andato tutto bene fintanto che il destino non ha messo fra lui e un'esistenza spensierata un supportino di plastica di una action cam inaspettatamente tanto duro.

Per non far passare in sordina questo anniversario, è stata organizzata una mostra ufficiale al Museo Ferrari di Maranello, che proprio a partire da oggi ripercorrerà tutte le sette stagioni iridate, include le sue al volante della Benetton. Non mancherà un'occasione “social” per il lancio della App ufficiale che offrirà la monoposto in 3D di Schumi, il suono del motore, immagini inedite e interviste del campione di Formula Uno e un tour virtuale nella Michael Schumacher Private Collection di Colonia.

Per una non voluta coincidenza temporale, nelle ultime ore sono state veicolate le informazioni anche del compleanno di un altro campione amato dagli italiani, ma di diversa lunghezza d'onda: il 20 gennaio verrà infatti inaugurata la “Casa Marco Simoncelli” a Sant'Andrea in Besanigo (RN), che darà vita a un progetto che, dopo cinque anni di lavoro, offrirà una nuova struttura dedicata a ospiterà famiglie con persone affette da gravi disabilità.

Il mito di Schumacher, da comunicato ufficiale, verrà conclamato quindi a pochi metri dalla celebre fabbrica, con lo scopo di «scoprire il fondamentale contributo che Michael ha dato allo sviluppo di vetture Gt straordinarie nei suoi anni a Maranello, come pilota e successivamente come consulente».

In effetti il tempo passa e, a partire dalle nuove generazioni che quindici o vent'anni fa non seguivano le dirette tv, fino ai curiosi visitatori della “Detroit” modenese, provenienti spesso da Paesi o culture poco avvezze ai motori, ricordare il peso di Schumacher nella storia del Cavallino ha un grande significato storico e, non da meno, perfino una grande utilità nell'attualmente difficile situazione emotiva del reparto corse.

In sostanza, si potrebbe dire che l'occasione dei 50 anni di Schumi dopo due stagioni in cui la Ferrari sfiora il titolo aiuteranno non poco a riportare l'affetto dei tifosi sulle rosse. Non c'è insomma opportunità migliore che ricordare gli anni migliori di sempre per il team proprio in un periodo di alto sconforto per aver visto auto e piloti mediamente molto competitivi ma non sufficientemente incisivi e costanti per agguantare il massimo risultato.

La statura sportiva di Schumacher gli era stata riconosciuta in tutto il mondo per l'opera “miracolosa” di aver portato la Ferrari a essere di nuovo vincente e, in particolare, far coincidere record per la squadra e record personali con la tuta rossa che, in buona parte, saranno difficili da superare anche da un vorace successore come Lewis Hamilton. Come ha detto di recente Jean Todt, nessuno è “proprietario” dei primati, e alcuni sono già stati battuti dall’inglese, mentre altri sembrano intoccabili, storicamente irripetibili o difficilmente raggiungibili a meno di un forte innalzamento dell'età di “pensionamento” di Hamilton o Vettel, gli unici al momento in attività che gli hanno eroso qualche record importante. Ma quelli che identificano il “maggior numero di”, sono semplicemente impressionanti perchè, relativamente alla Formula 1, sono nell'ordine della quarantina. Per citarne alcuni, in ordine di prestigio: titoli mondiali (7), titoli mondiali consecutivi (5), titoli mondiali vinti da campione in carica (5), piazzamenti nei primi tre della classifica mondiale (12), numero di gran premi disputati con la stessa scuderia (180, Ferrari), stagioni disputate (19), giri percorsi in gara (16.825), vittorie (91), vittorie in una stagione (13), vittorie con la stessa scuderia (72), vittorie nello stesso gran premio e circuito (8, Francia). La lista è immensa e riguarda ovviamente anche le pole, i giri veloci e gli hat trick. Meglio di lui, a parte la quantità di gare di Barrichello, hanno fatto (in termini di performance assolute in un breve termine) solo tre piloti: Vettel per le vittorie consecutive, Senna per le partenze consecutive al primo posto, Hamilton per il totale di pole position.

Un vero leader con i rivali e anche con i piloti sotto lo stesso tetto, considerato che in tanti anni di monoposto è andato “sotto” ai punti dei compagni di box esclusivamente all'esordio nel 1991, nel 1999 per incidente e negli ultimi tre anni con Mercedes per ragioni di “coaching” di un certo Nico Rosberg che, anni dopo, è stato incoronato come unico campione in grado di fermare per un anno l'ascesa di Hamilton la stella a tre punte.

Al di là di statistiche da “gigante”, da ingaggi da nababbo e da record da più vincente della storia, Schumi ha dato tanto a questo sport non meno, nei loro rispettivi ambiti, di Cassius Clay, Michael Jordan, Roger Federer e Valentino Rossi. Forse altri più di lui hanno saputo essere più ammirati e amati nonostante un lungo dominio: non poteva essere simpatico a tutti quando era secondo in griglia e ha vinto il gran premio di Imola 1994, così come in tanti altri momenti ed episodi “dubbi” che ne hanno macchiato la memoria anche in anni positivi. Ma Schumacher è apparso da subito interessante da supportare e ammirare per un alto tasso di “innovazione” che ha portato al mondo dello sport, nei suoi metodi di allenamento e nella ricerca della massima prestazione anche in aspetti ai quali gli avversari non pensavano.

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