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Siri fuori dal governo: Lega e M5S divisi anche su flat tax e salario minimo

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conte scarica il sottosegretario

Siri fuori dal governo: Lega e M5S divisi anche su flat tax e salario minimo

Una lite tira l’altra. La revoca dell’incarico al sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri, indagato per corruzione, matura al Consiglio dei ministri di oggi per mano del premier Giuseppe Conte, tra la soddisfazione del M5S e il gelo della Lega. E segna il punto massimo della lacerazione dei rapporti tra gli alleati gialloverdi: anche se Luigi Di Maio e Matteo Salvini continuano a negare a parole il rischio di una crisi, mettono già sul tavolo tutti i dossier che potrebbero fungere da casus belli per la rottura dopo le elezioni europee del 26 maggio.

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Flat tax, dopo il Cdm Di Maio apre
Salvini ha promesso di portare già oggi sul tavolo del Cdm una proposta di flat tax (ironia della sorte, proprio quella tassa piatta di cui Siri è l’ideologo e il fautore). Fonti governative del Movimento ieri l’avevano bollata come «l’ennesima farsa»: «Non può portare un decreto senza che il Quirinale sappia nulla. Inoltre mancano totalmente le coperture. Quindi si tratta di becera propaganda sulle speranze dei cittadini che aspettano la riduzione delle tasse». Di Maio a sua volta aveva spiegato a CartaBianca su Rai 3 che non si può fare la flat tax «aumentando l’Iva: sarebbe come far uscire un problema dalla porta e farlo rientrare dalla finestra». Anche se la “soluzione” del vicepremier della Lega non sarebbe quella di far lievitare l’Iva di 23 miliardi, come previsto dalla clausola di salvaguardia contenuta nella legge di bilancio 2019, bensì di sforare il 3% del rapporto deficit-Pil. A Cdm terminato (e a revoca di Siri incassata) Di Maio apre: «Ora si convochi un tavolo su flat tax e salario minimo, e chi porta le proposte propone le coperture. Si potrà anche sforare il 3%, ma non credo che Orban e gli altri Paesi dell’Est siano così d’accordo». Altra stoccata alle alleanze sovraniste.

Autonomia e cantieri, Lega all’attacco: basta no
Se nella partita sulla riduzione delle tasse (e dunque nella strategia per la prossima manovra) conteranno anche l’interlocuzione con l’Europa e le mosse del ministro dell’Economia Giovanni Tria , l’autonomia è il tema su cui Salvini proverà invece ad andare subito all’incasso, specie se le urne del 26 maggio confermeranno i sondaggi che vedono la Lega sopra il 30%. Il vicepremier leghista certifica che la «spaccatura» con il M5S va ben oltre Siri e riguarda proprio «Tav, autonomia, immigrazione». I ministri del Carroccio oggi hanno chiesto conto al premier e ai Cinque Stelle dei «dossier bloccati da mesi», autonomie di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna in testa. «Dovrà essere una riforma che tenga conto del principio di solidarietà nazionale», commentano dai Cinque Stelle. Fibrillazioni anche sui cantieri, con il decreto che dovrebbe sbloccarli impantanato nelle solite pastoie burocratiche (i provvedimenti attuativi) e politiche (la nomina dei super commissari). Il viceministro leghista alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, lo dice chiaro e tondo: «Il clima con il M5S non è di serenità e di fiducia reciproca, gli emendamenti allo sblocca cantieri li ho visti ieri sera con i deputati: queste cose non possono succedere». E fonti pentastellate ritengono che proprio il Dl potrebbe essere la goccia che farà traboccare il vaso del Governo. Senza contare che Salvini ha in cottura un secondo decreto sicurezza e immigrazione. «Basta con i litigi e le polemiche, ci sono tantissime cose da fare», fa filtrare la Lega a Consiglio dei ministri ancora in corso. «Basta coi no e i rinvii».

La fretta del M5S sul salario minimo
All’annuncio dell’approdo della flat tax in Cdm Di Maio ha reagito promettendo di portare «il salario minimo, così facciamo due cose utili per gli italiani». In realtà il Ddl sul salario a 9 euro minimi l’ora - nuovo cavallo di battaglia del M5S, nonché fulcro del programma per le europee - è già all’esame della commissione Lavoro del Senato. La speranza del Movimento è che il primo “sì” di Palazzo Madama arrivi entro fine mese, per avere una bandiera concreta da sventolare alle elezioni. Ma finora la Lega non ha mostrato particolare entusiasmo, come dimostrano gli emendamenti presentati che puntano a dare più peso alla contrattazione territoriale, a mettere in discussione il principio della rappresentatività sostituendo il «comparativamente» con «maggiormente» rappresentative, e a ricomprendere nei 9 euro gli elementi fissi e variabili della retribuzione.

Giustizia, terreno di scontro
Di Maio ha colto l’occasione della nuova raffica di inchieste, da Milano alla Calabria, per rivendicare al M5S la medaglia di baluardo anticorruzione e per chiedere a tutte le forze politiche di imitare il Movimento: «Chi sbaglia è fuori, la politica deve agire prima della magistratura». Non solo. Il vicepremier pentastellato ha anche evocato una “fase 2” dopo la legge anticorruzione, citando quattro nuovi provvedimenti: la legge sul conflitto d’interessi (che è nel contratto di governo, ma che non è certo in cima alle priorità della Lega); una normativa che regoli i rapporti tra istituzioni e lobby, tentata in ogni legislatura ma puntualmente naufragata; una lotta più incisiva all’evasione fiscale, con il carcere per i grandi evasori (altra questione su cui il Carroccio è più che freddo); la riforma dei processi civile e penale, allo studio del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Salvini ha già disertato nelle scorse settimane un vertice a Palazzo Chigi sul tema: le posizioni tra gli alleati sono lontanissime, a parte l’obiettivo condiviso di ridurre i tempi dei procedimenti. Per chi scommette sulla fine anticipata del Governo Conte, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta.

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