Adriana Cerretelli
BRUXELLES. Dal nostro inviato
La decisione finale sarà presa dai ministri finanziari, che cominceranno a discuterne già lunedì a Bruxelles, non si sa alla fine con quale esito. Dopo la crisi greca però una cosa pare certa: il parametro del debito fin qui trascurato, quello che secondo Maastricht non avrebbe mai dovuto superare il 60% del Pil, diventa centrale nella proposta di riforma del patto di stabilità e di rafforzamento della governance economica europea. Che sarà estesa dalle politiche di bilancio nazionali alle strutture economiche dei singoli paesi dell'euro, con un occhio speciale ai divari di competitività.
«Non si può avere un'unione monetaria senza un'unione economica. I Governi devono avere il coraggio di dire se la vogliono o no. Se no, sarà meglio dimenticare l'unione monetaria». Non ha usato giri di parole, ieri, il presidente della Commissione Ue José Barroso, presentando il suo "patto di consolidamento" come l'ha battezzato ricorrendo a uno slogan ostico in eurocratese. «Questa crisi ha dimostrato che le politiche economiche nazionali sono un affare di tutti». Quindi o si tirano le conseguenze o non ci si potrà più lamentare di subire i contraccolpi nefasti delle azioni del partner della porta accanto.
«Nell'ultimo decennio non c'è stata una riduzione sufficiente del debito. Né un sufficiente impegno a consolidarlo nelle congiunture favorevoli. È venuto il momento di farlo» ha insistito Olli Rehn, il commissario Ue competente. La media nell'eurozona salirà dal 69,4% nel 2008 all'88,5% nel 2011 (118,9 il dato italiano). Un peso colossale che complica il teorema della sostenibilità dei conti pubblici soprattutto dove si mescola con la popolazione che invecchia e con gli iperbolici impegni (25 punti di Pil nella Ue) assunti per salvare il settore finanziario dal collasso.
Bruxelles prevede di estendere al debito l'attuale procedura anti-deficit eccessivi «perché la stabilità di un paese non si esprime solo con il deficit sotto il 3% ma anche con il ritmo di discesa del suo debito. Quindi in futuro non basterà riportare il deficit al 3%, ci dovrà essere anche un gradiente di riduzione del debito» ha precisato il commissario.
Soprattutto per i paesi intorno o oltre il 100% scatterà una procedura, si legge nella comunicazione Ue, «se il calo del debito in un periodo precedente dato non avrà rispettato un benchmark appropriato». In concreto, Commissione e Consiglio valuteranno se il deficit è «coerente con la riduzione continua e sostanziale» del debito pubblico. Di converso, per i paesi dal debito fuori linea, l'abrogazione di una procedura antideficit eccessivo dipenderà dalla valutazione dell'evoluzione del debito e relativi rischi». Grecia, Italia e Belgio sono avvisati. Anche se ieri nel dibattito in Commissione il responsabile all'Industria, Antonio Tajani, ha rimarcato che «se è giusto intervenire sul debito, questo non può diventare l'unico criterio di misura della stabilità di un'economia, che dipende da molti fattori. Altrimenti non si capirebbe come mai Italia e Belgio con debiti alti sono più stabili della Spagna con livelli molto inferiori».
Privata degli automatismi sanzionatori dalla riforma del 2005 ispirata da Germania e Francia allora fuori dai parametri, la procedura anti-deficit va ora rafforzata e sveltita, dice Rehn, per stimolare il rispetto delle regole. Come? Utilizzando i fondi del bilancio Ue per premiare i paesi virtuosi e punire, fino alla sospensione, i recidivi nelle violazioni. Prima del taglio, al paese sarà dato però un certo tempo per rimettersi in riga.
L'altra novità, che già vede Germania, Francia, Gran Bretagna e Svezia sul piede di guerra, riguarda il rafforzamento di sorveglianza e coordinamento delle politiche di bilancio nazionali. Non tanto nella fase ex-post, che finora non ha dato grandi risultati, quanto in quella ex-ante: la pietra dello scandalo per chi tuttora ritiene, con buona pace dell'euro, che la sovranità nazionale sui bilanci debba restare intangibile.
«Pur rappresentando il 2% dell'economia euro, con le sue decisioni di bilancio la Grecia ha avuto un impatto enorme sulla stabilità della moneta. A riprova che le politiche dei singoli Stati sono di interesse comune» ha ricordato Barroso. Per questo il piano prevede l'istituzione del "semestre europeo" (il primo dovrebbe scattare all'inizio del 2011) durante il quale vengano coordinati a livello europeo i vari bilanci nazionali in fase di elaborazione per assicurarne la coerenza con il comune interesse europeo ma soprattutto dell'eurozona. «Perché prevenire i guai è meglio che correggerli», ricorda Rehn.
Per questo la sorveglianza dovrà allargarsi contestualmente anche a squilibri strutturali e gap di competitività. L'idea è creare una serie di indicatori (produttività, costi unitari del lavoro, occupazione, conti correnti, tassi reali di cambio, debito pubblico e privato, etc.) che, quando rilevino forti devianze, facciano scattare avvisi preventivi che poi, se necessario, diventeranno raccomandazioni sui correttivi da prendere.
Stesso tipo di procedura in caso di mancato rispetto del coordinamento preventivo sul fronte del bilancio. Chi non si conformasse potrebbe alla fine anche venir costretto a costituire "un deposito fruttifero", come cauzione per le sue inadempienze. Bruxelles infine presenterà una proposta per rendere «robusto e permanente» il meccanismo anti-crisi e salva-Stati dell'euro con regole ferree. Di carne al fuoco ce ne è molta in questa riforma che per scattare non dovrà modificare i Trattati Ue ma potrà limitarsi a cambiarne la legislazione attuativa. I negoziati si annunciano duri. L'accordo non sarà per dopomani.
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COSA CAMBIERÀ

Sanzioni più efficaci
La proposta della Commissione non prevede un nuovo Trattato europeo, al massimo implica una revisione dei regolamenti europei. Il primo pilastro riguarda il rafforzamento del coordinamento delle politiche di bilancio, che va anticipato alla prima parte dell'anno in modo da «fornire orientamenti per la preparazione dei bilanci nazionali nell'anno successivo». Ciò vuol dire che i governi devono sottoporre a Bruxelles i programmi di stabilità (che definiscono gli obiettivi di medio termine delle Finanziarie) nella prima parte dell'anno e non nella seconda
Una novità è la proposta di rendere più efficaci le sanzioni ai paesi che non rispettano gli impegni concordati a livello Ue. Inoltre, va prevista la possibilità di imporre il deposito di una cauzione «in caso di politiche di bilancio inadeguate»
Controlli sulla competitività
Il secondo pilastro riguarda l'estensione del coordinamento economico agli squilibri macro-economici, inclusa la competitività. La sorveglianza prevede una tabella delle performance dei diversi paesi con una serie di indicatori economici. La Commissione conduce le analisi e le prime valutazioni, l'Ecofin indirizza «raccomandazioni». La Commissione può intervenire in corso d'opera emettendo "early warning"

 

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