È «prassi» telefonare all'amministrazione delegato di una banca per comunicargli che Banca d'Italia ha dato l'autorizzazione all'Opa. È quanto ha sostenuto in aula l'ex numero uno di Palazzo Koch, Antonio Fazio, interrogato a Milano nell'ambito del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, nel quale figura tra gli imputati.

Rispondendo alla domanda del pm, Eugenio Fusco, relativa alla telefonata tra Fazio e Fiorani nella notte tra l'11 e il 12 luglio 2005, nel quale l'ex governatore ha avvisato il banchiere di avergli dato l'autorizzazione all'Opa (l'ormai nota conversazione del «bacio in fronte»), Fazio ha detto che «è prassi» salvo poi affermare di non ricordare di un altro caso simile durante il suo mandato.

L'ex governatore ha inoltre precisato di aver avvisato Fiorani dell'Opa che sarebbe diventata operativa alle ore 8 del giorno dopo, perchè era «una cosa importante». Fazio ha negato di aver avvertito quella notte anche il senatore Luigi Grillo mentre dagli atti del processo risulta che Fiorani avvisò il finanziere Emilio Gnutti, il quale si trovava a una convention di Forza Italia. Il pm ha osservato che quella sera almeno un centinaio di persone hanno saputo della concessione dell'autorizzazione, mentre Fazio ha ripetuto di aver avvisato solo la mattina dopo il presidente della Consob, Lamberto Cardia.

Fazio, che ha ribadito di aver agito «sempre nel pieno rispetto della legalità», ha sostenuto che era abitudine anche «avvisare i banchieri prima delle ispezioni» della Banca d'Italia. «Il giorno prima dell'ispezione Fiorani è venuto a casa mia alla Camilluccia e l'ho avvisato che il giorno dopo sarebbe partita l'ispezione». Fazio ha poi risposto positivamente al pm che gli chiedeva se un comportamento simile fosse stato adottato anche in altri casi. «Sì, è capitato anche con Geronzi», ha indicato Fazio riferendosi ad una precedente ispezione della Banca d'Italia.

Fazio ha definito «assolutamente falso» quanto «mi è stato attribuito da Fiorani circa iniziative da me assunte per favorire la scalata». Inoltre il governatore ha smentito il ruolo che gli è stato «attribuito di stratega occulto dell'operazione, di suggeritore di manovre illegittime per il rastrellamento delle azioni da parte dello stesso Fiorani; di istigatore di Fiorani al compimento di attività volte a nascondere illecite iniziative». E ha sottolineato di non aver mai eluso disposizioni di legge, respingendo l'accusa «di aver assunto con Fiorani l'iniziativa di ostacolare Abn Amro». L'ex governatore inoltre ha negato di aver «istigato» lo stesso ex ad di Bpi e l'ex direttore finanziario Gianfranco Boni e di «aver suggerito iniziative preassembleari».

Inoltre Fazio ha di nuovo ribadito come Palazzo Koch e lui «personalmente non eravamo al corrente di operazioni, o meglio di manovre sotterranee o occulte di Fiorani dirette a porre le condizioni per acquisire il controllo di Antonveneta».

Il comportamento di Giampiero Fiorani nell'ambito della scalata ad Antonveneta, secondo Antonio fazio è stato «fraudolento» e «mendace». «Il personaggio - ha indicato l'ex governatore - era diverso da come era stato giudicato dagli uffici della Banca d'Italia». Fazio ha ricordato le «capacità manageriali» di Fiorani e la sua «innata dote personale di cordialità e di accattivarsi la simpatia altrui nonchè anche della mia famiglia». E ha comunque ribadito di «non essere mai stato influenzato da Fiorani nel prendere le decisioni». Tuttavia, secondo Fazio, la simpatia di Fiorani «permise di trarre in inganno gli uffici di vigilanza della Banca d'Italia». Ne è da esempio, secondo Fazio, «l'occultamento delle azioni» Antonveneta. L'ex governatore si è poi detto «meravigliato di essere accusato di aver assunto l'impegno di ostacolare gli olandesi di Abn Amro» nel progetto di acquisizione della banca padovana. Inoltre ha negato che ci fossero «favoritismi in favore della Banca di Lodi».

 

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