Il 2010 si preannuncia ancora difficile con una ripresa della produzione che resta fragile e
le banche italiane hanno un imperativo categorico: rafforzare il proprio patrimonio in modo da poter affrontare svalutazioni e perdite e prepararsi per tempo alle nuove e più stringenti regole internazionali la cui introduzione genera qualche timore nel settore.

È un messaggio chiaro quello che emerge dalla tradizionale riunione fra il governatore della Banca d'Italia e i vertici dei sei principali gruppi italiani (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Mediobanca, Banco Popolare e Ubi). L'incontro, iniziato in mattinata e proseguito con una colazione di lavoro ha fatto il punto sulla situazione delle banche i cui bilanci 2009 e 2010 sconteranno le perdite sui crediti e sulle prospettive e i rischi.

Molto è stato fatto lo scorso anno con diversi istituti che hanno varato aumenti di capitale ricorrendo al mercato e ai privati e cedendo attività ma l'opera, secondo quanto si apprende, dovrà continuare nel 2010. Una esortazione che, a livello globale, arriva proprio oggi anche dal Fondo Monetario Internazionale, mentre nel 2010 le banche del Vecchio Continente saranno di nuovo sottoposte ad uno 'stress test' coordinato a livello europeo, per verificarne la solidità finanziaria e la resistenza di fronte a eventuali nuove crisi.

Rafforzare il patrimonio, infatti, impone a cascata tutta una serie di comportamenti concreti per gli istituti di credito che dovranno quindi limitare o eliminare l'emissione di dividendi, porre un freno alle maxi retribuzioni, un fenomeno questo peraltro non particolarmente grave in Italia e che vedrà le banche, già oggetto di una normativa Bankitalia stringente, attuare nella seconda parte dell'anno i piani che seguono i nuovi principi Fsb.

Anche l'emissione di prodotti finanziari ibridi segnerà il passo, perchè la tendenza internazionale è quella di non riconoscerli come capitale. Al governatore i banchieri hanno illustrato anche la situazione sul campo e i loro timori. La fase peggiore della crisi è passata e le condizioni di liquidità si avvicinano alla normalità ma le imprese non hanno ripreso appieno la
produzione e chiedono poco credito. I segnali di ripresa dell'attività produttiva infatti, si fa notare, sono ancora fragili e differenziati tra i diversi settori dell'economia e la maggioranza delle Pmi si trova in una fase difficile. Per questo fabbisogno finanziario e la domanda di credito da parte di molte imprese rimangono deboli. Tutte le banche concordano però nel far notare come le condizioni di accesso al credito, uno dei nodi dei mesi scorsi, stiano migliorando.

In un'audizione al Senato dopo l'incontro con Draghi il direttore generale di Mps Antonio Vigni evidenzia un altro dei timori che preoccupa il sistema creditizio, già emerso per bocca dell'Abi o di alcuni suoi esponenti nelle scorse settimane e ribadito nella riunione di oggi: l'impatto delle regole di Basilea 3. L'introduzione indistinta di requisiti più aspri per tutti a livello internazionale «condizionerebbe in maniera negativa l'attività delle banche, ancor più importante nell'attuale fase congiunturale».

 

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