Utili dimezzati, patrimoni ancora da rinvigorire, ma soprattutto crediti a rischio in continua e preoccupante progressione. È questa, in estrema sintesi, la fotografia delle banche italiane appena uscite dall'anno più cupo della finanza mondiale degli ultimi decenni. Quel 2009 in cui si è rischiata letteralmente l'implosione del sistema creditizio a livello mondiale, scongiurata solo a colpi di massicci interventi dei Governi e di quel fiume di liquidità immessa dalle banche centrali nei gangli vitali del circuito finanziario.
E che il 2009 sia stato un anno da brividi, lo dicono le statistiche di Borsa. Solo per stare a Piazza Affari, un titolo come UniCredit è arrivato a toccare nel marzo scorso un minimo di 70 centesimi, un prezzo da liquidazione della banca. O IntesaSanpalo scesa fino a 1,4 euro dai 3,7 fatti segnare prima del crack di Lehman.
La grande paura è infine rientrata, segnalata dal violento e veloce recupero delle quotazioni.
E a pensarci bene, per essere passate dall'annus horribilis della finanza mondiale, le banche italiane sono riuscite a limitare i danni. Merito senz'altro del fatto che negli istituti domestici si parla poco l'inglese, come è solito ricordare il ministro Tremonti. Non si sono viste come nel mondo anglosassone montagne di titoli tossici, maxi-svalutazioni, ingressi forzosi degli Stati nel capitale.

Utili dimezzati
Chiudere la stagione più difficile, con un monte profitti che per le prime 10 banche si ridurrà, secondo le stime degli analisti di Banca Leonardo, da 9,2 miliardi del 2008 ai 5,9 miliardi dell'anno appena trascorso appare un prezzo più che accettabile. Tra i big paga di più, sul fronte degli utili, UniCredit che ha chiuso i nove mesi del 2009 con 1,33 miliardi rispetto ai 3,5 di 12 mesi prima. Intesa lascia sul campo della crisi un miliardo e mezzo di minori utili, passando dai 3,78 milairdi del settembre 2008 ai 2,26 dei primi nove mesi del 2009. Paga dazio, soprattutto all'affare Italease, il Banco Popolare che perde in 12 mesi due terzi del monte utili. Ma anche Ubi ha subito una forte decelerazione della redditività con i profitti netti calati dai 620 milioni del settembre 2008 ai 187 del settembre 2009.

Cosa ha inceppato il motore delle banche? Il business tradizionale certo, con i volumi dei crediti in flessione un po' per tutti. Ma quel calo, con l'eccezione di UniCredit tra le prime 5 banche che ha contratto i volumi di prestiti alla clientela per un 7,6%, si limita a pochi punti percentuali. Non abbastanza per dar conto del vistoso calo degli utili del settore. Del resto gli indicatori nella parte alta del bilancio mostrano più che una tenuta. Ricavi da margine di interesse e commissioni sono in linea con l'anno precedente e anche i costi, tanto che le prime dieci banche italiane sommano profitti operativi lordi per 21 miliardi.

Accantonamenti raddoppiati
La vera nota dolente sono gli accantonamenti per le perdite sui crediti che schizzano da 6 a 12 miliardi negli ultimi 12 mesi. La crisi del credito è tutta lì: sul forte incremento di sofferenze, incagli, insomma crediti pericolanti che, dicono tutti gli osservatori, proseguiranno con forza per tutto il 2010. Per il momento la somma complessiva dei crediti a rischio per il campione delle banche più significative vale circa il 5% dell'intero portafoglio prestiti. E dato che quel portafoglio vale quasi 1.500 miliardi, il conto è presto fatto. A fine 2009 i crediti a rischio per le prime dieci banche sfiorano gli 80 miliardi. Con il rischio che salgono ulteriormente nel 2010. E così ecco ridimensionarsi (e di molto) la reddività: valori di ritorno sul capitale sopra il 10% cui molte banche ci avevano abituati nei primi anni Duemila, sono lontani anni luce. Oggi il Roe viaggia per UniCredit al 4% e per Intesa al 5-6%. E in fondo con questi chiari di luna c'è poco da stupirsi se in Borsa, nonostante il violento recupero dei prezzi quasi tutti i bancari valgano meno del patrimonio netto. La Borsa guarda alle redditività compresse e teme ancora contraccolpi sul lato di eventuali futuri svalutazioni. Il che rende cauto il mercato sull'intraprendere nuove cavalcate sui listini.

Trading a tutta corsa
Ma qualche consolazione (per le banche) arriva dal trading. Lì la macchina si è rimessa in moto. Dalla compravendita di bond e azioni le banche stanno tornando a guadagnare. Solo UniCredit e Intesa hanno incamerato oltre 2,5 miliardi di ricavi da questa attività nei primi 9 mesi del 2009. Più facile e meno rischioso che prestare soldi alle imprese. Ma non è proprio quel che si chiede a una banca.

 

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