BRUXELLES - Un'altra giornata sulle montagne russe per la Grecia costretta a difendersi dal fuoco amico e nemico, a barcamenarsi tra la fiducia "pelosa" dei partner europei e lo scetticismo manifesto dei mercati sull'effettiva attuazione del suo piano triennale di rientro da iper-deficit e debiti accumulati. Risultato: impennata record ieri degli spread rispetto al bund tedesco, raggiunti i 311 punti base, livello mai toccato dal 1999. Borsa in forte caduta (-3,4%), con i titoli bancari ancora più giù, oltre il 5%. Euro ai minimi da sei mesi sul dollaro (a 1,4028). Raffica incrociata di dichiarazioni rassicuranti da Atene, di moniti più o meno soavi da Bruxelles, Francoforte e Fmi.
La nuova gimkana è partita di prima mattina. Il quotidiano greco Kathimerini ha annunciato che il debito sarebbe ben superiore alla cifra ufficiale di 300 miliardi di euro, secondo il rapporto confidenziale di una commissione indipendente incaricata dal Governo Papandreu di verificarne l'effettiva entità. Come se non bastasse, a rinfocolare il forte nervosismo dei mercati, ad aumentare la confusione dei messaggi ha provveduto anche un'altra notizia, in arrivo dal sito di European Voice (gruppo Economist), immediatamente smentita da Bruxelles e Atene come destituita di ogni fondamento. La notizia, che poi ha contribuito a calmare un po' i mercati, questa volta riferiva di negoziati dentro l'Eurogruppo per garantire l'erogazione di un prestito di emergenza alla Grecia, a condizioni draconiane, aggirando la clausola di "no bail-out" stabilita dal Trattato di Maastricht ed evitando al tempo stesso il ricorso all'Fmi da parte di Atene.
Fonti della Commissione spiegano che oggi l'attenzione è tutta concentrata sullo sforzo di rendere credibile ai mercati l'attuazione del piano di stabilità greco, in breve la prevista riduzione del deficit (al 12,7%) di ben quattro punti percentuali quest'anno. Per poi ricondurlo, entro il 2012, sotto il 3% come da parametri di Maastricht. Sarà l'Ecofin del 16 febbraio, con in mano la raccomandazione ad hoc della Commissione, a decidere se la strategia di rientro ellenica sia accettabile o richieda ulteriori sforzi. In ogni caso Bruxelles imporrà una sorveglianza strettissima (3 volte all'anno) sulla sua attuazione come sulla riforma del sistema di raccolta delle statistiche.
Un programma greco blindato e credibile: questa è la leva con la quale l'area euro intende spuntare gli allarmismi dei mercati evitando qualsiasi emergenza-prestiti. «Il nostro piano di stabilità è stato salutato positivamente dai ministri europei, anche se i mercati non ne sono convinti» ha detto il ministro greco delle Finanze George Papaconstantinou. «Non abbiamo bisogno di nessun salvataggio e non ce ne aspettiamo. Saremo in grado di soddisfare sui mercati internazionali il nostro fabbisogno di prestiti». Che sarà di 55 miliardi di euro contro i 67 del 2009. E potrebbe essere coperto anche con emissioni in dollari e yen.
A smentire qualsiasi ipotesi di prestiti di emergenza e bail-out ieri hanno provveduto anche il ministero delle Finanze spagnolo («mai discusso niente del genere a Bruxelles») e il Fmi, negando di aver ricevuto richieste da Atene. Anche Axel Weber, presidente della Bundesbank e membro del board della Bce, ha rincarato precisando che l'ipotesi di default è «assurda», che la Grecia «non ha bisogno di aiuti Fmi» e che «il problema non è la credibilità dell'euro ma la politica di bilancio di un paese il cui Governo deve agire a fatti e non a parole».
C'è fuoco sui mercati, quindi dovunque i pompieri si mobilitano. Basteranno a spegnerlo i loro esorcismi verbali? Per ora il peso della exit strategy dalla crisi sta sulle spalle della Grecia, che lo assume. Perché per i membri dell'euro non sono previsti (per ora) meccanismi di aiuto collettivi. Anzi, sono ufficialmente vietati e lo restano. Ma sarebbe irresponsabile non prepararsi in sordina a qualsiasi evenienza. Che è quello che di sicuro si fa ma non si può dire. Nella speranza che poi l'esercizio si riveli inutile.

 

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