MILANO - Chiusa in un elegante paletot, Margherita Agnelli aspetta il suo treno. Per tornare a casa. Accanto a lei, in stazione centrale, i suoi attuali difensori. È una fredda sera di novembre ed è appena terminato per lei il primo interrogatorio. Da indagata. Concorso in tentata estorsione: con questa accusa, il nome della figlia di Gianni Agnelli è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano. Nessun commento da Torino.
L'ereditiera, i suoi vecchi difensori e la storia di una parcella non dichiarata. Sullo sfondo della lite intorno al testamento dell'Avvocato. È partita da qui l'inchiesta dei pm milanesi Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, che potrebbe condurre, però, ben più lontano. Verso la Svizzera e il Lussemburgo, e verso una risposta sull'esistenza o meno di presunti beni all'estero della famiglia. Nel frattempo, però, da circa tre mesi anche il nome di madame Margherita Agnelli De Pahlen si è aggiunto a quelli dei suoi ex legali, già inseriti nel registro degli indagati. Secondo le ipotesi dell'accusa, insieme con Charles Poncet, principe del foro svizzero e già suo difensore, Margherita avrebbe fatto pressioni su Emanuele Gamna, altro suo ex avvocato, perché restituisse parte della parcella milionaria pagata da lei e soprattutto firmasse un "affidavit", una dichiarazione giurata in cui - in sostanza - ammetteva implicitamente un ruolo non trasparente nella battaglia legale sull'eredità dell'Avvocato.
Un doppio tavolo, tra gli interessi della sua cliente e quelli dell'altra fazione, Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, già avvocato di Gianni Agnelli l'uno e presidente dell'accomandita l'altra, considerati da Margherita gli effettivi gestori del patrimonio personale del padre. Il legale non firma e, poco dopo, una segnalazione di Poncet all'Ordine mette in moto il meccanismo - anche giudiziario - che porterà alle accuse per Gamna di infedele patrocinio e truffa ai danni dello stato, per non aver fatturato la parcella da 15 milioni. E per Poncet e poi anche per la figlia dell'Avvocato, all'iscrizione per tentata estorsione.
Il 30 marzo, Gamna dovrebbe chiudere - in rito abbreviato, davanti al giudice Andrea Ghinetti - il suo procedimento giudiziario, e poi fiscale, arrivando ad un accordo con l'Agenzia delle Entrate che ha presentato un conto prima da dieci, poi da tredici milioni. Gamna è stato interrogato più volte, come Poncet e Margherita, dopo la perquisizione da parte del Gruppo provinciale della Guardia di Finanza di Milano, nel luglio dell'anno scorso nello studio Chiomenti, uno degli uffici legali che segue la galassia Fiat da sempre, e dove lavorava lo stesso Gamna.
Margherita è stata interrogata a lungo, lontano dal Palazzo di Giustizia, in uffici molto periferici. E qui, assistita dagli avvocati Andrea e Michele Galasso di Torino, si è difesa dall'accusa di concorso nella tentata estorsione. Ma poi ha detto: «Ora vi spiego io come sono andate le cose». E ha ribadito la sua versione dei fatti sull'eredità del padre, le ipotesi sulle informazioni mancanti relative al patrimonio estero, quell'accordo firmato con la madre e poi rimesso in discussione, avviando la causa civile a Torino. Contattati dal Sole 24 Ore, i suoi difensori scelgono il silenzio totale.
Ricostruzioni, sospetti e accuse, messe nero su bianco nei verbali, che vanno ad arricchire il fascicolo con le carte già sequestrate negli studi legali degli ex avvocati di Margherita, Gamna e Abbatescianni. E con altri interrogatori. Da Milano, sono partite le rogatorie. E quella che era iniziata come un'inchiesta laterale alla battaglia intorno all'eredità da dividere, potrebbe diventare quella che fa luce sui dubbi e gli interrogativi intorno al patrimonio dell'Avvocato.
In ambienti investigativi, si ipotizza che l'indagine riuscirà a portare al Fisco il doppio di quanto incassato con la fallita scalata AntonVeneta. Vale a dire, si calcola, oltre 700 milioni di euro.
Ma chi dovrebbe essere chiamato a pagarli? Solo Margherita e donna Marella, la madre? O piuttosto anche altri? Mentre la causa civile torinese si avvia verso le battute finali, è da Milano che potrebbero dunque arrivare tante risposte sui retroscena della battaglia più cruenta degli ultimi anni intorno ad un'eredità.


LA VICENDAScontro sull'eredità
Margherita Agnelli de Pahlen (nella foto), 54 anni, figlia dell'avvocato Gianni Agnelli, ha avviato una causa contro i gestori del patrimonio del padre, Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Siegfrid Maron, e di conseguenza anche la madre, Marella Agnelli. Margherita sostiene l'esistenza di un «tesoro nascosto» all'estero (e quantificabile in 1,4 miliardi), escluso dall'accordo di ripartizione sull'eredità sottoscritto dalla famiglia nel 2004.

L'indagine
La procura di Milano ha iscritto tre mesi fa Margherita Agnelli nel registro degli indagati. Si ipotizza il reato di concorso in tentata estorsione in relazione allo scontro fra la figlia dell'Avvocato e i suoi ex legali. In particolare, secondo le ipotesi dell'accusa, Margherita Agnelli avrebbe fatto pressioni su Emanuele Gamna (suo ex avvocato) perché restituisse parte della parcella da 15 milioni a lui pagata e perché firmasse un «affidavit» in cui ammettesse di aver fatto il doppio gioco nella battaglia legale sull'eredità.

 

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