L'Italia ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo, proclamata domenica da Pristina. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri nel corso di una riunione ad hoc che si è svolta questa mattina. «L'Italia - ha detto il premier Romano Prodi - é allineata con la maggior parte dei paesi europei riguardo a questo delicato e importante problema». L'approvazione del Cdm è stata unanime, salvo l'eccezione del ministro Ferrero, che considera «uno strappo» il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo: rappresenta la prima spaccatura sulla politica estera tra Pd e Sinistra arcobeleno. Per Prodi si tratta di un primo passo europeo per la ricostruzione civile del Kosovo, «che si prolungherà a lungo nel tempo e che sfocierà per un adesione di tutti i paesi balcani all'Europa e fino a che non ci sarà questo non ci sarà pace nell'area».
Il ministro degli esteri serbo, Vuk Yeremic, ha confermato il richiamo immediato per consultazioni dell'ambasciatore in Italia, signora Sanda Raskovic-Ivic, in segno di protesta contro il riconoscimento italiano della indipendenza unilaterale del Kosovo. Belgrado ha inoltre inviato una nota formale di protesta nei confronti di Roma. Già nella mattinata l'ambasciata di Belgrado a Roma aveva fatto sapere che una volta ricevuta la notifica del riconoscimento del Kosovo intende trasmettere «una nota di protesta alla Farnesina» e quindi, dopo 48 ore, «ritirare per consultazioni a Belgrado» l'ambasciatore, signora Sanda Raskovic Ivic, così come avvenuto nelle altre capitali che hanno riconosciuto il Kosovo. Già ieri, a Strasburgo, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic aveva ricordato che il giorno in cui l'Italia avesse riconosciuto l'indipendenza del Kosovo, Belgrado avrebbe richiamato il suo ambasciatore da Roma. Se da un parte è già presente la rappresentanza diplomatica italiana a Pristina, dall'altra resta, dunque, il problema dei rapporti con Belgrado. D'Alema spera che «questo momento possa essere superato e che si possa ritrovare la via del dialogo».
Il premier dimissionario ha anche precisato che questo riconoscimento non toglie nulla alla Serbia, sottolineando che «Italia e Serbia sono amici e non cesseranno mai di esserlo. L'Italia favorirà l'ingresso della Serbia nell'Unione europea». Il ministro degli esteri e vicepremier Massimo D'Alema ha detto che il riconoscimento dell'Italia dell'indipendenza del Kosovo «non è una scelta mossa da ragioni di ostilità. La presenza italiana nei Balcani è un fattore di equilibrio e garanzia per tutti». Ieri D'Alema aveva detto alle commissioni Esteri di Camera e Senato che il rapido riconoscimento del Kosovo è una scelta necessaria anche per non lasciare «in un paese che non riconosciamo i 2mila 600 militari italiani impegnati nella Kfor né i 200 funzionari civili che stiamo per mandare» con la missione civile Ue. Sarebbe, infatti, mancata la necessaria copertura politica e diplomatica per operare sul terreno e interagire con le autorità di Pristina. Dopo la decisione sul riconoscimento D'Alema invierà una lettera in risposta alla richiesta firmata dal premier kosovaro Hashim Thaci. (N.Co.)
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