«Le primarie sono un'opportunità non un obbligo...». Di fronte alle richieste sempre più insistenti, non solo di esponenti di minoranza del Pd, ma dello stesso presidente del partito Rosy Bindi, di fare svolgere le primarie per sciogliere i nodi delle candidature per le prossime regionali in Lazio e Puglia, il segretario democratico Pier Luigi Bersani ha deciso di intervenire per mettere in chiaro quella che dovrà essere "la linea da seguire".
Sul modo migliore per arrivare alla selezione dei candidati alla guida delle Regioni il Pd è diviso, come già era avvenuto durante la campagna congressuale. Dopo gli appelli di Dario Franceschini e della Bindi, diversi altri esponenti democratici, da Ignazio Marino a Stefano Ceccanti ne Debora Serracchiani, sono tornati a chiedere le primarie, in particolare per sbloccare le difficili situazioni di Lazio e Puglia. Bersani, però, resta fermo sulle sue posizioni. La consultazione popolare, ha ribadito il leader del Pd, è un'opportunità, non un obbligo. «Il partito – ha spiegato ieri – non può essere un notaio che si limita a stilare il regolamento delle primarie. Noi siamo un partito realmente federalista, non decidiamo nelle ville o in due o tre persone, ma nelle assemblee regionali». È qui, e solo qui, appunto, che si decide «se, come e dove si devono fare le primarie». Bersani sottolinea che «adesso dobbiamo privilegiare la messa in campo di candidature forti. Abbiamo buone occasioni e dobbiamo coglierle», aggiunge, precisando il suo punto di vista, inconciliabile con il ricorso alle primarie, almeno proprio in Lazio e Puglia: «Nelle Regioni come il Lazio dove la destra è già in campo è meglio privilegiare l'immediatezza e l'efficacia della scelta». Che nel Lazio per Bersani è chiara e risponde al nome di Emma Bonino: «Una fuoriclasse, fuori da ogni stereotipo», ha ribadito ieri il segretario del Pd, esprimendo la sua decisa preferenza per la candidatura della leader radicale alla guida del Lazio (dove oggi si svolge l'assemblea regionale del Pd), «ovviamente nel rispetto delle scelte degli organi del partito». Dopo il via libera al sostegno alla Bonino da parte del Pd, questa mattina Bersani incontrerà al Nazareno prima Antonio Di Pietro e a seguire la stessa leader radicale e Marco Pannella, per ragionare delle alleanze per le regionali.
I radicali si aspettano ora di poter stringere accordi con il Pd anche in altre Regioni, mentre l'Idv vuole avere in primo luogo un chiarimento sullo stato dei rapporti con i democratici e "approfondire" il significato del sostegno di questi alla Bonino.
Se nel Lazio la situazione sembra a questo punto chiarita e si va profilando il confronto tutto femminile Bonino-Polverini – oggi alle 17 il segretario del Pd regionale Alessandro Mazzoli chiederà alla direzione regionale del partito di appoggiare la Bonino e darle il definitivo via libera alla corsa alla poltrona di governatore – lo stesso non si può invece dire della Puglia.
Bersani minimizza, spiegando che il problema «non è l'esclusione di questo o quel candidato, ma di mettere insieme uno schieramento il più competitivo possibile», ma in Puglia il Pd è alla resa dei conti. Sabato prossimo l'assemblea regionale del partito dovrà sancire la conta tra la maggioranza e la minoranza che si pronunceranno sulla candidatura di Francesco Boccia alla guida della Regione. Ieri la riunione dell'assemblea regionale è slittata, ma un vertice tra i leader delle diverse aree del Pd pugliese ha permesso a Boccia di lanciare il suo ultimatum: «Il Pd scelga se fare l'alleanza con l'Udc o presentarsi senza. Nel primo caso io sarò il candidato, nel secondo non mi interessa».
Boccia ha lungamente lavorato per preparare una coalizione insieme ai centristi, affrontando la parte del Pd che fin da subito si è schierata per la riconferma di Nichi Vendola. «Sono stato incaricato con il segretario regionale Sergio Blasi – ha spiegato – di preparare una coalizione. L'ho fatta e adesso il Pd deve scegliere tra coalizione con l'Udc o senza. Personalmente ho già scelto e sarei onorato nell'essere candidato presidente solo in una coalizione con l'Udc. Ora tocca al Pd, a tutti i livelli, dire l'ultima parola».
Vendola, da parte sua, insiste sulle primarie e appare comunque deciso a presentarsi anche, e a maggior ragione, se non dovesse ottenere lo svolgimento della consultazione popolare. Solo le urne potrebbero infatti sancire la sua rinuncia a ricandidarsi.

 

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