Un ordigno azionato con un cellulare, un kamikaze suicida, tre chilogrammi di tritolo: per il momento sono soltanto ipotesi quelle che cercano di spiegare la causa delle esplosioni che hanno devastato il metro di Mosca. La magistratura ha aperto un'inchiesta per terrorismo, e il terrorismo in Russia viene subito collegato al Caucaso: con quella regione, e con la guerra in Cecenia, hanno a che fare i più recenti attacchi contro la Russia. La metropolitana della capitale era già stata colpita il 6 febbraio 2004, a pochi giorni dalla seconda rielezione di Vladimir Putin alla presidenza: un kamikaze si era fatto saltare in un'altra stazione del centro, 39 i morti, più di cento i feriti. Due mesi prima un altro attentatore suicida aveva ucciso cinque persone, ferendone altre 13, a poca distanza dal Cremlino.

La terribile stagione del terrorismo in Russia inizia con la prima guerra in Cecenia, 1994-96. Nel giugno 1995 il capo della guerriglia, Shamil Basajev, guida un commando di terroristi nell'ospedale di Budjonnovsk, Russia meridionale. Durante l'assalto e un tentato raid delle forze russe cento ostaggi vengono uccisi. Nel settembre 1999 una serie di esplosioni in palazzi di Bujnaksk e Volgodonsk, ancora nel sud della Russia, precedono tre attentati a Mosca, 200 morti. La responsabilità viene subito attribuita ai terroristi ceceni, ma in questo caso si insinua il sospetto che gli attacchi siano stati organizzati dai servizi: poco dopo riprende la guerra in Cecenia, mentre Boris Eltsin - allora presidente - passa il comando a Vladimir Putin. Le due tappe più tragiche, scolpite nella memoria collettiva dei russi, sono il teatro Dubrovka, e la scuola di Beslan, nel Caucaso. Nell'ottobre 2002 un commando ceceno prende in ostaggio 700 persone durante uno spettacolo, a Mosca. Il gas utilizzato nel raid condotto tre giorni dopo dalle forze russe è la ragione principale della morte di 129 ostaggi e 41 terroristi. Beslan, Ossezia del Nord: il 1° settembre 2004 è il primo giorno di scuola. Un commando di ceceni in lotta per l'indipendenza entra in azione, prende in ostaggio bambini e insegnanti. Anche in questo caso, nessun compromesso. Durante il raid delle forze russe 331 persone, la metà bambini, restano uccisi.

In Cecenia la guerriglia sembra soffocata, il Cremlino passa il controllo ai Kadyrov, capi di uno dei clan locali più potenti. Decine di miliziani vengono uccisi, tra loro diversi leader. Ma il terrorismo riesce a colpire ancora: a distanza di due anni una bomba esplode sulla stessa linea ferroviaria, la Mosca-San Pietroburgo, nel 2007 e poi il 27 novembre scorso. Sul Nevskij Express restano uccise 26 persone. Nelle scorse settimane il leader del gruppo ritenuto responsabile dell'azione viene ucciso nel corso di un'operazione. Un colpo che non ha impedito alla guerriglia - se i sospetti saranno confermati - di colpire ancora, proprio nel cuore di Mosca e proprio alla Lubjanka, la sede dell'ex Kgb.

 

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