Pronti via. Il rendez-vouz, come vuole la tradizione, domenica mattina, a Compiègne. L'arrivo a Roubaix, nel mitico velodromo, dove Franco Ballerini, nel 1993, venne battuto per 8 centimetri dal vecchio Duclos Lassalle, ormai quarantenne al suo quattordicesimo assalto. Quella volta si vide di che stoffa era fatto il futuro cittì della nazionale azzurra.

«Non correrò mai più!», disse Ballerini piangendo nelle docce del velodromo mentre gli scivolava via tutto il fango accumulato nella corsa. Non fu di parola. ll fango sparì, ma non la rabbia e la determinazione che lo fecero tornare sulle pietre della Roubaix dominando le edizioni del 1995 e del '98.

«La Roubax la sentivo nell'aria come la primavera», diceva il Ballero. «Mi allenavo per dei mesi in vista di questo appuntamento. Era la mia corsa, una lotta con la natura e con gli uomini. Ne ho perse tante, ma in quelle zone il mio nome se lo ricordano tutti».

Parlando della Roubaix non si poteva non ricordarlo. Quello a Franco Ballerini, morto a 46 anni due mesi fa durante un rally, è un omaggio dovuto. L'ex cittì della nazionale, infatti, era il manifesto di questa corsa, così odiata e così amata, così selvaggia ma anche così poetica.
Ballerini, sia detto con affetto, era un po' matto come la Roubaix. Gli piacevano il fango e la pioggia, il vento e il sole. E poi amava buttarsi nella mischia, ballando sulle pietre, mentre di fianco, i tifosi, arrivati all'alba, partecipano alla mattanza alzando il tasso alcolico con birra e Beaujolais.

Ecco la Francia del Nord, l'emozionante "location" dove si corre anche questa 108° edizione della Roubaix. Aspre zone minerarie, magnifiche per girare un film o ritrovare l'atmosfera di un romanzo di Zola. Le casette coi mattoni rossi e il giardino squadrato, il bar Terminus col bancone in legno scuro, i vecchi impianti di estrazione lasciati al vento ad arruginire come un museo all'aperto.

Qui, domenica, soprattutto nei 27 tratti in pavè che "colorano" la corsa, la Roubaix torna sui nostri schermi. Gli attori principali, almeno sulla carta, sono due: Fabian Cancellara, favorito numero uno dopo la vittoria al Fiandre, e Tom Boonen, grande sconfitto proprio al Fiandre ma voglioso di rifarsi nella sua corsa preferita. Boonen, belga di 29 anni, diciamo che corre quasi in casa. Tom infatti è il dio del ciclismo fiammingo, avendo vinto due Giri delle Fiandre e ben tre Parigi-Roubaix.

Boonen piace a tutti. Piace ai tifosi perchè corre sempre all'attacco, piace alle tifose perchè è uno sciupafemmine, piace agli sponsor perchè riporta in cassa un bel mucchio di quattrini.
La Quick Step, leader mondiale dei pavimenti in laminato, lo considera un testimonial perfetto. Da quando è entrata nel ciclismo, così per capire, ha triplicato la sua presenza sui mercati arrivando a 5 miliardi di fatturato con 3400 dipendenti.

Boonen, se vincesse domenica, farebbe poker come Roger De Vlaeminck, detto "Monsierur Roubaix" perchè guida l'albo d'oro con quattro successi. Ma davanti a Tom Boonen si staglia un Cancellara che, in questo momento, viaggia come una locomotiva. Svizzero di Berna, anche lui 29enne, Cancellara quando è in forma è una forza della natura.

In carniere, oltre al Fiandre, brillano una Sanremo e proprio una Roubaix. I due si stanno antipatici quanto serve. Sarà un bel duello aperto a qualsiasi risultato. Anche perchè, su queste pietre, oltre che bravi bisogna essere molto fortunati. E non sempre, magari per una foratura o una caduta, vince il migliore.

L'outsider più credibile per spezzare il duopolio Cancellara-Boonen è Juan Antonio Flecha, in una Sky che anche stavolta non avrà Boasson Hagen, sempre fermo per la tendinite. Le quotazioni di Pozzato sono invece precipitate dopo l'influenza che ha impedito a Pippo di correre il Fiandre. Già Pozzato non è un vincente di natura, se poi viene da una influenza c'è poco da stare allegri.

Alessandro Ballan, l'ex campione del mondo coinvolto nell'inchiesta doping di Mantova, è stato sospeso dalla Bmc che potrà contare su Hincapie, un cavallone che sulle pietre fa sempre la sua figura. Tra gli italiani segnaliamo anche Manuel Quinziato, sempre che la Lampre non decida di lasciarlo fuori, e il giovanissimo Daniel Oss, un talento che sembra avere le carte in regola per far parlare di sè. Per il resto si vedrà. Come dicono i francesi, "a la guèrre comme à la guérre".

 

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