Un uomo e una donna, (William Schimell e Juliette Binoche), nella campagna Toscana. Lei francese, lui di lingua inglese: sembra che non si conoscano, giocano a essere marito e moglie, ma dopo un po' il gioco si fa serio, sembra che i due lo siano davvero, cominciano a litigare.
L'uomo, James, ha scritto un libro per sostenere che una copia ben fatta è meglio dell'originale, e il titolo dell'ultimo film di Abbas Kiarostami è proprio questo: Copia conforme, passato lunedì 18 in concorso al Festival di Cannes. I due protagonisti, per tutto il film, parlano appunto di originali e copie, e il loro stesso rapporto non si sa se sia la copia di qualcosa di precedente. La storia del film, in questo senso, è quella di una classica "commedia del rimatrimonio", come l'ha definita il filosofo Stanley Cavell. Ossia non la storia di due persone che si conoscono e devono superare degli ostacoli per sposarsi, ma di una coppia che è già sposata, o lo è stata, e deve perdersi per ritrovarsi. Così era in molte commedie sofisticate anni Quaranta, e così è, fatte le debite differenze, nel percorso dei due personaggi.

Originale e copia: Binoche e James recitano la parte di marito e moglie, e chissà se lo sono davvero; anche San Gimignano sembra finto, quasi un fondale dipinto. Ma di originale e copia nel film di Kiarostami si tratta anche in un senso più generale. Perché l'intero film è praticamente un remake di Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, film mito dei giovanissimi critici dei "Cahiers du cinéma", da Truffaut a Godard. Anche lì una coppia in crisi si perdeva in Italia (la Costiera Amalfitana) e si ritrovava davanti a una riscoperta della realtà, durante una processione.

Ma la realtà, pare dire Kiarostami (che pure è un regista che sui metodi per catturarla e reinventarla ha dato lezione a tutto il mondo), è lontana, l'Italia non è più il luogo dove andare alle radici della natura umana, ma un parco di ristorantini e festicciole. Al massimo, da una finestra, si può vedere in lontananza un campanile.

Con tutta la sua ostentata leggerezza, Copia conforme è a suo modo, un film scettico, sfiduciato. La copia conforme è la realtà stessa, insomma, e il cinema, nell'era del digitale, gira su se stesso.

 

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