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Questo articolo è stato pubblicato il 20 agosto 2010 alle ore 08:08.
Le realtà fiscali di entrambe le sponde dell'Atlantico sono, oggigiorno, molto simili. Solo una fiducia duratura nella promessa americana mantiene viva l'aspettativa europea secondo cui un grande colpo di scena americano risolverà la grave situazione di debito del paese.
Ovviamente, gran parte degli americani riconoscono l'entità del peso del loro debito. L'ammiraglio Mike Mullen, presidente dei Comandi congiunti del personale e di conseguenza il più alto funzionario militare in grado, ha affermato recentemente che «il pericolo più grande per la sicurezza americana deriva dal debito pubblico». Quattro americani su dieci sono d'accordo con lui, mentre meno di tre su dieci considerano il terrorismo e l'Iran più pericolosi.
Lo status di grande potenza dell'America è sempre dipeso dal suo livello di debito. È stato infatti grazie all'assenza di debito pubblico che gli Stati Uniti hanno ottenuto e mantenuto il titolo di potenza mondiale tra il 1914 e il 1917. Gli Stati Uniti sono passati da un debito di 3 milioni di dollari (gran parte del quale nei confronti della Gran Bretagna) a un credito netto di una cifra simile, grazie ai 6 milioni di dollari dei crediti di guerra concessi agli alleati occidentali. Altri 3 milioni di dollari di credito per la ricostruzione europea nel dopoguerra hanno consolidato il suo status di primo paese creditore a livello mondiale, con un surplus pari all'8% del Pil.
Questo spostamento ha portato l'America a rimpiazzare la Gran Bretagna quale fulcro del sistema finanziario e monetario. In precedenza, grazie al sistema aureo e alla stabilità politica della Gran Bretagna, la City di Londra aveva svolto il ruolo di fonte principale di capitale e di garanzie finanziarie a livello mondiale, per più di un secolo.
La nuova era è iniziata improvvisamente nel gennaio del 1915 quando, dopo qualche mese di profonda incertezza, sono iniziate consistenti spedizioni d'oro con destinazione New York. Qualche mese prima, il finanziere veterano di Boston, Henry Lee Higginson, aveva presentato in una lettera al Presidente Woodrow Wilson quella che, a suo avviso, doveva essere la nuova strategia americana. «Questa è la nostra opportunità di arrivare al primo posto», scrisse. Era necessario ristabilire l'ordine nel sistema finanziario americano, ripagare i debiti, e, come aveva fatto Londra per lungo tempo, bisognava mantenere la fiducia, il che significava garantire la convertibilità del dollaro in oro.







