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Questo articolo è stato pubblicato il 08 dicembre 2010 alle ore 08:43.
L'ultima modifica è del 08 dicembre 2010 alle ore 09:10.
Dopo qualche mese di riflessione Gabriele Albertini ha rotto gli indugi: «Ho già segnalato ai triumiviri la mia decisione. Sono disponibile alla candidatura a sindaco di Milano». Era stato Gianfranco Fini a spronarlo per primo chiedendogli la disponibilità a correre ancora una volta per la guida del capoluogo lombardo dopo i due mandati (con il centro-destra) dal '97 al 2006. Si era parlato di una lista civica autonoma dai partiti ma poi, dopo la costituzione di fatto del terzo polo, è diventata naturale la scelta di schierarsi dietro le insegne dei tre partiti centristi Fli, Udc e Api.
«L'ho comunicato ieri a Fini, Casini e Rutelli - ha spiegato Albertini -. Aspetto che commentino e prendano una decisione. La mia scelta è sul loro tavolo. Non anticipo il contenuto della mia comunicazione, che ho spedito ieri, loro ne conoscono il contenuto. Sono quindi disponibile alla candidatura a sindaco di Milano». Una lettera che lascia trasparire una serie di condizioni poste dall'eurodeputato eletto nelle liste del Pdl. Secondo indiscrezioni, l'aspirante candidato sindaco avrebbe chiesto ai tre leader del terzo polo un allargamento della coalizione al centro-sinistra, in particolare a quella parte moderata del Pd delusa dalla candidatura di Pisapia uscita dal responso delle primarie milanesi. Una condizione un po' indigesta per il neonato terzo polo che rivendica di essere l'alternativa al centrosinistra e non un possibile alleato di Bersani. «Un conto è convergere sui voti in Parlamento, altro è costituire un'alleanza strutturata» lamentano alcuni parlamentari di Fli e dell'Udc che pur considerando importante lo "schieramento" di Albertini considerano ancora interlocutoria la sua offerta. E a suffragare questa ipotesi concorre anche il silenzio – almeno fino aieri sera – di Fini, Casini e Rutelli che non si sono affrettati a complimentarsi con l'ex sindaco.
Chi invece è sceso in campo per manifestare il suo malumore è il Pdl milanese, il partito nelle cui liste Albertini è stato eletto all'europarlamento. «È davvero una delusione – commenta gelido il coordinatore lombardo del Pdl e presidente della provincia di Milano Guido Podestà –. Lo dico con profondissima amarezza. Dico la verità: non me l'aspettavo. Un anno e mezzo fa ha chiesto la fiducia degli elettori del Pdl, e adesso si candida contro il Pdl. Una delusione, non dico altro». «Non ci credo fin quando non ci sarà l'ufficializzazione della sua candidatura – è la reazione del coordinatore provinciale del Pdl Romano La Russa –. In ogni caso penso che gli elettori del centrodestra, coloro che prima lo hanno votato permettendogli di diventare sindaco di Milano e poi ancora lo hanno spinto sino al Parlamento europeo, non capirebbero e vivrebberoil suo gesto e repentino cambio di partito come un tradimento». Quanto al centrosinistra, il candidato sindaco Giuliano Pisapia respinge l'ipotesi di una perdita di voti dall'area moderata «perché noi siamo alternativi sia ad Albertini che alla Moratti», lo sconfitto alle primarie Stefano Boeri invece insiste sulla necessità di costituire una lista civice dei moderati che sostenga il candidato Pd e raccolga il voto delle aree più centriste del Pd.