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Cultura-Domenica Arte

Sul chiuder della vita

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Questo articolo è stato pubblicato il 18 luglio 2010 alle ore 08:10.

di Valeria Merlini e Daniela Storti
«Misesi in una feluca con alcune poche robe, per venirsene a Roma, tornando sotto la parola del Cardinal Gonzaga, che co'l Pontefice Paolo V, la sua remissione trattava. Arrivato ch'egli fu nella spiaggia, fu in cambio fatto prigione, e posto dentro le carceri, ove per due giorni ritenuto, e poi rilassato».
Quando nel luglio del 1610 Caravaggio lasciò con le sue poche cose Napoli alla volta di Porto Ercole, non poteva prevedere l'"incidente" di Palo: la barca fatta accostare, lui gettato per sbaglio in guardina, e la feluca con sopra tre dei suoi quadri che riparte placidamente verso nord, ma senza di lui.
Una volta rilasciato «più la felluca non ritrovava, sì che postosi in furia, come disperato andava per quella spiaggia sotto la sferza del Sol Leone a veder, se poteva in mare ravvisare il vascello, che le sue robe portava». Caravaggio morì di sfinimento a Porto Ercole nel disperato tentativo di recuperare il carico dei suoi dipinti. Nessuno cercò il corpo del pittore dissoltosi nel nulla, nessuno setacciò locali e ospedali della zona nella speranza di trovarlo ancora in vita, ma tutti – cardinali, alti prelati e collezionisti – si misero subito a caccia delle sue preziosissime opere.
Oggi, a quattro secoli esatti dalla sua scomparsa, noi celebriamo uno dei geni assoluti di tutti i tempi nel luogo dove la storia ha voluto che giungesse a «chiuder la vita». Lo celebriamo attraverso la sua pittura, segno potente e indissolubile della sua grandezza, ricostruendo l'ipotetico carico della sua agognata feluca nel simbolico "ventre" della chiesa più antica di Porto Ercole dedicata a Sant'Erasmo. Carico che viene idealmente ricomposto con lo straordinario San Giovanni Battista della Galleria Borghese (opera unanimemente riconosciuta dalla critica come appartenente al prezioso convoglio della feluca) e, nel catalogo Skira, attraverso la riproduzione di due rivisitazioni delle due opere di Caravaggio che componevano il carico e che oggi ci sono note solo attraverso copie. Così il giovane artista Nicola Samorì, mantenendo un approccio analitico nelle proporzioni e nel canone grafico, ha perseguito la ricerca di una rappresentazione mentale della memoria attraverso il principio della dispersione e della separazione assoluta.

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Tags Correlati: Caravaggio | Cultura | Daniela Storti | Gonzaga | Nicola Samorì | Paolo V | Porto Ercole | Roma | San Giovanni Battista | Skira Editore |

 

«Così Caravaggio si ridusse à chiuder la vita, e l'ossa in una spiaggia deserta, et all'hora che in Roma attendevasi il suo ritorno, giunse la novella inaspettata della sua morte, che dispiacque universalmente».
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