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Cento anni di guerre raccontate attraverso il cinema

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 ottobre 2010 alle ore 16:09.

Le guerre al cinema sono state raccontate da Andrej Tarkovskij, Clint Eastwood, Stanley Kubrick, Spike Lee, Oliver Stone, Roger Corman, tanto per citare qualche regista di rilievo; un argomento che nel corso del Novecento e in questi primi anni del XXI secolo è stato fonte d'ispirazione per la settima arte. Era inevitabile, da quando il cinematografo è nato i conflitti, da quelli in trincea a quelli scanditi dalle armi intelligenti, non hanno mai cessato di sconvolgere la realtà. Pensiamo alla prima e alla seconda guerra mondiale, al Vietnam, alle stragi nei Balcani e in Corea, e ora all'Afghanistan e all'Iraq.

Sono questi gli orrori affrontati dalla rassegna cinematografica 100 anni di guerre al cinema (dal 21 ottobre al 13 dicembre) organizzata al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino (www.museodiffusotorino.it). A sostenerla l'Archivio nazionale cinematografico della Resistenza (www.ancr.to.it), in collaborazione con Documè e l'Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.

Una ventina di pellicole, in certi casi introdotte da interventi di studiosi e storici, cercheranno di inquadrare i periodi critici della storia mondiale. Si parte dal documentario Prigionieri della guerra i cui fotogrammi, girati da anonimi cineoperatori e raccolti negli archivi di mezza Europa, sono stati recuperati dai registi Yervant Gianikian e Angela Ricci-Lucchi. Una Via Crucis sulla vita nelle retrovie del primo conflitto mondiale tra profughi civili e deportazioni.

Seguono Orizzonti di gloria di Kubrick, « L'infanzia di Ivan» di Tarkovskij, «Come persi la guerra» di Carlo Borghesio che si concentra sull'odissea di Leo Bianchetti (il comico Macario), «Lontano dal Vietnam» di Claude Lelouch, Alain Resnais, Agnès Varda, William Klein, Joris Ivens e Jean-Luc Godard, un film militante del 1967 che si schiera a favore della resistenza vietnamita. E poi c'è la guerra nella ex Jugoslavia affrontata dal nostro Daniele Gaglianone in «La guerra non ci sarà», dal serbo Goran Paskaljevic nel più conosciuto «La polveriera», e la tragedia dell'Afghanistan e dell'Iraq in «Cargo 200» e nel documentario «Sotto il cielo di Baghdad» di Mario Balsamo, che inquadra le vite degli iracheni prima dell'esplosione dell'ennesima follia umana.

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Tags Correlati: Afghanistan | Alain Resnais | Angela Ricci-Lucchi | Cinema | Corea | Europa | Gregory Peck | Iraq | Jean-Luc Godard | Metro Goldwin Mayer | Orizzonti | Robert Vaughn | SKY | Stanley Kubrick | Vietnam | Yervant Gianikian

 

Anche la tv si dedica al tema. Il canale tutto americano MGM (su Sky) per quattro domeniche, a partire dal 7 novembre, manderà in onda alle 21.00 una pellicola dal fronte. Si parte dalla prima guerra mondiale vista con gli occhi del«Barone rossofirmato» Roger Corman e si prosegue con «Il ponte di Remagen» interpretato da Robert Vaughn, George Segal e Ben Gazzara, con la guerra in Corea raccontata in «38° parallelo: missione compiuta»(1959) che vede Gregory Peck nei panni di un ufficiale eroico ma incerto sulle decisioni da prendere. Un tratto inconsueto per il cinema Hollywoodiano di allora. Il ciclo si chiude nel ricordo della guerra in Vietnam con «Vittorie perdute»con Burt Lancaster.

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