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Beppe Fiorello racconta al Sole.com una storia che ricorda quella di Guido Rossa

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 ottobre 2010 alle ore 21:04.

«Lo Stato per me è il 30% di trattenute sulla busta paga. Perché devo morire per un'istituzione che non mi ha dato niente?». Così Tonino Barone, protagonista della fiction "Il sorteggio" - in onda in prima serata lunedì sera e che il Sole 24 Ore ha visto in anteprima - riversa su Gino, amico e collega, tutta la rabbia e la paura per la prova che viene chiamato a sostenere: il giudice popolare nel processo che si svolge nel 1976 a Torino contro le Brigate Rosse. Tonino, interpretato da un quanto mai solido Beppe Fiorello, fresco di nozze e di ruoli forti, è un giovane siciliano immigrato a Torino, operaio della Fiat.

Gino Siboni, (Giorgio Faletti) è l'amico e collega di fabbrica, che si batte come uomo e sindacalista contro il clima di violenza degli anni di piombo. Una figura che ricorda molto Guido Rossa, il rappresentante dei lavoratori freddato dalle Br a Genova il 24 gennaio del 1979. In occasione della messa in onda della fiction la casa editrice Lindau ha ripubblicato il libro di Adelaide Aglietta Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse. «Questo non è un film su Guido Rossa - spiega Beppe Fiorello, che ha appena terminato le riprese di Terraferma, l'ultima pellicola di Emanuele Crialese-, anche se ci siamo ispirati alla sua figura. Mi sono innamorato della sceneggiatura, (un'opera collettiva, scritta da Giovanni Fasanella, Giuseppe Rocca, Giorgio Glaviano e dal regista Giacomo Campiotti e con la collaborazione dello stesso Fiorello) molti anni fa e mi sono battuto per realizzarla. Pensavo fosse un soggetto giusto per il cinema e invece non riuscivo a trovare qualcuno che avesse il coraggio di crederci. Rai fiction invece mi ha subito aperto le porte».

Fiorello, classe 1969, negli anni di piombo era poco più che un bambino. «Mi ricordo un'eco lontana di quei fatti. Vivevo in Sicilia e Torino era così lontana. Non sapevo nemmeno cosa fossero le brigate rosse», spiega. Fiorello da anni è instradato in un cinema di impegno civile. Basti ricordare Lo scandalo della Banca Romana, fiction in onda sulla Rai lo scorso anno con il 24% di share e La vita rubata, (2008) ispirata all'omicidio di mafia di Graziella Campagna. Ma ha anche ben interpretato le miserie e debolezza dell'uomo comune, come la figura di un padre scialbo in I baci mai dati di Roberta Torre e del figuro al servizio della camorra nel corto Niente orchidee di Simone e Leonardo Godano, presentati entrambi all'ultima edizione del festival di Venezia. Recentemente in Il bandito e il campione, fiction di due puntate in onda su Rai uno ancora con il 25% di share, ha interpretato la figura di Sante Pollastri, criminale patito di ciclismo.

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Tags Correlati: Beppe Fiorello | Brigate Rosse | Cultura | Fiat | Giacomo Campiotti | Gino Siboni | Graziella Campagna | Guido Rossa | Lindau | RAI | Roberta Torre | Tonino Barone | Torino

 


«Tonino – spiega Fiorello - all'inizio non si rende nemmeno conto di cosa voglia dire essere chiamato a fare il giudice in un processo. Per lui è un modo di prendersi vacanza pagata dal lavoro, per stare di più con la sua fidanzata e prepararsi per le finali di tango, disciplina in cui è un fuoriclasse». Quando comincia a trovare minacce di morte nello spogliatoio della fabbrica, capisce che la sua vita è a rischio. «Ma perché la gente viene sorteggiata per vincere premi e io invece per essere ucciso?», protesta Tonino con Gino, che gli ricorda invece i suoi doveri morali. Tonino non è un eroe, si dibatte, cerca anche lui come gli altri un certificato medico per sottrarsi al suo compito, ma alla fine si trova a rispondere a se stesso. «Dallo Stato non si possono pretendere solo diritti, si hanno anche dei doveri», sottolinea Fiorello, che rende bene l'umanità divisa dell'operaio. Nel film non si vede nemmeno uno sparo. «Abbiamo voluto ricostruire – precisa l'attore - l'atmosfera di pressione e di paura che si viveva in quel periodo. Non ci interessava il sangue, ma rendere il clima di terrore degli anni di piombo». Si vedrà una sola pistola, quella che uccide Gino, che sicuramente non è Guido Rossa, ma lo ricorda tanto.

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