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Questo articolo è stato pubblicato il 25 febbraio 2011 alle ore 18:21.

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Lo sguardo di Giuseppe Distefano, il modo migliore per tirar fuori il lato nascostoLo sguardo di Giuseppe Distefano, il modo migliore per tirar fuori il lato nascosto

Il teatro nasce al buio. Il buio è l'inizio di tutto: la vita di un essere umano si forma dentro l'utero, le tartarughe nascondono le uova sotto la sabbia, i fiori sbocciano di notte, i minerali preziosi si creano nelle profondità della terra, la fotografia si compone al buio. Tutto fa pensare che il sole c'entri poco con la vita, se non in seconda battuta.

Foto / Il teatro di Emma Dante

Io sono una teatrante, un'artigiana del teatro che crede in un linguaggio non solo parlato: il linguaggio dei segni. Ogni segno è importante e una luce ha la stessa forza di una battuta; se una luce entra in maniera violenta e soprattutto è fuori luogo, creerà un fastidio, un'incongruenza. La luce delle foto di Giuseppe Distefano è discreta ma nello stesso tempo graffiante, si posa sulla pelle del personaggio come un ‘attore' che dialoga con l'attore stesso, lo interroga, lo disturba, lo mette in crisi, rivelandone l'essenza. La luce delle foto di Distefano è una luce che svela insopportabili dettagli, nascoste verità che dalla sala non possono vedersi. C'è sempre nei miei spettacoli qualcosa di segreto, qualcosa che non arriva al pubblico e che serve agli attori per mantenere il mistero che nutre parole e gesti.

Il mio teatro è, soprattutto, un accadimento; per questo è importante trovare uno sguardo capace di cogliere il lato nascosto delle cose.

Le immagini di Giuseppe raccontano la storia da "mPalermu" ad "Acquasanta", tracciando il percorso di 11 anni di vita della compagnia Sud Costa Occidentale. La storia di una compagnia che fa i primi passi e non ha niente, se non un paio di scarpe trovate per strada e un bidone pieno d'acqua. È esemplare il modo in cui queste immagini raccontano tappe ed età diverse, sentimenti diversi, e anche se tutto ruota intorno ad un unico progetto, gli attori che Giuseppe fotografa si trasformano col tempo, ingrassano, dimagriscono, gli spigoli della loro giovinezza si arrotondano e le loro espressioni scavano volti stravolti ma non per questo meno belli. La bellezza del difetto viene esaltata, dichiarata senza vergogna, mostrata e offerta al pubblico come una cosa preziosa. Non ho mai avuto pudore nel mostrare il lato peggiore di me e delle persone che accettavano di denudarsi insieme a me, perché ho sempre ritenuto il teatro responsabile delle mie, delle nostre azioni e concetti, anche i più scorretti ed estremi.

Questo nelle immagini di Giuseppe si vede: gli arti montati al contrario ne "Le pulle", la bocca deforme di Mammasantissima nei "Cani di bancata", la contrazione dei muscoli facciali di Giammarco mentre sprofonda e soffoca nei pasticcini di "mPalermu", lo strabismo e le gambe storte della "Madre" di "Vita mia"; la bava di Spicchiato in "Acquasanta", tutto riporta al mio teatro sporco e fastidioso alla vista, tutto dà chiarezza al senso e all'urgenza che abbiamo avuto in questi anni di raccontare un mondo feroce e irredimibile. Voglio ringraziare Giuseppe per la sua presenza costante e preziosa, per la sua pazienza. Io l'ho visto: nell'attesa di cogliere l'attimo in cui un corpo era in volo, luccicava nel buio il suo occhio pronto ad afferrare il segreto.

IIl teatro di Emma Dante nelle fotografie di Giuseppe Distefano - Infinito edizioni - 17 euro

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