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Questo articolo è stato pubblicato il 04 marzo 2011 alle ore 19:20.

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Jeanne Moreau, attrice e icona del cinema francese, ed Étienne Daho, rocker e cantautore franco-algerinoJeanne Moreau, attrice e icona del cinema francese, ed Étienne Daho, rocker e cantautore franco-algerino

È il 1939. Nella Francia squassata dalla guerra e alla vigilia della vergognosa epoca collaborazionista, un giovane viene condannato per aver assassinato il suo amante e ghigliottinato nel carcere di Rennes. Ha venticinque anni e si chiama Maurice Pilorge. Per i più, un caso di cronaca come tanti altri. Ma per Jean Genet (1910-86) una vicenda così forte da ispirargli, tre anni dopo, un sulfureo esordio letterario.

Autore maledetto
Le condamné à mort è il primo poema del drammaturgo e romanziere parigino di cui, nel dicembre scorso, è stato celebrato il centenario della nascita. Personaggio estremo e borderline, ladro, omosessuale e costantemente ai margini della società, biografato persino da Jean-Paul Sartre in un libro controverso (Saint-Genet, commediante e martire), l'autore maledetto rievoca qui la parabola di quel giovane uomo che lui conobbe, dal quale fu affascinato e con cui consumò una breve storia d'amore.

Il precedente musicale
Scritto con uno stile provocatorio, in cui sacro e profano si mescolano, utilizzando un linguaggio talmente esplicito da rasentare in qualche passaggio la pornografia, il componimento era già stato messo in musica mezzo secolo fa da Hélène Martin, con l'imprimatur dello stesso Genet. Oggi Étienne Daho - cinquantatreenne dandy del rock transalpino, già compagno d'avventure degli Air e di Marianne Faithfull, di Jane Birkin e di Charlotte Gainsbourg - ne ha realizzato una coraggiosa versione contemporanea.

L'icona della Nouvelle Vague
Uscito a Parigi qualche tempo fa per i tipi della Radical Pop Music (l'etichetta del cantautore francese), il disco «Le condamné à mor» approda finalmente anche nei negozi italiani. Ed è un piccolo grande evento. Perché Daho è un Lou Reed cresciuto sulla Rive Gauche. E perché ha voluto condividere i rischi di questa sua avventura con Jeanne Moreau, icona della Nouvelle Vague cinematografica (Truffaut, Malle) e del teatro d'Oltralpe. E l'ottantaduenne signora della scena, voce fumosa e arrochita dalle Gitanes, dizione perfetta e carisma a profusione, ha accettato.

Vecchi amici
«È avvenuto tutto spontaneamente», racconta l'attrice; «tre anni fa ero all'Olympia per assistere a un concerto di Étienne: a un certo punto lui ha cantato «Sur le cou», un estratto dal poema di Genet, e mi ha sconvolta. A ripensarci, ho ancora la pelle d'oca. Quando mi ha proposto di riprendere interamente il testo e di interpretarlo insieme, ho detto sì». Del resto la Moreau aveva recitato in diversi film tratti dalle opere del drammaturgo (compreso il capolavoro di Fassbinder, «Querelle de Brest»), oltre a essere una sua vecchia amica. «Ci incontravamo negli anni Sessanta, dopo i miei spettacoli, a La Coupole e in altre brasseries di Parigi: Jean mi usava per adescare i ragazzi che si avvicinavano al nostro tavolo!», continua lei.

Per vincere la sua sfida, Daho ha scelto una strumentazione scarna e minimale e uno stile epico, impreziosito dai recitativi della Moreau. Il risultato è un capolavoro di intensità ed eleganza, un flusso di parole e voci che si appoggia su pochi e semplici accordi di chitarra. Tra i dischi più emozionanti e poetici degli ultimi anni.

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