Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 25 marzo 2011 alle ore 13:54.
Dove sono andati a finire i soldi e le nostre speranze
Un matrimonio vive finché vive, poi finisce. Non resta altro che l'odore acre, come di qualcosa che brucia. Va a riempire lo spazio dove un tempo c'era il sentimento. Ma non è il sentimento.
Tra le montagne dell'Idaho c'è un uomo che si perde pensando alla moglie Catherine, al suo amore "sbagliato" con Maria mentre cerca di scorgere finalmente la lince che sta inseguendo da una vita. Vede le orme, riconosce le sanguinose tracce del suo pasto, una lepre che invano cerca di sfuggire. Sa che anche stavolta non la vedrà, ma aspetta il calar della notte. Allora, solo allora gli pare di sentire un rumore di passi.
Intanto in un albergo dell'Ohio c'è una lei che sussurra: "Non posso lasciare i miei figli" e un lui che di rimando dice: "Troveremo una soluzione". Anche se entrambi sanno, da sempre, che si sta per concludere una storia senza futuro. Lei, Karen, conosciuta qualche settimana prima in una beauty farm, moglie di un dottore con un'esistenza fatta "tutta di scelte sicure".
Nessuna sorpresa, così è. Tranne forse, non è poco, che i protagonisti di questi nove racconti siano uomini, che siano messe a nudo le loro fragilità prima ancora di quella delle loro compagne. Sia chiaro: nessuna inversione banale di ruoli, di dominio trasferito da un genere all'altro. L'universo di Dove sono andati a finire i soldi è composto da esseri accomunati dalla ricerca di istanti di felicità, di affetti. Di amore, soprattutto, e di rapporti che sappiano dare un senso alle loro esistenze.
Tuttavia che tale malessere sia consegnato alle riflessioni di uomini è la chiave di volta usata da Kevin Canty per proporre una lettura non usuale della commedia umana.
Insicuri, chiusi nei loro silenzi, talora impauriti, impossibilitati ad andare oltre i gesti meccanici quotidiani. Ma nel contempo capaci di gesti di grande sensibilità e delicatezza e senza remore nella denuncia delle loro debolezze. I maschi dei nove racconti di Canty sono accomunati dallo stato di necessità, devono decidere che fare. Non si tratta di scelte drammatiche, non ci sono tragedie che incombono.
Piuttosto devono fare i conti con passato e presente e dare un senso al futuro. Perciò sono motivo di tormento. Così è Lander che incontra Soleil in un ritorno a casa dopo l'incidente mentre era alla guida e che quasi costò la vita al fratello Tim; così è l'agente immobiliare alle prese con l'esausta moglie Caron Ann, incapace di reggere un bimbo che si confronta solo a morsi col mondo che lo circonda; così è Richard che attende l'ex moglie Elaine in un motel con il figlio Justin e davanti a un bicchiere di whisky incontra Gwen, abbandonata e alla ricerca di attimi di tenerezza.
Scelte, piccole o grandi che siano, ma scelte da compiere, che vengono rinviate, eluse o dimenticate nel felice stordimento di rapporti sessuali che sommano per qualche istante donne e uomini per lo più lontani. Come se il sesso fosse l'unico modo per stare assieme senza farsi del male, senza dover dare o cercare risposte. "Non volevo ferire i sentimenti. Nel mondo c'è abbastanza sofferenza, soffrire non serve a niente, a volte non c'è modo di dare un senso alle cose".
Il dialogo, secco, essenziale proposto da Candy è l'efficace ordito su cui poggia la trama. Un disincanto verbale capace tuttavia di rendere con pari efficacia scenari tanto diversi del Nord America, dai monti dell'Idaho fino ai motel di una cittadina dell'Ohio con profumi di fiori e catrame, erba falciata e olio di frittura delle patatine che si espandono in una stanza descritta con un solo elemento: lo scivoloso raso di poliestere del copriletto.
E quel titolo, dove sono andati a finire i soldi? Ve lo spiegherà Braxton, il protagonista del fulminante racconto d'apertura. Tre pagine scarse per un amaro e feroce prologo di storie che lasciano pur sempre qualche scorcio di speranza.
Kevin Canty
Dove sono andati a finire i soldi?
Pagg. 187, euro 13,50
Editore minimum fax
©RIPRODUZIONE RISERVATA







