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Questo articolo è stato pubblicato il 10 aprile 2011 alle ore 08:22.

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¶ «Metteranno la tua faccia sui soldi?», chiede la bambina alla madre prima di esprimere un parere sul futuro, gravoso impegno del genitore. Così Una donna alla Casa Bianca, tutti i martedì alle 21
su Diva Universal, racconta una splendida Geena Davis, alias Mackenzie Allen, alle prese con il mestiere più difficile del mondo, cioè quello di mamma, altro che quello di presidente. Perché le decisioni dell'inedito commander
in chief sulla liberazione di un'adultera condannata in Nigeria o su un regime change nella nazioncina della coca in America latina s'intrecciano perfettamente, presenza dei servizi segreti permettendo, con le scelte scolastiche della figlia riottosa al dialogo, con le solitudini ingenue della terzogenita, con i sorrisi saggi del maschio che si diverte a giocare un po' con la fama. È indipendente, è femmina e crede in quel che fa. Dunque, per molti squali di Washington, ma soprattutto per il fenomenale Donald Sutherland nei panni dello speaker della Camera,
il leader dei repubblicani al cui confronto «Gengis Khan sembra Gandhi», è ovvio che Allen si
debba dimettere dopo la morte del Presidente per non subentrargli nella carica e per lasciare spazio a un uomo di partito, ma soprattutto a un uomo: «Le persone che non desiderano il potere non sanno che cosa farsene», (Sutherland dixit). Mackenzie Allen, ex rettore di Richmond, scelta soltanto per conquistare il voto femminile nella corsa alla presidenza, si rivela «una gatta da pelare», non si dimette e
il first marito che gira per la Casa Bianca dicendo che i suoi salotti sono proprio "tanto rosa", le dice: «Siamo fatti così, facciamo la cosa giusta». Infatti, anche se «la vendetta è l'unico incentivo» efficace nei corridoi del potere,
la presidente Allen tira dritto in famiglia e in politica, ma «lasciate in pace i miei figli». Spassose le scene del first marito, preso in mezzo ai paragoni con la Clinton e Jackie, che si ambienta a suo modo tra cucine e appuntamenti stile dopolavoro. Ma la battuta più
bella delle prime tre puntate la
dice il vice della vice diventata presidente: «Il segretario generale della Nato? È l'unica persona che sa chiedere soldi in 19 lingue».
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