Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 21 giugno 2011 alle ore 12:57.

My24
Ileana Sonnabend: Venezia celebra «The Queen of Art»Ileana Sonnabend: Venezia celebra «The Queen of Art»

A otto anni è di passaggio a Vienna, con la madre e la sorella. Trascinata per boutique alla moda, si annoia e si mostra insofferente. Quando la madre le chiede: «Allora, cosa ti piacerebbe fare?» lei risponde: «Vorrei andare al museo». E così mentre le donne di famiglia si trastullano fra stoffe e merletti, Ileana Sonnabend trascorre lunghe giornate al Kunsthistoriches Museum, soffermandosi su ogni opera per quasi mezz'ora.

Lo racconta Manuela Gandini nell'attenta e interessante biografia ("Ileana Sonnabend, The Queen of Art", Castelvecchi, 2008) dedicata alla collezionista morta nel 2007, oggi protagonista di una mostra ospitata dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Curata da Antonio Homem, direttore della Sonnabend Gallery di New York, e figlio adottivo della collezionista e da Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, «Ileana Sonnabend. Un ritratto italiano» porta in Laguna 60 opere di 50 artisti entrati a fare parte della scuderia della «cacciatrice» - così la definisce Achille Bonito Oliva nell'introduzione del catalogo - Ileana.

Figlia di una ricchissima famiglia ebrea di Bucarest, Ileana Schapira trascorre un'infanzia agiata, respirando gli ultimi fasti di un tempo destinato a conoscere l'orrore e la tragedia della Guerra. Innamoratasi appena diciassettenne di un dandy triestino di origine ebrea - un Leo Castelli non ancora votato all'arte, ma impegnato in una compagnia di assicurazioni nella capitale rumena - si sposa e si trasferisce a Parigi per assaporare insieme al suo compagno i sussulti intellettuali ed artistici della Ville Lumière.

Insieme a questo giovane sposo «assetato di avventura e bellezza» inizia una vera e propria parabola che la porterà a imporsi come la più grande gallerista della seconda metà del XX secolo, aprendo sedi a Parigi e New York. Capace di spostarsi con disinvoltura fra le varie zone d'arte - per quel nomadismo proprio del cacciatore di cui parla Achille Bonito Oliva - Ileana Sonnabend ha attraversato tutti i movimenti dell'arte del dopoguerra, dal Neo Dada alla Transavanguardia, sempre con scelte personali e autonome.

Dotata di uno sguardo «consistente e leggero» - così lo definisce Germano Celant che insieme a Bonito Oliva firma i saggi del catalogo - la Sonnabend è riuscita a fuggire il banale, accogliendo invece artisti e lavori che sapessero spiazzare, stupire, coinvolgere. E questa mostra - il cui filo rosso vuole essere il rapporto che la gallerista ha avuto con il nostro Paese, prima con Leo Castelli, poi con il secondo marito Michael Sonnabend - sa essere specchio fedele di questa ecletticità di gusto e di pensiero.

Insieme ad artisti italiani come Tano Festa, Lucio Fontana, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Piero Manzoni, Giulio Paolini, troviamo opere di artisti americani ispirate alla cultura italiana, come Jim Dine, James Rosenquist, John Baldessari, o artisti dell'Arte Povera come Gilberto Zorio, Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounnelis e Mario Merz. Non mancano alcuni fotografi internazionali tra cui Bernd e Hilla Becher, Candida Höfer, Hiroshi Sugimoto, Max Becher e Andrea Robbins.

"Ileana Sonnabend. Un ritratto italiano"
Fino al 2 ottobre
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

http://www.guggenheim-venice.it/


Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi