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Questo articolo è stato pubblicato il 12 agosto 2011 alle ore 12:52.

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Mark Manders © Claudio AbateMark Manders © Claudio Abate

Nell'era di internet in cui è la collettività internauta a fare da guida ha ancora senso parlare di Eroi? Il percorso di circa 40 opere offerto dalla mostra alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, sembra rispondere affermativamente a questo quesito proponendo una rappresentazione di Eroi mitologici ed attualissimi non racchiusi nello stereotipo di un immaginario predefinito.

Alla fine ne emerge l'unico sentimento possibile ancora quello identificato da Wagner nella Tetralogia dell'Anello; l'avvento di un Sigfrido celebrato ed atteso nelle Quattro Giornate che sia in grado di valicare definitivamente gli ordini ed i limiti prestabiliti. Ma l'arte non è tenuta comunque a spiegare sé stessa. Gli artisti chiamati ad interpretare i moderni simboli del concetto eroico nelle sale del GAM sono fra i più importanti della scena internazionale; a fare gli onori di casa "Grosse Geist nr.6" di Thomas Schütte, scultura di acciaio alta tre metri molto grottesca con le sue proporzioni falsate.

Si continua con Michelangelo Pistoletto "Autoritratto di stelle" fotografia del 1973, raffigurazione di un eroe invisibile che manifesta la sua essenza rarefatta, trasparente, attraverso la forma di un uomo tracciata da una "mappa delle stelle" in un significativo rimando dell'essere umano all'universo e viceversa.

Si prosegue con l'opera "Cell XX" di Louise Bourgeois: due teste fasciate i cui volti sono rivolti l'uno verso l'altro a racchiudere il senso claustrofobico dell'esistenza ma anche un riscatto, lo stesso interpretato da Sean Scully in "Wall of light Zacatecas" e "Doric" le sue pennellate si risolvono in una ritualità ossessiva del gesto che più assume forma, più sembra disfarla per contenere materia universale, i dolori del mondo, le passioni, la dignità. Ed ancora il mito moderno di "Maria Callas Played La Traviata 63 Times" trasformata in eroina pop da Francesco Vezzoli, immagini della diva rinchiuse in piccoli cerchi nei quali compaiono due lacrime ricamate.

Mario Merz con la produzione dal titolo chilometrico "Auf dem Tisch, der hineinstösst in das Herz des Iglu" 1974/90, altro non è che lo scheletro essenziale di un igloo costruito per addentrarsi nella natura più profonda.

L'artista Sigalit Landau, "Barbed Hula" del 2000 ripete in maniera frenetica il gioco dell'hula hoop fatto di filo spinato da una ragazza nuda sulla spiaggia di Tel Aviv. Danh Vo con "Central rotunda/Winter garden" del 2011 nasconde addirittura l'oggetto da mostrare, ossia il lampadario nella stanza che ha visto la firma del trattato di pace del Vietnam, chiuso in una cassa e visibile da poche fessure. Ovvero la valenza di un oggetto che assurge ben oltre al suo semplice significato quotidiano.

"La mostra è una vetrina che cela una parata di eroi indipendenti l'uno dall'altro, una foresta in cui contemplare la visione quasi privata che gli artisti offrono sul tema dell'eroe, da non confondere con la realtà odierna in cui l'unico gesto veramente eroico con il quale è chiamato a confrontarsi l'uomo è quello di vivere", come svelato dalle parole del curatore e direttore del Gam Danilo Eccher.

Torino-GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea Eroi
A cura di Danilo Eccher
Fino al 6 novembre 2011
Via Magenta, 31 10128 Torino
Tel. o114429523
gam@fondazionetorinomusei.it

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