Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 06 settembre 2011 alle ore 17:42.
Il regista Ermanno Olmi con il cast del film 'Il Villaggio di Cartone'
Un prete (Michael Lonsdale) allarga le braccia e si inginocchia davanti a ciò che resta di un altare, intonando con voce affaticata: «Adeste fideles… natum videte regem angelorum», «Venite fedeli è nato Cristo». Nella sacrestia della sua chiesa, ormai in disarmo, è nato il figlio di una clandestina. La giovane, assieme a una schiera di altri nerissimi avventori, ha trovato rifugio nei locali che solo pochi giorni prima ospitavano il crocefisso e l'ostia consacrata, costruendo piccole baracche di fortuna tra gli inginocchiatoi con i tendaggi e le vesti talari.
«Il villaggio di cartone» di Ermanno Olmi fa già rumore prima della proiezione ufficiale Fuori Concorso di questa sera alla 68esima edizione del festival del cinema di Venezia.
E' una denuncia, fatta attraverso scene caravaggesche e dialoghi teatrali, dell'indifferenza nei confronti delle condizioni degli immigrati. Ma alla fiction il maestro ha voluto aggiungere anche parole. «La chiesa dovrebbe essere come una casa che accoglie. Non deve domandare se una persona è credente o no. Liberiamoci dagli orpelli, apriamo le nostre case. Vorrei suggerire ai cattolici di ricordarsi spesso di essere anche cristiani», ha detto Olmi senza lesinare il biasimo verso chi si inginocchia davanti ai "simulacri di cartone" e poi non è coerente con il vangelo.
Il villaggio di cartone non è una lezione di morale, ma piuttosto un invito o forse una frustata a occhi che non vogliono vedere. Mentre protegge i suoi miseri dalle ronde e dalla legge, il prete infatti continua ad essere roso dai dubbi e dalle tentazioni. «Avere fede è quando i nostri dubbi pesano di più delle nostre convinzioni. Per essere uomini di fede bisogna avere davanti un muro di dubbi», ha spiegato poi Olmi.
Lombardi alla Settimana della critica
E' un tema, quello dell'immigrazione, che pulsa nella nostra pancia, visto che molti film italiani cercano di darvi un punto prospettico. Lo ha fatto ieri Crialese con «Terraferma», lo fa oggi alla Settimana della critica «Là-bas» di Guido Lombardi. Racconta senza edulcorazioni la sua versione dei fatti della prima strage di camorra, avvenuta a Castelvolturno, nel 2008, che coinvolse tra le vittime anche immigrati neri.
Cime tempestose
Ma stasera la passerella avrà posto anche per la fantasia pura. Andrea Arnorld porta a Venezia pizzi e merletti, scogliere selvagge e corse indomite in una natura nordica a passo manicheo con «Wuthering Heights», adattamento del classico "Cime tempestose" di Emily Bronte. Chi non ha saputo abbandonarsi alla fotografia meravigliosa, ai rumori del vento, alla terra violenta che sporca corpi e vestiti e guida gli istinti, l'ha fischiato. Chi si è immerso nella meravigliosa fotografia ha goduto due ore di poetica bellezza.
Manga dal Giappone
Ci sarà anche Sion Sono, regista di culto nipponico con il suo «Himizu» questa sera sul red carpet. Racconta la storia di un adolescente, tratta da un manga di grande successo in Giappone, che ambisce a una vita ordinaria per proteggersi dagli orrori della realtà. L'opera ha una nota straordinaria: è stata ambientata nel Giappone post 11 marzo, data del terremoto che ha provocato lo tsunami a seguito dei quali sono morte migliaia di persone. Le lande desolate, distrutte dalla furia dell'acqua e del vento sono reali. Sion Sono ha mescolato la verità con la fiction. Abilissimo nel montare e girare, ha realizzato un film, che seppur di genere, è un instant tecnicamente perfetto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA








