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Questo articolo è stato pubblicato il 02 ottobre 2011 alle ore 08:17.

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I viaggi autunnali faticano ad affermarsi da noi. Sarà la vicinanza delle vacanze estive o la ripresa di lavoro e studi, ma di fatto ci si limita quasi sempre a qualche escursione fuori porta nel fine settimana per pranzare in trattoria, raccogliere castagne o comprare mele. È un'occasione persa, perché da molti punti di vista non c'è stagione più adatta per sperimentare nuove forme di viaggio. L'affollamento è minore; l'aria è fresca e consente lunghe camminate senza sudare; i profumi hanno un'intensità nuova dopo le prime piogge. E soprattutto le giornate ancora lunghe sono attraversate da una luce obliqua e intensa che dà profondità e risalto alle cose, con una tavolozza dei colori di una ricchezza sorprendente.
Eppure in Italia le mete per viaggiare in autunno non mancherebbero di certo: gli Appennini tutti da questo punto di vista sono perfetti e si tratta oltretutto di aree spesso in declino economico e demografico, alle quali un maggior sviluppo del turismo di qualità farebbe un gran bene. Probabilmente quel che manca è piuttosto una nuova filosofia del viaggio autunnale, e forse a questo fine potremmo prendere a modello quanto si viene facendo in altri Paesi, dove si è puntato con più convinzione sulla destagionalizzazione delle vacanze. È il caso del nord Europa e soprattutto della parte nord orientale degli Stati Uniti: Massachusetts (www.massvacation.com), Maine, New Hampshire, Vermont, Connecticut. Da quelle parti in questi mesi l'attività più poetica e caratteristica è il leaf peeping o foliage. Significa letteralmente spiare le foglie, apprezzarne i colori cangianti dal verde al giallo oro, per poi virare verso l'arancione denso e spegnersi infine nel rosso, dapprima scuro poi color vinaccia e ruggine. Lo sguardo spazia dall'infinitamente grande al minuscolo, coglie l'ampia distesa del bosco per poi concentrarsi su una singola foglia o un pedunculo. S'impara a godere di contrasti quasi impercettibili, mentre l'anima s'imbeve di silenzio. Non c'è fretta, non c'è una distanza da coprire nella giornata, e camminando sul morbido tappeto di foglie cadute ci si ferma spesso per pensare, fotografare, disegnare, scrivere qualche nota sul diario di viaggio, all'ombra di alberi secolari e canticchiando a mezza voce Moonlight in Vermont. È un viaggio raffinato, senza attrattive evidenti, giocato su mezzi toni e sfumature: una questione di qualità e intensità piuttosto che di quantità.
Di primo acchito può sembrare un esercizio per pochi esteti estenuati, ma negli Stati Uniti coinvolge comunità numerose ed entusiaste, collegate in rete attraverso portali come Foliage Network (www.foliagenetwork.com), dove tra settembre e novembre lo stato del colore delle foglie viene aggiornato due volte la settimana (!) grazie al lavoro di oltre 500 spotter, di solito proprietari di bed and breakfast. Il leaf peeping è solo uno dei tanti viaggi possibili nell'estate indiana, indian summer, come viene chiamata questa stagione dell'anno in America e nel nord Europa. Curiosa definizione. Per estate indiana s'intende quel periodo di bel tempo tra ottobre e novembre che di solito nell'emisfero settentrionale segue ai primi geli, quando già le foglie hanno cambiato colore, ma non è caduta ancora la prima neve. La tela dei ragni si fa argentea alla mattina e c'è tutta l'intensità struggente di un caldo che non durerà, qualcosa di bello destinato a svanire presto. L'etimologia è incerta. Forse si parla di estate indiana perché l'autunno avanzato era la stagione nella quale i pellerossa sospendevano i loro attacchi per mettere al sicuro i raccolti di zucche e granoturco. Ma il termine potrebbe avere anche una sfumatura negativa, derivante dall'immagine stereotipata dell'indiano come mentitore e incapace di tenere la parola data: ecco quindi che indian summer sarebbe sinonimo di "falsa estate". Noi parliamo piuttosto di estate di San Martino, ovvero i giorni intorno all'11 novembre, quando i contratti agricoli giungevano a scadenza e, se non erano stati rinnovati, i contadini dovevano trasferirsi in un'altra fattoria (tanto che «fare san Martino» in molte regioni è sinonimo di «traslocare», quasi sempre di malavoglia). In molti Paesi latini cerimonie tradizionali segnano questo momento dell'anno, per esempio in Galizia e Portogallo si festeggia con grandi fuochi effimeri (magostos), forse residuo di riti più antichi: di nuovo un simbolo di calore vivo ma breve. Tutto cambia in Europa orientale. In Russia, Lituania, Ucraina, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Croazia e altri ancora questo periodo dell'anno è l'estate delle vecchie signore, dove credo non sia da escludere un richiamo alle streghe. Ma già in Bulgaria si parla di estate zingara e a volte di Natale zingaro, collegando il carattere effimero di questi giorni al popolo senza radici. Chiamatela come volete, ma non perdete quest'occasione per viaggiare al di fuori dei soliti schemi.
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appennini e alpi
Esperimenti di viaggio autunnale si possono fare in diverse regioni d'Italia. Io quest'anno sceglierò il Parco nazionale della Sila (www.parcosila.it), dove si può camminare a lungo nei boschi meravigliosi senza eccessivi dislivelli e dove la diversa esposizione alla luce del sole e la conformazione del territorio presentano vedute molto diverse nello stesso periodo dell'anno. In Puglia questo stile di viaggio potrebbe mettere radici nel Parco nazionale del Gargano. In Umbria ho un felice ricordo dei boschi intorno a Borgo Coloti (www.coloti.com), dalle parti di Montone, a 30 km da Perugia, anche perché vi si sperimenta un turismo sostenibile e responsabile. Borgo Coloti è un insediamento di poche case risalente al Medioevo dove si trova anche un osservatorio astronomico, così che si passa dall'osservazione di una foglia a quella di una stella...

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