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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2011 alle ore 08:16.

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«Invio ora, per ferrovia, il manoscritto di un romanzo in tre volumi di Currer Bell. Se all'arrivo volessero essere così gentili da rendermi nota la spesa della spedizione, farò avere loro la somma corrispondente in bolli postali». Accompagnato dalla lettera di un ecclesiastico di provincia, iniziava il 24 agosto 1847 il viaggio dallo Yorkshire verso l'indirizzo londinese degli editori Smith, Elder & Co. di un testo che, uscito pochi mesi dopo, divenne in fretta un bestseller e inaugurò una nuova fase della letteratura vittoriana al femminile. Dietro lo pseudonimo di Currer Bell si celava Charlotte Brontë, autrice di Jane Eyre, il "manoscritto in tre volumi" accolto con entusiasmo dal pubblico e ridotto per il teatro già all'inizio del 1848 con ottimi incassi al botteghino. La popolarità ottenuta da Currer Bell aprì la strada ad altri due testi firmati con il medesimo cognome: Cime tempestose di Ellis Bell e Agnes Grey di Acton Bell. Quando, alcune settimane più tardi, si scoprì che i "signori" Bell erano, in realtà, tre sorelle nate e cresciute in una brughiera isolata non lontana dal confine con la Scozia, l'establishment artistico della capitale iniziò a erigere barricate.
Le bordate ad alzo zero sparate contro le Brontë dai colleghi di sesso maschile ebbero, per fortuna, pochi effetti pratici: i tre romanzi continuarono a venire ristampati e gli ammiratori di Emily e Charlotte a crescere. Erano in particolare le signore ad apprezzare quei libri che offrivano loro modelli assai poco convenzionali di comportamento in materia di legami sentimentali. Niente di troppo esplicito, perché i tempi non lo permettevano. Tuttavia le regole del decoro borghese su corteggiamento e matrimonio venivano infrante, sia pur sottotraccia, dalle protagoniste, decise a far prevalere la forza delle ragioni del cuore sul rispetto delle convenienze sociali. E così iniziò a prender consistenza una contrapposizione tra il modello messo a punto qualche decennio prima da Jane Austen - autrice poco incline a compromessi in tema di libertà femminili ma abile nel far leva sulla forma della commedia per garantire il trionfo delle sue ragazze - e lo schema caro alle Brontë, decise a spingere sul pedale di un romanticismo intriso di elementi gotici che prevedeva scontri frontali e una sessualità abbastanza esplicita, ritenuta scandalosa dai benpensanti di metà Ottocento. Se l'obiettivo dell'emancipazione da padri, fratelli o mariti era comune, le strategie narrative utilizzate per darne conto a beneficio delle lettrici erano diverse. Come non tarderà ad accorgersene chi, nelle prossime settimane, si godrà le nuove versioni cinematografiche di Cime tempestose o di Jane Eyre dopo aver apprezzato negli anni scorsi i numerosi film tratti dalle opere della signorina Austen. Che nel Regno Unito, poi, si stia affermando una "tendenza Brontë" che sta oscurando sulla base della forza del marketing culturale la "tendenza Austen" appare evidente: oltre ai film ci sono in programma a breve sceneggiati tv targati Bbc e a Norwick va in scena da settimane We Are Three Sisters, eccellente testo teatrale di impianto biografico a firma di Blake Morrison che a breve approderà a Londra.
A beneficio degli scettici in merito alla scarsa sintonia tra i personaggi dei libri di Jane Austen e quelli delle sorelle Brontë va ricordata una lettera di Charlotte del gennaio 1848 dalla quale traspare con evidenza la scarsa simpatia dell'autrice di Jane Eyre verso l'ormai celebre figlia del canonico di Steventon: «Ho letto i suoi romanzi e mi sembra riesca a delineare la superficie della vita con abilità. - spiega - Vi è una fedeltà cinese, una delicatezza da miniatura nella sua pittura, però non si preoccupa del cuore bensì solo degli occhi, della bocca, delle mani e dei piedi; quelli che parlano con proprietà o si muovono con agilità nei salotti le interessano mentre la signorina Austen ignora ciò che viene percorso dal flusso impetuoso del sangue, ovvero l'indivisibile sede della vita; non c'è un soffio di aria aperta in un giardino tanto delicatamente e abilmente coltivato. Ecco perché mi è impossibile condividere le lodi di tanti critici. Anche a Emily non è mai piaciuta». Il giudizio è ingeneroso, ma svela la distanza tra il punto di vista di Jane Austen e quello delle sorelle Brontë a dispetto della comune battaglia in difesa dei diritti delle donne. Alcune profonde differenze separavano, poi, gli anni in cui furono scritti i rispettivi romanzi: tempi di prosperità per Jane, di crisi e di tensioni sociali per le Brontë. Anche per questo, forse, oggi, almeno al cinema, la fortuna della prima è in fase calante mentre brilla la stella delle sorelle il cui indomito carattere fu modellato dal confronto con un padre padrone e dalle atmosfere selvagge della brughiera.
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