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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2011 alle ore 17:44.

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«Il teatro di Sabbath» rappresenta forse il capolavoro di Philip Roth che, di sicuro, è il romanziere di lingua inglese più influente tra quelli in vita. Ebbene, il primo personaggio reale in cui chi legge il libro si imbatte, a neanche venti righe dall'incipit, è un burattinaio nato giusto 75 anni fa sulle rive del Mississippi e purtroppo scomparso a soli 54 anni d'età: Jim Henson, inventore dell'universo di stoffa e gomma piuma del «Muppet Show» e di «Sesame Street».

Il «tributo» offertogli dall'arte di Roth rende bene idea dell'importanza del personaggio: più che essere stato il fortunato ideatore di programmi televisivi d'intrattenimento per bambini, Henson ha impresso un marchio evidente sulla cultura occidentale contemporanea. Che, in quest'anno di ricorrenze, continua a rendergli omaggio e a interrogarsi sulla sua arte.

Il ritorno dei Muppets. Tanto per cominciare, i suoi celeberrimi pupazzi – quelli che aveva inventato mettendo a frutto gli studi di economia domestica – gli sono sopravvissuti e stanno per tornare a invadere i cinema: è attesa infatti per il prossimo 23 novembre l'uscita nelle sale americane di «The Muppets», musical da 50 milioni di dollari a firma di James Bobin. Ci sono dentro un po' tutte le creature selvagge e dissacranti della scuderia: da Kermit la rana, parodia anfibia del bravo presentatore ai tempi belli animata dallo stesso Henson, al barzellettiere orso Fozzie (a muoverlo in origine era Frank Oz, poi diventato regista di culto), dalla maialina chanteuse Miss Piggy al cane pianista Rowlf fino a Gonzo, sprovveduto pollastro con la fissa per la musica. E si mobilita anche lo showbiz che conta: nel cast figurano George Clooney e Ben Stiller, come pure l'ex batterista dei Nirvana Dave Grohl e l'irriverente Jack Black.

Salviamo i pupazzi! La trama del film fa un po' il verso al politically correct della Hollywood contemporanea: c'è il cattivissmo petroliere Tex Richman (Chris Cooper) che, dopo il ritrovamento del petrolio sotto lo storico Muppet Theater, decide di radere al suolo l'edificio. Il nuovo Muppet Walter, insieme con suo fratello Gary (Jason Segel) e la sua ragazza Mary (Amy Adams), cercano di salvare il teatro organizzando il più grande telethon di Muppet della storia. Aiutano così Kermit la rana a ritrovare i suoi vecchi compagni d'avventura che hanno preso strade diverse. L'orso Fozzie si esibisce in un casinò di Reno, Miss Piggy è una redattrice di Vogue Paris esperta in moda per taglie forti, lo scorbutico Animal è in una clinica per imparare a controllare la rabbia, mentre Gonzo è diventato un magnate dell'idraulica. Per lanciare il film è intanto già partita da qualche mese una divertente campagna di trailer parodia in cui i Muppet si calano scherzosamente nei panni dei protagonisti di altri film, da Kermit «Lanterna verde» a Miss Piggy che fa il verso a «Uomini che odiano le donne».

Gomma piuma da museo. Chi, in ogni caso, non si accontenta di ammirare i Muppets sullo schermo ma intende avvicinarsi loro il più possibile e sentirne l'odore di gomma puma può recarsi al Museum of the Moving Image di New York dove, fino al 16 gennaio 2012, è in corso la mostra «Jim Henson's Fantastic Wolrd», forse il clou delle celebrazioni hensoniane: un meraviglioso viaggio lungo tutto il percorso artistico del grande burattinaio, dagli esordi amatoriali alle prime rudimentali esperienze Tv con «Sam and friends», dal carosello per il caffè Wilkins - che dimostrò all'America quanto la comicità possa rivelarsi efficace in campo pubblicitario – al successo del Muppet Show vero e proprio con le innumerevoli ospitate di star in carne e ossa (tra gli altri Paul Simon, Robert De Niro, Silvester Stallone e Liza Minelli) ansiose di farsi immortalare accanto ai celebratissimi pupazzi. Poi la svolta educativa di «Sesame Street» (in italiano «Sesamo, apriti»), un nuovo serial ideato per insegnare l'inglese ai bambini ispanici con un'ancora più ampia schiera di personaggi: gli amici-nemici Ernie e Bert, l'umorale Grover e il tenero Elmo.

Un «patrimonio» da 150 milioni. Impareggiabile nel muovere i pupazzi, Henson non si riteneva altrettanto abile a gestire il business a essi collegato. Anzi: nel 1989 per avere «le mani libere» e concentrarsi sui soli aspetti artistici del suo mestiere cedette alla Walt Disney la sua compagnia, per 150 milioni di dollari. Se ne andrà un anno dopo, falciato dalla streptococco. Ma ancora oggi - se siamo cresciuti con le freddure dell'orso Fozzy e ci emozioniamo di fronte alle movenze goffe di Cookie Monster, se riteniamo «Labyrinth» un film di culto e teniamo «Il teatro di Sabbath» in bella mostra sul nostro comodino – non possiamo non dirci hensoniani.

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