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Questo articolo è stato pubblicato il 25 ottobre 2011 alle ore 09:09.

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Eugenio Montale, Arsenio
I turbini sollevano la polvere
sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi
deserti, ove i cavalli incappucciati
annusano la terra, fermi innanzi
ai vetri luccicanti degli alberghi.
Sul corso, in faccia al mare, tu discendi
in questo giorno
or piovorno ora acceso, in cui par scatti
a sconvolgerne l'ore
uguali, strette in trama, un ritornello
di castagnette.

E' il segno d'un'altra orbita: tu seguilo.
Discendi all'orizzonte che sovrasta
una tromba di piombo, alta sui gorghi,
più d'essi vagabonda: salso nembo
vorticante, soffiato dal ribelle
elemento alle nubi; fa che il passo
su la ghiaia ti scricchioli e t'inciampi
il viluppo dell'alghe: quell'istante
è forse, molto atteso, che ti scampi
dal finire il tuo viaggio, anello d'una
catena, immoto andare, oh troppo noto
delirio, Arsenio, d'immobilità...

Ascolta tra i palmizi il getto tremulo
dei violini, spento quando rotola
il tuono con un fremer di lamiera
percossa; la tempesta è dolce quando
sgorga bianca la stella di Canicola
nel cielo azzurro e lunge par la sera
ch'è prossima: se il fulmine la incide
dirama come un albero prezioso
entro la luce che s'arrosa: e il timpano
degli tzigani è il rombo silenzioso

Discendi in mezzo al buio che precipita
e muta il mezzogiorno in una notte
di globi accesi, dondolanti a riva, -
e fuori, dove un'ombra sola tiene
mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita
l'acetilene -
finché goccia trepido
il cielo, fuma il suolo che t'abbevera,
tutto d'accanto ti sciaborda, sbattono
le tende molli, un fruscio immenso rade
la terra, giù s'afflosciano stridendo
le lanterne di carta sulle strade.

Così sperso tra i vimini e le stuoie
grondanti, giunco tu che le radici
con sé trascina, viscide, non mai
svelte, tremi di vita e ti protendi
a un vuoto risonante di lamenti
soffocati, la tesa ti ringhiotte
dell'onda antica che ti volge; e ancora
tutto che ti riprende, strada portico
mura specchi ti figge in una sola
ghiacciata moltitudine di morti,
e se un gesto ti sfiora, una parola
ti cade accanto, quello è forse, Arsenio,
nell'ora che si scioglie, il cenno d'una
vita strozzata per te sorta, e il vento
la porta con la cenere degli astri.

Arsenio (1927) da Ossi di seppia,
Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 - Milano, 12 settembre 1981)

QUIRINO PRINCIPE
Nato a Gorizia nel 1935, Accademico di Santa Cecilia in Roma, già consigliere d'amministrazione del Teatro alla Scala, ha insegnato storia della musica moderna e contemporanea all'Università di Trieste e filosofia della musica all'Università di Roma Tre, e attualmente insegna drammaturgia musicale, librettologia e storia del teatro all'Accademia dell'Opera Italiana di Verona. Musicologo, germanista, drammaturgo, ha pubblicato libri su G. Mahler, R. Strauss, i Quartetti di Beethoven, l'opera tedesca. Sul terreno della poesia, ha pubblicato: Il libro dei cinque sentieri (Scheiwiller, Milano 1973), il ciclo Algol nel volume Chi ha paura della bellezza? a cura di Tomaso Kémeny (Arcipelago Edizioni, Milano 2010, e altri cicli di poesie in Poesia e spiritualità (anno II, n. 4, Passagem Sem Guarda Edizioni, Madeira 2010). Altre sue poesie appaiono in suoi saggi filosofici (fra cui La rivelazione incompiuta, Rusconi, Milano 1974). Testi poetici sono propriamente alcuni suoi lavori per il teatro, fra cui il testo per la Pantomima K. 446 di Wolfgang Amadeus Mozart (2007), quello per lo Schlittenfahrt di Leopold Mozart (2009), quello per il melòlogo Speculum mundi (2008). Ha tradotto E. Jünger, H. Arendt, M. Horkheimer, ecc, nonché i testi di innumerevoli Lieder e di moltissimi melòloghi, e l'integrale delle 300 Cantate di Johann Sebastian Bach.. È il curatore dell'edizione italiana del Signore degli Anelli di Tolkien. Stoicamente, si è travestito da sacerdote cattolico come recitante nella messa "l'Homme Armé" di Peter Maxwell Davies. Nel 1991 ha ricevuto il Premio "Ervino Pocar". Collabora con il supplemento culturale del "Sole 24 Ore". È' autore di testi per il teatro e per musica, collaborando con Azio Corghi, Mario Pagotto, Davide Pitis, Francesco Venerucci, Silvia Colasanti. La sua attività di attore si svolge nell'ambito i ensembles da lui fondati (il Trio Telos, il duo Quirini-Alessandri) o preesistenti (il Trio Fluns, l'Associazione "Sergio Gaggia"). Nel 1996, il Presidente della Repubblica d'Austria gli ha concesso la Croce d'Onore di Prima Classe litteris et artibus. Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Imola per la critica musicale. Nel 2009, il Presidente della Repubblica lo ha nominato Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti culturali e artistici.

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