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Questo articolo è stato pubblicato il 28 ottobre 2011 alle ore 13:33.

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L'ultimo Leone d'oro fa il suo ingresso in sala. Mentre il Festival di Roma entra nel vivo con la presentazione (in contemporanea con l'uscita al cinema) de «Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno» di Steven Spielberg, in questo weekend gli occhi degli spettatori italiani più cinefili saranno tutti rivolti verso «Faust», diretto dall'autore russo Aleksandr Sokurov, fresco vincitore del massimo riconoscimento alla scorsa Mostra di Venezia.

Ispirato alla tragedia di Goethe, Faust è l'ultimo protagonista di una tetralogia di Sokurov sul tema del potere, iniziata raccontando una pagina privata della vita di Hitler («Moloch») e proseguita con la rappresentazione degli ultimi giorni di vita di Lenin («Toro») e dei momenti in cui l'imperatore giapponese Hirohito rinunciò alla sua essenza divina alla fine della seconda guerra mondiale («Il sole»).

Supportato da un apparato sonoro e visivo straordinario, in cui le scelte fotografiche sembrano rimandare alla pittura di Bruegel padre e figlio, «Faust» è un monumentale affresco sull'ambizione umana e sulle conseguenze che questa può generare.

Seppure per qualcuno potrebbe risultare ostica, la visione di «Faust» è un'esperienza cinematografica irrinunciabile, in grado di affascinare per la sua rigorosa messa in scena e d'inquietare per la raffigurazione di un diavolo, umanissimo nella sua mostruosità, entrato già di diritto fra le figure mefistofeliche più memorabili della storia del cinema.

Presenze mostruose e angoscianti attraversano anche «Insidious» di James Wan, che esce in Italia a più di un anno di distanza dalla presentazione al Festival di Toronto 2010.

Prodotto (non a caso) dall'autore di «Paranormal Activity», Oren Peli, «Insidious» è incentrato attorno a una coppia che, appena trasferitasi in una nuova casa in periferia, vede uno dei suoi tre figli cadere in coma a seguito di un incidente domestico. Da quel momento l'abitazione risulterà infestata da inspiegabili fenomeni paranormali.

A metà tra una ripresa del filone demoniaco-infantile degli anni '70, di cui facevano parte «L'esorcista» e «Il presagio», e l'utilizzo dei più recenti cliché dell'horror contemporaneo, «Insidious» ripropone stancamente situazioni narrative già viste in passato, con personaggi stereotipati (in primis, l'anziana medium) interpretati da attori ben poco brillanti.
Il regista James Wan, che aveva fatto di meglio con il primo capitolo di «Saw-L'enigmista», inserisce furbescamente le sequenze più angoscianti verso le battute conclusive, ma nemmeno queste riescono a sopperire alla sensazione finale di aver assistito a un'ennesima pellicola orrorifica di cui non si sentiva il bisogno.

Di tutt'altro genere è invece «L'amore all'improvviso», commedia diretta da Tom Hanks che torna dietro la macchina da presa di un lungometraggio per il grande schermo quindici anni dopo «Music Graffiti».

Il regista veste anche i panni del protagonista Larry Crowne, uomo di mezz'età che, dopo essere stato licenziato dai suoi datori di lavoro per una carriera scolastica insufficiente, decide d'iscriversi all'università così da ottenere quel titolo che gli è sempre mancato.

Ispirato dai classici film sul sogno americano, Tom Hanks cerca di realizzare un'opera in grado di far rifletter sui tempi di crisi in cui stiamo vivendo, ma non riesce a centrare pienamente il bersaglio: il suo lavoro, seppur sincero, rimane vittima di un romanticismo troppo stucchevole e di continui escamotage retorici per colpire emotivamente il pubblico.

In conclusione, da segnalare negativamente l'interpretazione di un'insipida Julia Roberts, nei panni di un'insegnante di cui Larry naturalmente s'invaghisce, le cui recenti scelte professionali appaiono sempre più discutibili e superficiali.

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