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Questo articolo è stato pubblicato il 05 febbraio 2012 alle ore 15:19.

Il vampiro di Murnau è un orribile omino scheletrico che si nutre del sangue delle sue vittime. Il vampiro di Intervista col vampiro è Brad Pitt: e anche lui è un emaciato, ancorché piacente, succhiatore di sangue. Una delle cose interessanti che s'imparano leggendo il saggio di Tommaso Braccini Prima di Dracula. Archeologia del vampiro (il Mulino, Bologna, pagg. 272, € 18,00) è che questi vampiri letterari e cinematografici non hanno quasi niente da spartire con i vampiri della tradizione folklorica.

La credenza nei vampiri nasce soprattutto da un equivoco. Bisogna sapere (e mi scuso coi patologi e coi necrofili, che queste cose le sanno, e coi deboli di stomaco, che è meglio se smettono di leggere qui) che quando un cadavere viene sotterrato non si decompone subito e, soprattutto, non sta fermo. Il corpo si disidrata, e da questo dipende l'impressione che le unghie, i capelli, i denti si siano allungati: è solo un'impressione, perché non sono loro ad allungarsi, sono i tessuti che si ritirano. I gas derivati dalla putrefazione gonfiano le cavità corporee, tanto che il cadavere può, in meno di un giorno, raddoppiare di volume (!), spostarsi dentro il sepolcro, avere (solo se maschio) un'erezione (!!). Batteri luminescenti possono colonizzare i tessuti e dare al defunto un bell'aspetto fosforescente (!!!). In passato poteva capitare addirittura che i fluidi fuoriusciti dalla bocca del cadavere impregnassero il sudario e che, in una successiva fase di disidratazione, il tessuto venisse risucchiato e si riducesse a brandelli, «assumendo tutta l'apparenza di un tessuto bucato proprio a causa della masticazione»: onde la leggenda dei morti masticatori (!!!!), l'usanza di chiuder loro la bocca con un mattone e mille altre variazioni splatter.

Di qui a pensare che i cadaveri possano alzarsi dai sepolcri e camminare il passo non è breve, ma è un passo che, stimolata dalla paura della morte e dei morti, la credulità popolare ha fatto. I morti escono da tombe malchiuse, si aggirano per i villaggi, chiamano tre volte gli abitanti, e chi risponde è perduto. Il mito, la credenza, affiora in punti diversi dell'Europa, ma il suo fuoco sembra essere l'area greco-balcanica. Il saggio di Braccini racconta questa storia morbosa e affascinante.

Una volta installatasi nelle menti, la credenza è inamovibile: tutti gli argomenti razionali che sembrerebbero doverla mettere in crisi finiscono per rafforzarla. La Chiesa ortodossa dà il suo valido contributo. «Che dopo la morte il tuo corpo non possa dissolversi!», è la formula che i vescovi greci pronunciano quando scomunicano qualcuno. Così, se un cadavere si gonfia e non si decompone vuol dire che paga le malefatte che ha commesso in vita, paga la scomunica. Ma capita anche di trovare dei cadaveri di scomunicati perfettamente decomposti, ridotti allo scheletro. Che cosa pensare? Che Dio ha inflitto loro una condanna ancora più severa: perché il corpo del tympaniaios (il «cadavere gonfio e teso come un timpano», appunto) può ricevere una seconda sepoltura e trovare pace, mentre il corpo dello scomunicato che si è decomposto «non ha più speranza di ottenere il perdono». Un'antilogica ferrea, che porta dritto dritto a profilassi di questo tipo: «Gli abitanti di Santorini, per liberarsi delle apparizioni di questi sventurati i presunti vampiri disseppelliscono il corpo e lo bruciano; altri ne strappano il cuore, che da altri ancora viene trafitto da parte a parte. Assicurano infatti di aver sperimentato che, dopo che il cuore è stato estirpato e trafitto, il demonio non può più rianimare quei cadaveri».

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