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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2012 alle ore 17:34.

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Dura la vita dell'artista che costruisce la propria carriera sulla provocazione sistematica: prima o poi arrivi al punto in cui non sai più cosa inventarti per scandalizzare pubblico e critica. Madame Louise Veronica Ciccone, meglio nota con il marchio registrato di Madonna, fa eccezione alla regola e trova sempre il modo di abbassare (o alzare) l'asticella del politicamente corretto.

Lunedì 26 marzo esce «MDNA», dodicesimo album in studio intitolato come la pronuncia strictly American del suo pseudonimo, e lei ne anticipa la pubblicazione diffondendo il videoclip del secondo singolo «Girl gone wild». E che videoclip: la regia - in un black and white che ricorda gli spot della griffe Calvin Klein - è firmata dai fotografi fashion (e fetish) Mert and Marcus, per 3 minuti e 19 l'ormai ex Material Girl in barba ai 53 anni suonati si dimena e fa le acrobazie (come fosse una ragazzina) su un mid-tempo che ricorda parecchio le atmosfere di «Confessions on a Dance Floor». Intorno a lei, i palestratissimi modelli Jon Kortajarena e Sean O'Pry un po' posano plastici, un po' finiscono per ammucchiarsi con il gruppo di ballo ucraino dei Kazaky, tra slinguazzate gay, torsi nudi in bella mostra, palpeggiamenti vari, catene che pendono da chissà quale soffitto. Messa così, sembra roba uscita dai «Sogni mostruosamente proibiti» di un Paolo Villaggio d'antan, poi la camera chiude sul primo piano un po' inquietante della (Like a) Virgin che piange sangue.

Un avvertimento a Lady Gaga. Dito nell'occhio al suscettibilissimo audience cattolico e/o puritano? Forse, ma molto più probabilmente la signora Ciccone ha inteso colpire in altra direzione: al bersaglio di Lady Gaga per esempio che, non molto tempo fa, ha lacrimato in pubblico analoghi liquidi organici. Una tizia molto più giovane (ha appena 26 anni), italoamericana come lei che, negli ultimi cinque o sei anni, ha invaso la stessa nicchia di mercato. Un po' come se nostra signora del pop-dance avesse voluto dirle: «Piccina, stai al tuo posto ché certe cose riescono ancora meglio a me». Come darle torto? Il disco è andato subito in overbooking tra iTunes e punti vendita fisici, nel caso di Madonna più fisici che mai.

Ultimatum a Putin. Altre prove a carico del suo straordinario talento provocatore? In procinto di mettersi in viaggio per il tour mondiale 2012 – che toccherà il 14 giugno Milano e il 16 giugno Firenze – promette guerra contro la recente legge con cui il primate di Russia Vladimir Putin ha vietato la propaganda gay. «Lotto per la libertà – scrive sul suo profilo ufficiale Facebbook -. Il mio show, le mie canzoni, il mio lavoro e la mia arte sono tutti per la libertà di espressione. Libertà di scegliere, di parlare e di agire. Sempre con umanità e compassione. Verrò a San Pietroburgo per parlare in favore della comunità gay e dare sostegno e ispirazione a chiunque si senta oppresso. Non scappo via dalle avversità. Parlerò durante il mio show di questa ridicola atrocità». Molto probabile che Putin non la prenderà bene. In compenso, facile aspettarsi exploit e tutto esaurito per i concerti che la nostra terrà a Mosca e San Pietroburgo in agosto.

La grande provocatrice. Louise Veronica è fatta così: potrebbe tenere un master ad Harvard su come gestire lo scandalo a scopo di marketing. Nel 1984 faceva un certo effetto vedere una cantante che si fregiava di cotanto pseudonimo cantare «Like a Virgin». Stesso dicasi per il video di «Material Girl» in cui faceva il verso all'immortale Marilyn Monroe regalando all'edonistica epoca del reganismo rampante un curioso inno al femminile.
Poi «Like a prayer», la hit (e il video) in cui la sua esplosiva carica sensuale per miracolo faceva piangere e… diventare carne la statua di un santo nero. E gli anni Novanta, quelli del passaggio dal soft core ai richiami sessuali più espliciti di «Erotica», il video in cui un po' si avvinghiava al suo maschio in tenuta burlesque, un po' giocava alla mistress bendata col frustino in mano.
Che piaccia o meno, nessuno può dirsi immune da Madonna. Neanche Quentin Tarantino che scelse di aprire «Le iene» con una memorabile discettazione tra gangster sul significato più profondo di «Like a Virgin». E nemmeno il frontleader dei Red Hot Chili Peppers Anthony Kiedis che con lei improvvisò sulle note dello standard sinatriano «The Lady is a tramp». Già: la ragazza è una vagabonda. Ci starebbe benissimo scolpito sotto una statua di Mrs. Louise Veronica.

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