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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2012 alle ore 12:58.

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Attenzione Italia, stanno arrivando gli Hunger Games. Un po' Gamer un po' L'implacabile- mitico stracult con Arnold Schwarzenegger-, questo film di Gary Ross potrebbe stupirci con effetti e affetti speciali. Lo ha fatto di sicuro negli Stati Uniti. Poco meno di 80 milioni di dollari di budget, quasi 360 di incasso- di cui 155 solo nel primo week-end: meglio di questo film, nella storia del box-office- solo due sequel, uno di Harry Potter e l'altro di Batman- e un apprezzamento che unisce, come raramente capita, pubblico e critica. Il motivo è presto detto: al timone c'è Gary Ross e il romanzo è di Suzanne Collins, due che hanno uno stile pop e allo stesso tempo originalmente d'epoca, che sanno scardinare i principi della nostra società mediatica e lavorare sul fantasy più o meno distopico, che sanno come farsi amare ma hanno abbastanza talento per non far diventare le loro opere veloci consumazioni da fast food.

Gary Ross è quello di Seabiscuit, ma soprattutto di Pleasantville: un melodramma arguto sulla televisione degli anni '50 e il suo immaginario puritano, perbenista e ipocrita che vedeva delle crepe aprirsi con due ragazzi "estranei" al microcosmo asessuato e stucchevole di quella cittadina dal nome lezioso. Una critica in punta di fioretto che arrivava dopo The Truman Show ma che aveva, per certi versi, persino più profondità. Qui Ross è decisamente più diretto: gli Hunger Games sono un reality annuale in cui 24 adolescenti dai 12 ai 18 anni vengono scelti da 12 distretti di una fantomatica meganazione denominata Panem (metafora neanche tanto velata del Nord America, la capitale si chiama Capitol City). Di loro ne rimarrà solo uno: si tengono da 74 anni e nascono da una rivolta che rischiò di rovesciare il governo autoritario. Fu soffocata nel sangue e questo tributo- così viene chiamato ogni concorrente- serve a ricordare a tutti che non dovrà ripetersi, che il Potere può disporre nel modo più arbitrario e crudele anche degli innocenti. Tutto in diretta tv, con uno Stanley Tucci conduttore e un Woody Harrelson quasi gola profonda del sistema, con sponsor (una sorta di televoto) e un'audience totale. Roba che Orwell impallidirebbe.

La Collins scrisse il primo libro della sua trilogia incrociando un nervoso zapping notturno con il mito di Teseo che, da sempre, l'affascinava. A questo aggiunse il Vietnam affrontato dal padre, il senso di ingiustizia e perdita che strappava giovanissime generazioni alla loro felicità. Un mix esplosivo a cui Ross aggiunge un'interpretazione etica ancora più decisa e un'eleganza estetica che mescola cinema e linguaggio televisivo in un'elaborata semplicità. Sfruttando anche l'audacia dei romanzi e la collaborazione in sceneggiatura della scrittrice, resiste anche alla tentazione di tratteggiare la giovane donna attorno a cui ruota tutto come un'eroina totale: i suoi sentimenti e la sua purezza sono da romanzo d'appendice, ma qualcosa, comunque, non ci convince. Il sistema le instilla un seme della sua corruzione e lei sviluppa buoni anticorpi ad esso. O forse no.

La curiosità, però, è vedere come reagirà l'Italia a questo film, in uscita il primo maggio. Perché come il libro, stato tradotto in 26 paesi, anche la pellicola ha varcato molti confini: ma se per il primo le vendite sono state ottime (ma non colossali: dimenticate Harry Potter o Twilight), per il secondo fuori dagli Stati Uniti gli incassi sono stati "normali". Eppure Katniss, la protagonista che ha le fattezze, la grinta e la sensualità dolce e naif di Jennifer Lawrence, sembra aver tutto per provocare un "crack" al botteghino, così come il resto del cast, tra cui scoviamo un Lenny Kravitz niente male nei panni dello stilista Cinna, uno che strappa un sorriso, con un buon vestito, anche a chi sta andando incontro alla morte. E non dimentichiamo le partecipazioni di Donald Sutherland, Liam Hemsworth, Toby Jones. Noi scommettiamo- come già fatto con Quasi amici, quando in Italia era poco più di un titolo in un listino- sul suo successo. L'impressione è che una nuova saga sia alle porte e che questa volta potrebbe essere trasversale: socialmente e generazionalmente. E che come la Lawrence con il suo arco infallibile (già perché questi feroci Giochi senza frontiere si affrontano in una sorta di bosco in cui sopravvivere ai rivali è difficile come farlo alla natura, peraltro controllata dai bellicosi "pacificatori), Gary Ross e la sua squadra eterogenea e affascinante abbiano fatto centro.

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