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Questo articolo è stato pubblicato il 11 maggio 2012 alle ore 08:49.

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Non lasciatevi ingannare da quel borsone Louis Vuitton che si intravede nella scena dell'arrivo di Jessa (Jemima Kirke), la più bohémien e stilosa delle quattro ragazze: in tutta la prima puntata rimane l'unico marchio di lusso riconoscibile. Questo per dire che Girls – il nuovo show della americana Hbo – ha poco o nulla a che fare col fratello maggiore Sex and the City, almeno per quanto riguarda la moda, nonostante le somiglianze ci siano, eccome.

Partiamo dall'ambientazione: siamo sempre a New York, ma invece della ormai iper costosa Manhattan, siamo nella più praticabile Brooklyn, il posto dove studenti, creativi e giovani professionisti che non possono più permettersi l'isola si sono trasferiti. Hannah, Shoshanna, Jessa e Marnie vivono qui, con pochi soldi e un sacco di problemi di sesso e di peso. Louis Vuitton a parte, è la primissima scena che dà il tono a tutta la serie: Hannah è a cena con i genitori i quali le comunicano che non hanno più intenzione di sostenerla economicamente, visto che si è laureata da due anni e da più di uno fa la tirocinante non pagata presso un editore che non ha intenzione di assumerla. Niente glamour, quindi, e niente scarpe Louboutin da 500 dollari in saldo. Niente pranzi da Pastis, niente appartamenti con due camere da letto nel Village o nell'Upper East Side.

Al loro posto monolocali incasinati, arredamenti color mostarda (nella seconda scena Hannah e una specie di fidanzato fanno sesso in soggiorno, su un orribile divano di velluto), abiti che vengono da negozietti di seconda mano (Atlantis Attic e Beacon's Closet), tanto Zara, H&M, Antropologie, J. Crew, al massimo Elie Tahari per le occasioni più chic e per il guardaroba di Marnie (che come Charlotte lavora in una galleria d'arte). Più verità e meno sogno è quindi l'obiettivo di Lena Dunham, sceneggiatrice della serie e interprete del personaggio Hannah (il produttore esecutivo è Judd Apatow, già regista e sceneggiatore di 40 anni vergine e Molto incinta, nonché produttore di Le amiche della sposa). Meno lusso non vuole dire però sciatteria stilistica, anzi. Così come la forza di Sex & the City erano la verità e la precisione nel raccontare attraverso abiti e luoghi la vita di quattro ultratrentenni, allo stesso modo Girls racconta quella di quattro ventenni facendole agire in ambienti credibili e usando la città come la quinta protagonista.

Mentre parte del merito – sicuramente quello del guardaroba – di là andava alla geniale Patricia Field, qui troviamo la costumista Jennifer Rogien, assistente di Julianna Margulies in The Good Wife. «Non è una serie sulla moda: non cerchiamo di rifare Sex & the City e non è certo Gossip Girl», ha dichiarato al New York Times. Quello che sicuramente Girls ha in comune con le serie citate è la capacità di rendere ogni personaggio credibile e distinguibile in base al look, esattamente come lo erano Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda o come lo sono Blair e Serena. «È una parte fondamentale nella costruzione del personaggio, ed è quello che permette al pubblico di identificarsi in ciascuna di loro», continua Rogine, spiegando come una scelta apparentemente di poca importanza come la marca dei jeans che indossa lo pseudo fidanzato di Hannah, Adam, sia in realtà frutto di uno studio approfondito, perché Adam è «uno che non indosserebbe mai qualcosa di troppo modaiolo», o come il guardaroba della stessa Hannah sia condizionato dalle sue condizioni economiche: «Veste in modo femminile, con capi che ha comprato quando ancora i genitori le passavano i soldi. Un misto di cose vecchie di buona qualità e cose più recenti comprate usate». Funziona. Funziona così tanto che quando Jessa arriva indossando un cappello a falda larga un po' anni Settanta ti ritrovi a pensare: «Questo Hannah non lo avrebbe mai messo» allo stesso modo in cui pensavi che certi look assurdi se li potesse permettere solo Carrie.

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