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Questo articolo è stato pubblicato il 27 maggio 2012 alle ore 08:19.

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Nella loro furiosa ricerca di uno sguardo "incorrotto" sulla realtà, i fondatori delle prime avanguardie europee non si lasciarono sfuggire davvero nulla di ciò che apparisse eretico rispetto ai dogmi accademici del tempo. Dall'«Art Nègre», largamente saccheggiata da Picasso e dai cubisti, assidui al museo etnografico del Trocadéro, all'arte oceanica, avvicinata dagli espressionisti tedeschi nel museo di Dresda; dalle xilografie centro-europee, così secche e antinaturalistiche, alla smagliante arte popolare russa, ai disegni dei bambini, collezionati da Kandinsky, non ci fu espressione artistica alternativa alla tradizione alta che non diventasse per loro una fonte a cui attingere. Dell'intera arte europea solo il romanico e il gotico più aspro sembravano avere ancora diritto di cittadinanza, insieme a pochi artisti tormentosi e tormentati come Grünewald e Bosch. Tutto il resto, da dimenticare.
Negli ultimi decenni non sono mancati né gli studi né le mostre che scandagliassero queste fonti, mettendole a confronto con le opere del primo modernismo. Chi invece non è mai stato oggetto di una mostra che sondasse l'influsso esercitato sui giovani ribelli del primo '900 è quel pittore visionario ed eccentrico che conosciamo come El Greco. Dopo secoli di oblio – se non di esecrazione, per le bizzarre libertà stilistiche e compositive della sua ultima stagione – nel primo '900 scoppiò un po' dovunque, e in Germania specialmente, una vera El Greco-mania.
La sua storia era singolare: nato come pittore di icone nella veneziana Candia (Creta), poi formato a Venezia con Tiziano, passato in seguito a Roma, si stabilì infine in Spagna, dove fu amato soprattutto da intellettuali sofisticati come Luis de Góngora e dove morì nel 1614. In Francia era stato riscoperto già a metà '800, quando al Louvre era stata allestita la «Galérie Espagnole», ma a scatenare il delirio, oltre mezzo secolo dopo, avrebbe provveduto lo storico dell'arte tedesco Julius Meier-Graefe, che nel 1910 pubblicò il suo Viaggio in Spagna, in cui inneggiava all'arte dell'ultimo, turbolento El Greco in opposizione a Velázquez (fu subito ribattezzato «l'assassino di Velázquez» e «Meier-Greco»), facendo di quel genio lunatico e saturnino il grande precursore del primo modernismo.
Non solo ma, studioso appassionato di Cézanne, Meier-Graefe non si stancava di mettere in evidenza i punti di contatto fra l'arte e l'indole dei due (entrambi scontrosi, e in odore di follia) finendo così per accreditarli, in coppia, come i due padri nobili delle nuove generazioni artistiche. A dare l'ultima spinta, se mai ce ne fosse stato bisogno, fu l'esibizione della raccolta di Marczell de Nemes, in cui figuravano ben dieci dipinti del Greco, alla Alte Pinakothek di Monaco nel 1911 e nel 1912 alla Städtische Kunsthalle di Düsseldorf, la città che ora, cent'anni dopo, rilegge in una mostra inedita e affascinante curata da Beat Wismer l'influsso del Greco sul primo modernismo tedesco (e francese), esponendo una quarantina di suoi capolavori, compresi i due che più affascinarono i giovani ribelli: il Laocoonte della National Gallery di Washington e l'apocalittico L'apertura del Quinto Sigillo del Metropolitan di New York, questo lungamente studiato nel 1906 da Picasso nello studio parigino di Ignacio Zuloaga, che allora lo possedeva.
Ma che cosa, della pittura del Greco, seduceva tanto i giovani artisti tedeschi, come già aveva fatto con Cézanne, con il primo Picasso e con l'«orfico» Delaunay? Certamente la torsione e l'irrealistico stiramento dei corpi ma anche il movimento turbinoso e centripeto delle sue affollate composizioni, l'annullamento di ogni connessione logica fra le figure, l'uso innaturale della luce e, ancora, quelle pennellate arruffate, irregolari, e i colori urticanti: gialli solforosi, verdi intossicati, grigi metallici, rossi sanguinanti. La mostra lo prova in modo inconfutabile attraverso le opere di Franz Marc e August Macke, fondatori con Kandinsky del «Blaue Reiter», e del giovane Max Ernst, del meno noto ma grandissimo Ludwig Meidner e di Max Beckman, di Egon Schiele, Oskar Kokoschka, Max Oppenheimer e altri ancora.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«El Greco and Modernism», Düsseldorf, Museum Kunstpalace,
fino al 12 agosto. www.smkp.de

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