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Questo articolo è stato pubblicato il 09 giugno 2012 alle ore 14:52.

Franco Di Mare rivela storie di un'umanità contaminata arricchendole di calore vitale e tocco ironico. Il giornalista napoletano stavolta nel suo nuovo romanzo " Casimiro Rolèx", dai tormentati e commuoventi teatri di guerra ci trasporta nei vicoli tentacolari e streganti della sua adorata Napoli. Qui incontriamo un povero diavolo, patetico malandrino specializzato in sottrazione dei beni mobili altrui: Casimiro Laconte detto Rolèx, con l'accento sulla penultima.

Gli orologi del famoso marchio svizzero per lui non hanno segreti: " In anni di onorata carriera aveva sviluppato un occhio da uomo del banco dei pegni. Con un solo sguardo era in grado di valutare, soppesare, distinguere tra originali e patacche e tradurre tutto in euro". E' un ladruncolo inquadrato, il nostro Casimiro, da anni si guadagna la pagnotta grazie alla casa orologiaia di Ginevra, è sposato con Luisa la più bella del quartiere, ha un padre in carcere, anche lui nel ramo scippi, difeso a suon di salatissime parcelle da un principe del foro "o prufessore", una figlia iscritta all'asilo privato "Il Giardino dei Cuccioli", un aiutante Gennaro, fuoriclasse della fuga in scooter. Smadonna continuamente contro le vittime che oppongono resistenza, sogna di svaligiare un intero treno Freccia Rossa e ha i suoi eroi da emulare: "Fanno bene Kriminal e Diabolik, rubano a quelli che i soldi li tengono e fottono sempre i poliziotti". Il romanzo si snoda agile e scoppiettante come le imprese e peripezie del lestofante, tra le inconfondibili vibrazioni dei quartieri partenopei, i bagliori accecanti dei quadranti degli orologi, gli infortuni sul lavoro e le canzoni di Gigi D'Alessio, tutto filtrato attraverso lo sguardo amorevole e mordace di Franco Di Mare e la quotidianità precaria e stizzita di chi scippando fa "una vita di merda" come la definisce Casimiro.

Ma che colpa ha lui se con un lavoro normale non potrebbe mai sbarcare il lunario e non ha stomaco e fegato speciali per fare il salto di qualità e affiliarsi a un clan. Lui guappo di cartone, incapace di sparare, non è come Tonino O' Zar, l' uomo più invidiato del quartiere Soccavo. Quello gironzola in Mercedes con accanto la russa Helena "una femmena esagerata che toglie il sonno a un sacco di gente, e il Rolex Explorer in bella vista, tanto a quello non lo scippa nessuno". Le cento pagine si leggono tutte di un fiato, Di Mare ha il talento necessario per non scadere mai nella retorica e catturare il lettore, il suo protagonista è un uomo senza qualità sempre al guado, per le persone perbene è un delinquente incorreggibile, per i camorristi una nullità. Leggerezza e tragedia esistenziale impregnata di risvolti amarognoli e comici ci accompagnano al presto del finale, dove Casimiro pagherà a caro prezzo per i suoi misfatti con un atroce beffa del destino, un'incredibile fatalità che spetta, con beneplacito della Madonna d'ò Carmine, a quelli come lui. L'autore restituisce anema e core il senso profondo dell'arte di arrangiarsi di una vita ai margini, con parole tangibili e argute, linguaggio colorito, ci catapulta nelle fibre intime di Napulè città dai mille colori col baricentro basculante, un luogo per bellezza baciato dagli dei, costantemente in bilico tra sorprendenti risalite e rovinosi tonfi. Di Mare adopera quel mariuolo di Casimiro come metafora di Napoli, nessuno dei suoi tanti figli illuminati vorrebbe fosse così, ma per raccontarla veramente bisogna amarla incondizionatamente.

"Casimiro Rolèx" di Franco Di Mare
Edizione Cairo, pag 109, euro 9,00

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