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Questo articolo è stato pubblicato il 01 luglio 2012 alle ore 08:18.

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«Perché ogni tanto, al mattino, anzichè del solito tè ho voglia di caffè?» si chiede il filosofo e scienziato Sam Harris ragionando su chi, trascurando i dati della scienza, crede nella libertà dell'arbitrio. «La scelta non è stata cosciente. Essa è stata presa da eventi nel mio cervello che non posso nè valutare nè influenzare. Non posso far partire eventi nella corteccia prefrontale più di quanto non possa decidere il battito del cuore». Lo studio dei meccanismi nervosi della decisione è difficile perchè essi si manifestano con eventi mentali invisibili al ricercatore. Nel 1979 Benjamin Libet inaugurò la sperimentazione della volontà. Volontari, dai quali veniva registrato l'elettroencefalogramma e l'elettromiogramma dei muscoli da muovere, dovevano indicare in un orologio la posizione della freccia nel momento in cui sentivano "the feel to urge", l'impulso di fare il movimento concordato. L'elettroencefalogramma mostrò che l'area motoria della corteccia era attiva un terzo di secondo prima della consapevolezza del l'impulso. L'evento mentale di decidere un movimento che noi sentiamo libero, sarebbe, in realtà il prodotto di eventi nervosi precedenti la consapevolezza.
L'esperimento di Libet è ripetuto spesso con tecnologie moderne. Risonanze magnetiche speciali hanno mostrato che circa 10 secondi (!) prima dell'attivazione dell'area motoria, che precede di 8 decimi di secondo la consapevolezza di voler fare un movimento, sono attive aree della regione frontale e parietale da cui parte l'evento che ci illudiamo di aver deciso. Oggi è opinione comune che qualunque evento della volontà è preceduto, anche di diversi secondi, dall'attività delle aree cerebrali che attueranno quel che la coscienza crede di aver deciso autonomamente. Lo scienziato che studia il cervello di una persona sa prima di lei quale scelta farà. I lavori di Mark Hallett (Clinical Neurophyisiology 118,1179-1192,2007; J.of Clinical Neuroscience 117, 959-965,2010) uno dei maggiori studiosi di fisiopatologia del movimento, tendono a dimostrare che tutti i movimenti, volontari e involontari, automatici e patologici, iniziano inconsciamente. Diventano coscienti quando e se l'area frontale mediale viene informata da un messaggio parallelo a quello che provoca il movimento. La scoperta che si può indagare l'arbitrio con metodologia naturalistica ha sollecitato riflessioni di filosofia della conoscenza, del diritto e di filosofia morale, di psicologia, studi di anatomia cerebrale comparata e sul comportamento animale e in particolare dei primati, di evoluzionistica. L'intersezione di discipline diverse comporta spesso il rischio di oscurare la natura del problema. I filosofi, ad esempio, discutono di libertarismo, di determinismo e indeterminismo, nell'ultimo tempo di compatibilismo e incompatibilismo, che nelle pubblicazioni scientifiche ricorrono raramente.
Il compatibilismo, condiviso dal neuroscienziato Michael Gazzaniga, dal filosofo Daniel Dennett, e, per certi aspetti anche da Libet, riconosce la catena deterministica degli eventi nervosi. La libera volontà sarebbe compatibile col determinismo fin quando il meccanismo nervoso che la crea non è condizionato da nulla. Harris sostiene che i compatibilisti sono la versione moderna dei teologi, e che sono dualisti inconsapevoli. Si potrebbe pensare che il meccanismo della volontà sia un complicato intreccio di stimoli di varia origine, in cui la coscienza potrebbe inserirsi. L'esperimento di Libet è stato ripetuto in 12 pazienti operati al cervello in anestesia locale per curare l'epilessia, inserendo elettrodi nella sostanza cerebrale (la pratica è innocua). Si è visto che il "grilletto" della decisione di fare un movimento è la modificazione dell'attività elettrica di appena 256 neuroni dell'area motoria supplementare. Con le stesse poche cellule è stato possibile anticipare, con un'approssimazione di pochi millesimi di secondo, il momento in cui la decisione sarebbe diventata cosciente (Neuron 69, 548-562, 2011).
Se questi dati verranno confermati, la casualità dell'agire umano riceverebbe una conferma difficile da confutare. Se l'uomo non decide, non è responsabile. Nel processo ad Anders Breivik, che, ascoltando musica, ha ucciso 77 giovani per un delirio ideologico, la Procura di Oslo non ha chiesto la condanna per un atto deliberato ma il ricovero a vita in una clinica psichiatrica. Producendo un cervello del genere, la natura ha mostrato uno dei suoi tanti orrori, come un terremoto. La sentenza, prevista per la fine di agosto, potrebbe essere esemplare nella giustizia penale. Il libro di Harris è una traccia non banale all'antico tormento della libertà dell'arbitrio alla luce delle conoscenze di oggi.
ajb@bluewin. ch
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sam Harris, Free Will, Free Press New York London, pagg. 82,€ 12,50

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