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Questo articolo è stato pubblicato il 29 luglio 2012 alle ore 08:17.

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Nel pieno di una crisi globale "senza volto", piena di spread e rating saettanti, l'89enne Cesare Romiti non rinuncia a riproporre la memoria: cinquant'anni di «segreti» del capitalismo italiano. Una finanza fatta non di cifre ma di persone: inesorabilmente poche, selettivamente collegate con l'estero, capaci di restare sulla scena per decenni (ma i nuovi oligopoli apolidi – stuzzica implicitamente il libro – non sono forse una gigantesca brutta copia delle vecchie élite oligarchiche?). L'amarcord dell'ex presidente della Fiat viene centellinato a un giornalista: l'esatto opposto della finanza-reality sceneggiata dalle intercettazioni giudiziarie. Anche questa una sottile provocazione: anche oggi, ben difficilmente sapremmo "in diretta" di Silvio Berlusconi che offre a Romiti di guidare l'impero del Biscione. Lo sapremmo comunque molti anni dopo, via "memoria".
Industria, politica e Stato avviluppati entro i confini nazionali; giornali ben al centro (due capitoli su dodici sono dedicati al «Corriere della Sera» e molte pagine alle vicende di «Repubblica»); poco mercato, moltissima banca. È un'Italia apparentemente di ieri quella riepilogata nel libro. Non per questo mancano protagonisti dell'oggi come Mario Draghi: membro del «Club dei Dodici», fondato da Romiti (un pranzo al mese al Grand Hotel di Roma, con Amato, Padoa Schioppa, De Rita, Savona e «qualche altro», spesso con Gianni Agnelli in fuga dalla noia di altri salotti). Ed è forse passato remoto l'Avvocato che vola dal direttore della Cia, George Bush Sr, per garantire sull'ingresso della Libia di Gheddafi nel capitale della Fiat? Trent'anni prima che i «fondi sovrani» di Tripoli o Abu Dhabi entrassero nel capitale di UniCredit. A proposito: «La privatizzazione di Telecom peggio di così non si poteva fare, tant'è che le conseguenze l'azienda le sta pagando ancora».
Di un cronico «capitalismo senza capitali» era architrave Mediobanca: quella di Enrico Cuccia, stella fissa del cielo romitiano, oggi «senza eredi» in un'Italia orfana. Un banchiere, che riteneva di avere «il diritto-dovere di usare i giornalisti, come faceva spesso con Indro Montanelli, digiuno di economia». Un uomo di potere «di superiore livello morale e intellettuale», che aveva «due ossessioni: Generali e Fondiaria» e sviluppò «un rapporto molto stretto con Salvatore Ligresti, ma non per amicizia, solo per opportunismo»: ai tempi della privatizzazione di Via Filodrammatici, benedetta da Bettino Craxi. Un cittadino che «considerava Mani Pulite dannosa per il Paese», tanto che co-firmò una lettera di solidarietà agli dirigenti Fiat condannati («De minimis non curat praetor» uscì sul Sole 24 Ore). Un uomo, infine, «morto povero».
Al suo funerale parteciparono il Governatore Antonio Fazio e il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, per scelta di Vincenzo Maranghi. Il delfino di Cuccia, defenestrato tre anni dopo, ebbe modo poi di pentirsene proprio con Romiti: «Il suo sbaglio fu pensare che Fazio e Geronzi stessero dalla sua parte». Fazio stesso avrebbe poi pagato «uno scontro all'ultimo sangue fra Geronzi e Fiorani», nel torrido 2005 delle Opa bancarie: questo almeno è il flashback di Romiti. Che cita un ricordo del vicepresidente di UniCredit, Fabrizio Palenzona, praticamente "intercettato" da Geronzi nello studio di Fazio.
Un banchiere dai molti avversari, Cuccia, anche se non tutti acerrimi e pericolosi come Michele Sindona. Per vent'anni il «cinico» Cuccia, fu più volte rintuzzato da Giovanni Bazoli, oggi presidente trentennale di Intesa Sanpaolo: «Un figlio della cultura democristiana consigliato da Giuseppe Guzzetti (Fondazione Cariplo, ndr), un democristiano di grandissima intelligenza». Fu Guzzetti a consegnare la Cariplo a Bazoli, e fu Intesa a farsi consegnare da Cuccia la Comit, sotto attacco da UniCredit. Nel ricordo di Raffaele Mattioli, all'abbazia di Chiaravalle, i due però si riconciliarono, chiosa Romiti: «Come Bazoli, anche Cuccia era profondamente cattolico». Ma anche questa è memoria ancora in via di distillazione: in autunno è attesissimo a Milano Un'idea di banca. Dal Banco Ambrosiano a Banca Intesa, una sorta di biografia di Bazoli banchiere scritta dall'economista della Cattolica Carlo Bellavite Pellegrini.
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Cesare Romiti con Paolo Madron, Storia segreta del capitalismo italiano, Longanesi, Milano, pagg. 286, € 14,90

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